Successioni: cos’è la legittima?

Non esistono diritti ed obblighi senza soggetto: è questo uno dei corollari fondamentali del nostro sistema in riferimento al quale si inserisce l’ampio fenomeno “successorio”; se così non fosse alla morte di una persona ci ritroveremmo con una enorme quantità di res nullius, soprattutto in… Leggi di più


Non esistono diritti ed obblighi senza soggetto: è questo uno dei corollari fondamentali del nostro sistema in riferimento al quale si inserisce l’ampio fenomeno “successorio”; se così non fosse alla morte di una persona ci ritroveremmo con una enorme quantità di res nullius, soprattutto in assenza di precise volontà del defunto. Pertanto, con la morte i diritti di natura patrimoniale, (quelli personali si estinguono con il soggetto) possono essere trasmessi ad altri soggetti. La successione si apre al momento della morte nell’ultimo domicilio del defunto e, se questi non ha lasciato alcuna volontà testamentaria si dà luogo a quello che più specificamente si definisce: “successione legittima” od “ad intestato”, ossia un tipo di successione disciplinato dalla legge. Fondamentale è il richiamo all’Art 565 cc che individua le categorie dei successibili, ossia dei soggetti appartenenti alla famiglia del de cuius ( defunto), cui l’eredità si devolve, che nell’ordine sono: il coniuge, i figli legittimi e naturali, gli ascendenti legittimi(fratelli, sorelle e genitori), i collaterali, gli altri parenti entro il sesto grado ed in ultimo lo Stato. Analizziamo nello specifico le singole categorie. Eredi per eccellenza sono i figli, cioè i discendenti legittimi e naturali, il cui status sia legalmente accertato con il riconoscimento; la loro parità è assoluta con l’unica precisazione che , i figli legittimi, cioè quello nati dal matrimonio, possono commutare la propria quota di beni mobili, immobili o altri beni, spettanti ai naturali, in valore monetario. Ciò che conta evidenziare è, che comunque ai figli naturali spetta la stessa porzione d’eredità spettante ai legittimi. Lo stato di figlio legittimo, ai sensi della legge n 18483, è acquistato direttamente anche dal figlio adottato, in virtù della cd “ adozione legittimante”. Mancando discendenti legittimi o naturali, subentrano i fratelli e le sorelle unilaterali del de cuius, che hanno sempre titolo per la successione legittima (art 570 cc) in particolare, va ricordato che i fratelli unilaterali, per parte di padre (consanguinei) o per parte di madre, (uterini) conseguono la metà della quota che in concreto andrà ai germani (quelli nati da stessa madre e stesso padre); è questo il criterio della quota di fatto; per es: se chi muore lascia due fratelli unilaterali e due germani, l’eredità, andrà divisa in sei parti ed un sesto andrà a ciascuno dei consanguinei ed uterini. Il coniuge, nella spartizione dell’eredità, concorre con i figli legittimi e naturali, ascendenti e fratelli del defunto, in mancanza a lui si devolve l’intera eredità (art 583 cc). In particolare, quando concorre con un solo figlio, ha diritto alla metà dell’eredità, ad un terzo negli altri casi (art 581cc) Presupposto per i diritti ereditari del coniuge è, l’esistenza di un valido matrimonio, anche se i medesimi sono riconosciuti nel caso in cui il matrimonio è stato contratto in buona fede e, sia stato dichiarato invalido dopo la morte del de cuius (art 584 cc); è questo il caso di successione del coniuge putativo, che, però, è eluso dalla successione quando la persona della cui eredità si tratta è legata ad altri da valido matrimonio al momento della morte. Al coniuge superstite è altresì attribuita una quota della pensione di reversibilità, riconoscimento che non opera qualora sia intervenuta una sentenza che abbia accertato l’iniziale invalidità del matrimonio, in quanto viziato al momento costitutivo del vincolo (Cass, 30 maggio 1989, n 2642). Merita sottolineare il diritto di riserva a favore del coniuge (art 540cc) di abitare nella casa adibita a residenza familiare, ed usare mobili di corredo, se di proprietà del defunto o in comune. Non va sottaciuto che, se all’apertura della successione tra coniugi vigeva un regime di comunione legale, al superstite è riconosciuto la metà del “residuo” cioè di quanto è sopravanzato dalle spese comuni, e guadagni personali. Strettamente connessi alla successione del coniuge superstite sono i casi di separazione e divorzio. La separazione non comporta diminuzione dei diritti successori, quando però, non si evince una situazione di addebito, con sentenza passata in giudicato.Nel caso in cui l’addebito sussiste, al coniuge spetta soltanto un assegno vitalizio se, al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti imposti a carico del defunto. L’assegno è determinato in base alle sostanze ereditarie, al numero degli eredi legittimi, e, non è comunque in ogni caso superiore alla prestazione alimentare goduta. Con la riconciliazione i diritti successori si riacquistano in toto. Con il divorzio, i coniugi perdono il reciproco diritto successorio, se la morte avviene dopo l’annotazione della relativa sentenza nei Registri dello Stato Civile ( per la dottrina in tal senso Trabucchi; la giurisprudenza no è concorde in quanto ritiene che gli effetti in parola decorrono dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza di divorzio) Successivamente al divorzio il coniuge superstite ha diritto alla pensione di reversibilità, a meno che non abbia contratto nuovo matrimonio civile (il matrimonio religioso potrà essere contratto e non da luogo alla perdita di tale diritto), abbia già diritto all’assegno di mantenimento ed il rapporto lavorativo che ha originato il trattamento pensionistico sia anteriore alla dichiarazione di scioglimento del matrimonio. Nel caso in cui l’ex coniuge concorre con il nuovo coniuge del defunto, la pensione di reversibilità, secondo la recente giurisprudenza, dovrà essere ripartita secondo il criterio della durata dei rispettivi matrimoni, ma , ai fini della determinazione delle rispettive quote, l’autorità giudiziaria, dovrà tener conto di una serie di fattori, tra i quali: l’eventuale convivenza prematrimoniale, intrattenuta con il coniuge sposato in seconde nozze. (Cass civ n. 24712003). In mancanza dei soggetti appartenenti alle suddette categorie, l’eredità può essere raccolta dai parenti entro il sesto grado; in questo caso troverà applicazione la regola secondo la quale il parente più vicino esclude gli altri; con l’unica eccezione per cui tutti i discendenti dei fratelli, esempio anche i pronipoti, escludono gli zii che sono parenti in terzo grado, in virtù del diritto di “rappresentazione”. Quando il de cuius muore in mancanza di ogni chiamato dalla legge, l’eredità è devoluta al patrimonio dello Stato, unico erede necessario, che acquista i beni senza alcuna accettazione (situazione invece necessaria in tutti gli altri casi); l’acquisto opera di diritto e, lo Stato può reclamare la qualifica di erede anche se trascorsi dieci anni. In dottrina si dibatte circa l’effettiva qualità di erede dello Stato poiché, nel caso in specie, i beni, non derivano da un acquisto mortis causa bensì da ragioni dettate da pubblica utilità.