Una cittadina ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver trascorso oltre due settimane in carcere con accuse di sovversione, misura cautelare successivamente annullata e seguita dal definitivo proscioglimento. La Corte d'Appello aveva negato l'indennizzo sostenendo che la donna avesse causato l'arresto con colpa grave, valorizzando la diffusione di un opuscolo politico e l'acquisto di maschere antigas. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cittadina, stabilendo un chiaro principio di diritto: quando il giudice del riesame annulla la custodia cautelare rivalutando gli stessi identici elementi a disposizione del primo magistrato, non si può addebitare al cittadino alcuna colpa grave. L'errore di valutazione del giudice esclude che la condotta dell'indagato sia stata la causa della carcerazione. La decisione di diniego è stata annullata con rinvio.
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