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D.P.R. 115/2002

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Compenso incentivante RUP: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14550/2024, ha stabilito che per ottenere il compenso incentivante RUP, il dipendente pubblico deve fornire prova rigorosa del completamento effettivo dei progetti supervisionati. Il ricorso di un dirigente contro un'Amministrazione Provinciale è stato dichiarato inammissibile proprio per la mancata dimostrazione di questo presupposto fondamentale, rendendo irrilevanti le altre censure sollevate.
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Concessioni idroelettriche: la Regione può fissare un termine?
Una società energetica ha contestato la decisione di una Regione di prorogare la sua concessione idroelettrica scaduta solo fino a una data specifica, imponendo un canone aggiuntivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la Regione ha il potere discrezionale di fissare un termine per la gestione provvisoria delle concessioni idroelettriche e di richiedere un corrispettivo per tale periodo, in attesa delle nuove gare.
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Usucapione servitù: possesso del dante causa vale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14538/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni promittenti venditori, confermando l'avvenuta usucapione di una servitù di passaggio a favore del promissario acquirente. Il caso verteva su un preliminare di vendita non seguito dal definitivo e sulla successiva richiesta del compratore di accertare l'usucapione della servitù. La Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo del ventennio necessario, l'attuale proprietario può sommare il proprio possesso a quello del suo dante causa (accessione nel possesso, art. 1146 c.c.), anche se al momento dell'inizio del passaggio non era ancora proprietario del fondo dominante. La decisione ha inoltre ribadito i criteri per definire una servitù come 'apparente' e quindi usucapibile.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su diversi ricorsi presentati da imputati condannati per associazione mafiosa e altri reati collegati. La sentenza analizza in dettaglio il reato di scambio elettorale politico-mafioso, stabilendo un principio chiave: quando l'accordo per ottenere voti viene stretto con un esponente di un clan mafioso che agisce per conto dell'organizzazione, non è necessario dimostrare specifici atti di intimidazione verso gli elettori. La forza intimidatrice del clan è considerata un elemento implicito e sufficiente a integrare il reato. Di conseguenza, la Corte ha rigettato alcuni ricorsi e dichiarato inammissibili gli altri, confermando le condanne.
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Patrocinio a spese dello Stato: correzione sentenza
La Corte di Cassazione corregge un'ordinanza per errore materiale. Una parte civile, ammessa al patrocinio a spese dello Stato, aveva ottenuto una condanna dell'imputato alla rifusione delle spese legali. Tuttavia, la sentenza originale ordinava il pagamento diretto alla parte civile. Con questa ordinanza, la Corte rettifica la decisione, disponendo che il pagamento delle spese venga effettuato in favore dello Stato, come previsto dalla normativa sul patrocinio a spese dello Stato.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono infondati
Un individuo condannato per estorsione e detenzione di arma presenta appello in Cassazione, lamentando vizi di motivazione sulla condanna, in particolare sul riconoscimento vocale. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile riesaminare i fatti in sede di legittimità, specialmente in presenza di una "doppia conforme" (due sentenze di merito uguali). La decisione sottolinea come i motivi del ricorso debbano evidenziare errori di diritto e non mere interpretazioni alternative delle prove.
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Inefficacia sublocazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14505/2024, ha stabilito che l'inefficacia del contratto di sublocazione deriva direttamente dall'inopponibilità del contratto di locazione principale al nuovo proprietario, subentrato a seguito di pignoramento. Se la locazione principale, trascritta dopo il pignoramento, non è valida nei confronti del nuovo acquirente, anche il contratto di sublocazione perde ogni efficacia, obbligando il sublocatore alla restituzione del deposito cauzionale.
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Assegnazione alloggio popolare: no a leggi successive
Una cittadina, occupante un alloggio pubblico, si è vista respingere la richiesta di assegnazione formale. La sua domanda si basava su una legge che richiedeva l'occupazione entro una data specifica, requisito che non è riuscita a provare. Successivamente, ha tentato di avvalersi di una nuova legge più permissiva, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. La Corte ha stabilito che la nuova legge non è retroattiva e che invocarla costituisce una domanda nuova, inammissibile nelle fasi avanzate del processo. La decisione conferma che i requisiti per l'assegnazione alloggio popolare devono esistere al momento della richiesta originaria e che una semplice autodichiarazione non è prova sufficiente.
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Indennità prima sistemazione: spetta ai non statali?
Una dirigente di un ente pubblico previdenziale si è vista negare l'indennità di prima sistemazione dopo un trasferimento d'ufficio, in base a una legge del 2011 volta a ridurre la spesa pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'indennità, stabilendo che la norma che sopprimeva tali benefici si applica esclusivamente ai dipendenti statali e non al personale degli enti pubblici non statali, la cui disciplina è demandata alla contrattazione collettiva e a specifiche norme di settore.
