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D.P.R. 115/2002

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Contestazione tardiva: i termini processuali
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società promissaria acquirente, confermando che la contestazione tardiva dei fatti allegati dalla controparte comporta la loro ammissione nel processo. La Corte ha ribadito che i fatti devono essere specificamente contestati nella prima difesa utile, identificata nella prima memoria ex art. 183 c.p.c., e non in quelle successive, pena la decadenza dal diritto di farlo.
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Compenso professionista: quando l’errore lo annulla
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il compenso a una professionista incaricata di redigere la relazione per un concordato preventivo. A causa di gravi carenze, illogicità e incoerenze nel suo operato, la proposta di concordato è stata dichiarata inammissibile e la società è fallita. La Corte ha stabilito che il curatore fallimentare può legittimamente rifiutare il pagamento del compenso professionista sollevando l'eccezione di inadempimento, poiché la prestazione resa era del tutto inadeguata e inutile al raggiungimento dello scopo.
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Responsabilità avvocato concordato: compenso negato
Un professionista ha richiesto il pagamento per l'assistenza fornita a una società in una procedura di concordato preventivo. La sua richiesta è stata respinta a tutti i livelli di giudizio, inclusa la Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la grave negligenza del legale, il quale aveva redatto un piano di concordato non conforme alla legge, omettendo il calcolo degli interessi sui crediti privilegiati. Tale errore ha reso la sua prestazione professionalmente inutile, legittimando il curatore fallimentare a rifiutare il pagamento tramite l'eccezione di inadempimento. Il caso sottolinea la profonda responsabilità dell'avvocato nel concordato.
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Revocatoria fallimentare: pagamento a rischio
Un professionista riceve un pagamento da una società poco prima che questa fallisca. Tale pagamento, avvenuto a saldo di un credito maggiore a seguito di una transazione, è stato oggetto di una azione di revocatoria fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inefficace il pagamento e condannando il professionista alla restituzione della somma. La Corte ha ritenuto provata la conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) da parte del creditore, sulla base di una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la necessità di un decreto ingiuntivo e l'accettazione di una somma inferiore per liberare l'unico bene della società.
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Danno da perdita di chance: come si calcola il risarcimento
Una lavoratrice socialmente utile, esclusa da una procedura di stabilizzazione a causa di un'illegittima sospensione dalle liste, ha chiesto il risarcimento del danno. La Corte d'Appello le ha riconosciuto l'intero importo delle retribuzioni mancate. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Ministero, ha chiarito che il risarcimento per il danno da perdita di chance non può coincidere con il vantaggio totale sperato. Deve, invece, essere calcolato quantificando il vantaggio economico potenziale e poi riducendolo in base alla probabilità statistica che la lavoratrice aveva di ottenere la stabilizzazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Modifica verbale contratto: vale l’accordo tacito?
In una controversia su un contratto d'appalto, la Cassazione ha stabilito che una modifica verbale del contratto è valida se provata da comportamenti concludenti, come l'emissione e il pagamento di fatture a un prezzo diverso da quello pattuito per un lungo periodo. La condotta delle parti può quindi prevalere sull'accordo scritto originario.
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Licenziamento ritorsivo dopo rifiuto part-time: è nullo
Un'azienda di supermercati licenzia un dipendente per giustificato motivo oggettivo, adducendo una crisi del reparto. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, qualificando il recesso come un licenziamento ritorsivo, poiché avvenuto subito dopo il rifiuto del lavoratore di trasformare il suo contratto in part-time. La Corte ha ritenuto il licenziamento nullo, con diritto alla reintegrazione.
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Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18527/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori che avevano presentato una domanda tardiva di insinuazione al passivo di un istituto di credito in liquidazione coatta. La Corte ha confermato che, a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 181/2015, il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo nella presentazione della domanda è dipeso da causa a lui non imputabile, anche per il periodo successivo alla cessazione dell'impedimento. Un ritardo di dieci mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che accertava il credito è stato ritenuto ingiustificato.
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Domanda tardiva: l’opposizione è la chiave decisiva
La Corte di Cassazione respinge il ricorso di una società in fallimento la cui domanda tardiva di ammissione al passivo di una liquidazione coatta era stata rigettata. La decisione sottolinea che la mancata opposizione allo stato passivo, che escludeva il credito, ha creato una preclusione insuperabile, rendendo irrilevante la successiva presentazione di un'istanza tardiva.
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Dichiarazione falsa: nullità del contratto immobiliare
La Corte di Cassazione conferma la nullità di una compravendita immobiliare a causa della dichiarazione falsa del venditore. Quest'ultimo aveva attestato che l'immobile fosse stato costruito prima del 1967, mentre in realtà si trattava di una costruzione radicalmente diversa e successiva, edificata senza permesso. La Corte ha stabilito che la veridicità di tale dichiarazione è un requisito essenziale per la validità del contratto, non sanabile da una successiva e peraltro respinta domanda di condono.
