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Legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento Penitenziario)

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Permesso premio: Cassazione su reati ostativi
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di stampo mafioso, sulla base della sola mancata collaborazione con la giustizia. La Suprema Corte ha chiarito che, alla luce delle nuove norme, il giudice deve compiere una complessa istruttoria per verificare l'assenza di legami attuali con la criminalità organizzata e il pericolo di un loro ripristino, non potendosi limitare a richiamare la mancata collaborazione.
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Esecuzione pena a domicilio: il pericolo di fuga la nega
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di negare l'esecuzione pena a domicilio a una donna condannata a meno di diciotto mesi. La decisione si fonda sul concreto pericolo di fuga, dimostrato dal fatto che la donna si era resa irreperibile in due precedenti occasioni per sottrarsi alla giustizia. Secondo la Corte, il comportamento pregresso giustifica pienamente il diniego del beneficio.
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Registrazione colloqui detenuto: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che imponeva la registrazione dei colloqui di un detenuto con i familiari. La decisione sottolinea che la registrazione dei colloqui in presenza è vietata, salvo intercettazioni autorizzate, mentre per le telefonate è necessaria una specifica e adeguata motivazione. L'ordine generalizzato e immotivato di registrazione colloqui detenuto viola il diritto all'intimità e la dignità della persona.
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Diritti detenuti 41-bis: limiti alla cottura cibi
Un detenuto sottoposto al regime speciale ha contestato le restrizioni sugli orari per cucinare, ritenendole discriminatorie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità delle misure organizzative dell'amministrazione penitenziaria. La sentenza chiarisce l'equilibrio tra i diritti detenuti 41-bis e le esigenze di sicurezza, stabilendo che limitare le modalità di esercizio di un diritto non equivale a negarlo, se la limitazione è ragionevole e non vessatoria.
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Ottemperanza provvedimento: quando decade il diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva l'ottemperanza di un provvedimento del 2021 per effettuare video-colloqui con il figlio, anch'egli detenuto. La decisione si basa sul fatto che il ricorrente aveva nel frattempo ottenuto una nuova ordinanza nel 2024 sullo stesso identico oggetto. Secondo la Corte, la richiesta e l'ottenimento di un nuovo provvedimento superano e sostituiscono quello precedente, rendendo impossibile richiederne l'esecuzione forzata. La scelta di percorrere una nuova via giudiziaria preclude la possibilità di insistere sull'ottemperanza del provvedimento più datato.
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Permesso Premio: quando la Cassazione lo nega
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per gravi reati legati alla criminalità organizzata, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto e sull'assenza di una reale e profonda revisione critica del proprio passato criminale. Secondo i giudici, la partecipazione formale ai programmi di trattamento e le dichiarazioni di dissociazione non sono sufficienti se contraddette da comportamenti manipolatori, contatti con l'ambiente criminale e una mancata interiorizzazione del percorso rieducativo.
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Permessi affidamento in prova: limiti e progressività
Una donna in affidamento in prova da pochi giorni si è vista negare il permesso di viaggiare per incontrare il coniuge detenuto. La Cassazione ha confermato il diniego, sottolineando che i permessi in affidamento in prova devono seguire un principio di progressività e non possono essere concessi all'inizio del percorso alternativo, quando è ancora necessario valutare l'adesione della persona alle prescrizioni.
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