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Imposta unica scommesse: obblighi per operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando l'obbligo di versamento dell'imposta unica scommesse per l'attività di raccolta gioco effettuata in Italia tramite centri di trasmissione dati, anche in assenza di concessione statale. La Corte ha stabilito che tale imposizione non viola il diritto dell'Unione Europea e non costituisce una forma di discriminazione, basando la decisione sulla territorialità dell'attività e richiamando precedenti pronunce della Corte di Giustizia e della Corte Costituzionale. È stata inoltre confermata la natura di solidarietà paritetica tra il bookmaker estero e il gestore del centro raccolta scommesse.
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Titolarità passiva: la Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14462/2024, ha rigettato il ricorso di una società di gestione ambientale contro un ente governativo. La società si opponeva a un'ingiunzione di pagamento, eccependo in compensazione dei controcrediti vantati verso soggetti terzi. La Corte ha confermato le decisioni di merito, stabilendo che la contestazione della titolarità passiva del debito da parte dell'ente non costituisce un'eccezione in senso stretto, ma una mera difesa, proponibile in ogni fase del giudizio. La società ricorrente non è riuscita a provare che l'ente fosse subentrato nei debiti dei soggetti terzi, rendendo impossibile la compensazione.
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Domanda tardiva: quando si perde il diritto in appello
Una società ha citato in giudizio un Comune per i danni da infiltrazioni a un immobile. In appello, la richiesta di risarcimento per canoni di locazione persi è stata respinta perché basata su una prospettazione ritenuta nuova e tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e chiarendo che ogni domanda, inclusa quella per misure coercitive, deve essere formulata entro i termini perentori del primo grado. Questa pronuncia sottolinea l'importanza di presentare una domanda tardiva entro i tempi processuali corretti per non vederla dichiarata inammissibile.
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Contribuzione dottorato: obblighi per dipendenti
Una docente in aspettativa per un dottorato di ricerca con borsa di studio ha richiesto al Ministero il versamento dei contributi previdenziali per tale periodo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo una distinzione fondamentale: l'obbligo di contribuzione dottorato per il datore di lavoro pubblico sussiste solo se il dottorato è senza borsa e il dipendente conserva il trattamento economico. In caso di dottorato con borsa, il dipendente riceve l'assegno dall'università e deve provvedere autonomamente all'iscrizione e al versamento dei contributi alla Gestione Separata INPS.
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Pensione reversibilità nipoti: prova vivenza a carico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14452/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un nipote per ottenere la pensione di reversibilità della nonna. La decisione sottolinea che, per la pensione reversibilità nipoti, non basta rientrare nelle categorie astrattamente previste dalla legge, ma è fondamentale fornire la prova concreta della 'vivenza a carico', ovvero della dipendenza economica dal defunto. Il ricorso è stato inoltre respinto per il principio della 'doppia conforme', avendo i primi due gradi di giudizio deciso allo stesso modo sulla base di una carenza probatoria.
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Nuova causa petendi: inammissibile in appello
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un erede che chiedeva la doppia annualità della pensione di reversibilità. La Corte ha stabilito che introdurre in appello una nuova causa petendi, basata sulla pretesa natura pubblica della pensione, costituisce una domanda inammissibile perché altera i fatti costitutivi del diritto e il tema della controversia.
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Pensione di reversibilità: no se manca la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un figlio che chiedeva la pensione di reversibilità del padre. La decisione si fonda sulla mancata prova della vivenza a carico, ovvero della dipendenza economica dal genitore defunto. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare nel merito le prove, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme', cioè due sentenze di grado inferiore con lo stesso esito. La pronuncia sottolinea l'onere probatorio a carico di chi richiede la prestazione.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica sulle scommesse per gli anni 2011-2012. La sentenza stabilisce che la raccolta di gioco sul territorio italiano è sufficiente a radicare il presupposto territoriale dell'imposta e conferma la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati locale, ritenendo la normativa conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Appalto di servizi: quando è genuino? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14437/2024, ha chiarito i criteri per distinguere un appalto di servizi legittimo da un'illecita interposizione di manodopera. Nel caso esaminato, un lavoratore, licenziato dalla società appaltatrice, sosteneva di essere di fatto un dipendente della società committente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la genuinità dell'appalto di servizi. Ha stabilito che, per la validità del contratto, sono determinanti l'assunzione del rischio d'impresa e l'esercizio del potere direttivo e organizzativo da parte dell'appaltatore, mentre il solo collegamento societario tra le due aziende non è sufficiente a dimostrare la non genuinità dell'operazione.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14432 del 2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta per tutte le giocate raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale del bookmaker. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il Centro Trasmissione Dati (CTD) operante in Italia, ritenendo tale meccanismo non discriminatorio e conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Spese condominiali: l’acquisto implica l’obbligo
Una proprietaria immobiliare ha contestato l'obbligo di versare le spese condominiali, sostenendo che il suo contratto di acquisto non prevedeva tale vincolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'acquisto di un'unità immobiliare all'interno di un complesso, se il contratto menziona l'acquisizione di quote sulle parti comuni, fonda automaticamente l'obbligo di contribuire alle spese. La Corte ha chiarito che tale obbligazione (propter rem) sorge direttamente dal contratto di compravendita, che manifesta la volontà dell'acquirente di entrare a far parte della collettività condominiale.
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