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Interessi di mora ROL: esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18498/2024, ha rigettato il ricorso di una società di autotrasporti. La Corte ha stabilito che gli interessi di mora ROL sono esclusi dal calcolo del Risultato Operativo Lordo per la deducibilità degli interessi passivi IRES, data la loro natura risarcitoria e non finanziaria. Inoltre, ha confermato l'indetraibilità dell'IVA per operazioni soggettivamente inesistenti, poiché la società non ha dimostrato la dovuta diligenza per evitare di essere coinvolta in una frode fiscale.
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Disconoscimento firma: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fideiussore contro una società di gestione crediti. Il ricorrente aveva prima contestato la falsità della propria firma sulla fideiussione e, in un secondo momento, la conformità della copia del documento all'originale. La Corte ha stabilito che un disconoscimento firma così contraddittorio, generico e tardivo costituisce una valutazione di fatto riservata al giudice di merito, rendendo il motivo di ricorso inammissibile.
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Notifica telematica inesistente: quando è insanabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che una notifica telematica di un ricorso tributario, effettuata prima dell'entrata in vigore del Processo Tributario Telematico in una specifica regione, è giuridicamente inesistente. Tale vizio è insanabile e non può essere superato neanche dalla costituzione in giudizio della parte convenuta. Il ricorso del contribuente è stato quindi rigettato, confermando l'importanza del rispetto rigoroso delle norme procedurali sulla notificazione degli atti.
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Decadenza cartella di pagamento: no proroga per sisma
Una società colpita dal sisma del 1990 ha ricevuto una cartella di pagamento per IVA relativa agli anni 1990-1992, notificata solo nel 2006. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando l'illegittimità della pretesa fiscale per intervenuta decadenza. Secondo la Corte, le norme che concedono agevolazioni e rateizzazioni ai contribuenti colpiti da calamità non estendono i termini perentori entro cui l'Amministrazione Finanziaria deve agire per la riscossione. Viene invece confermata l'applicazione retroattiva del termine generale di cinque anni per la notifica della cartella, rendendo la pretesa del Fisco tardiva e quindi nulla.
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Accertamento sintetico prova: la rilevanza temporale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18414/2024, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento sintetico per l'anno 2008. L'elemento chiave è stata la valutazione della prova del contribuente, consistente in una disponibilità finanziaria di 400.000 euro. La Corte ha stabilito che tale prova era irrilevante, poiché la somma è diventata disponibile solo nel 2010, due anni dopo il periodo d'imposta contestato, confermando l'importanza della pertinenza temporale della prova nell'accertamento sintetico.
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Retribuzione festività: no alla compensazione in banca ore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una cooperativa sociale al pagamento della retribuzione festività a favore dei suoi dipendenti. È stato stabilito che la specifica disciplina dell'art. 59 del CCNL Cooperative Sociali per le festività è incompatibile con il sistema generale della 'banca ore' previsto dall'art. 52, non potendo quest'ultimo sostituire il diritto al pagamento o al riposo compensativo.
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Progressione verticale: quando si applica il blocco?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18385/2024, ha stabilito che in caso di progressione verticale nel pubblico impiego, le norme applicabili al trattamento economico sono quelle in vigore al momento della stipula del contratto, non quelle del bando di concorso. Di conseguenza, il blocco degli aumenti stipendiali introdotto da una legge successiva al bando (ius superveniens) è legittimo e prevale sulle condizioni originarie, in quanto la progressione si considera 'disposta' solo con la formalizzazione del nuovo inquadramento.
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Difensore d’ufficio genitore insolvente: paga lo Stato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 18383/2024, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo al mancato pagamento da parte dello Stato dei compensi al difensore d'ufficio di un genitore insolvente in un procedimento di adottabilità. La Corte ravvisa una irragionevole disparità di trattamento rispetto al difensore dell'imputato insolvente nel processo penale e a quello del genitore irreperibile, per il quale la Corte Costituzionale ha già stabilito il diritto al compenso a carico dell'Erario. Il caso è stato quindi rimesso alla Consulta per una decisione.
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Limite compensazione crediti: Retroattività e abolitio
Una società cooperativa veniva sanzionata per aver superato, negli anni 2009, 2010 e 2011, il limite di compensazione crediti allora vigente. Successivamente, diverse leggi hanno innalzato tale limite fino a 2 milioni di euro. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18377/2024, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il nuovo limite più favorevole si applica retroattivamente. La Corte ha qualificato l'innalzamento della soglia come una "abolitio criminis parziale", in quanto ha ampliato l'area della condotta lecita, rendendo non più sanzionabili le compensazioni che, sebbene eccedenti il vecchio limite, rientrano nel nuovo. Di conseguenza, le sanzioni sono state annullate.
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Esenzione Bolar: limiti per produttori di principi attivi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18372 del 2024, ha stabilito i limiti di applicazione dell'esenzione Bolar per i produttori di principi attivi farmaceutici. Il caso riguardava due società che producevano e offrivano in vendita un principio attivo ancora coperto da brevetto, sostenendo che tale attività fosse lecita in quanto finalizzata a consentire a terzi di ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio per farmaci generici. La Corte ha rigettato questa tesi, chiarendo che l'esenzione Bolar per un produttore terzo presuppone una richiesta preventiva e specifica da parte del genericista. La produzione e l'offerta proattiva, slegate da una committenza, costituiscono contraffazione di brevetto.
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