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D.Lgs. 58/1998

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Autoriciclaggio e criptovalute: il reato non sussiste
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per autoriciclaggio derivante da presunte attività abusive nel settore delle criptovalute. La decisione si fonda sul principio di legalità: al momento dei fatti (anni 2015-2016), non esisteva una normativa specifica che qualificasse l'intermediazione in valute digitali come reato di abusiva attività finanziaria. Di conseguenza, venendo meno il 'reato presupposto', crolla anche l'accusa di autoriciclaggio e criptovalute, portando all'annullamento della sentenza senza rinvio.
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Sanzione amministrativa Consob: i doveri dei sindaci
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa Consob a carico di un membro del collegio sindacale di una banca per omessa vigilanza sulla correttezza dei prospetti informativi. La decisione chiarisce che la responsabilità del sindaco sussiste anche a titolo di colpa e che le sanzioni amministrative in materia finanziaria, in questo specifico caso, non hanno natura sostanzialmente penale. Viene inoltre ribadita la giurisdizione del giudice ordinario e la legittimità della procedura sanzionatoria seguita dall'Autorità di vigilanza.
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Sanzioni CONSOB: la responsabilità del Presidente
Un presidente del consiglio di amministrazione di una banca viene sanzionato dall'autorità di vigilanza per aver omesso informazioni cruciali nei prospetti informativi, riguardanti prestiti concessi ai clienti per l'acquisto di azioni della stessa banca. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni CONSOB, respingendo i motivi di ricorso basati sulla tardività della contestazione e sulla presunta assenza di colpa. La sentenza ribadisce il fondamentale dovere di diligenza e di informazione che grava sugli amministratori, anche in presenza di deleghe operative.
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Responsabilità collegio sindacale: la Cassazione decide
La Cassazione conferma la sanzione a un membro del collegio sindacale di una banca per omessa vigilanza. La decisione sottolinea l'ampia responsabilità del collegio sindacale nel controllo dei prospetti informativi, respingendo l'ipotesi di ignoranza incolpevole anche in caso di presunto occultamento da parte del management. La Corte stabilisce che la presunzione di colpa grava sul sindaco, che deve dimostrare di aver agito senza negligenza.
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Obblighi informativi: la Cassazione sui bond argentini
Un investitore ha citato in giudizio una banca per l'acquisto di bond argentini nel 1999, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare le prove e i fatti già valutati dai giudici di merito. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, secondo cui la banca aveva fornito adeguate informazioni e la crisi argentina non era prevedibile al momento dell'investimento. La decisione sottolinea che l'investitore deve allegare inadempimenti specifici, mentre il compito della Cassazione è limitato al controllo della legittimità e della coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata.
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Fideiussione ABI: nullità parziale e onere prova
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato il principio della nullità parziale per i contratti di fideiussione che contengono clausole contrarie alla normativa antitrust, conformi al modello ABI 2003. Il caso riguardava l'opposizione di alcuni fideiussori a un decreto ingiuntivo di una banca. La Corte ha stabilito che la nullità colpisce solo le clausole specifiche e non l'intero contratto, a meno che il fideiussore non fornisca la prova decisiva che non avrebbe mai firmato l'accordo senza quelle clausole. Viene inoltre ribadito che la mancata consegna di una copia del contratto al cliente non ne comporta la nullità.
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Contratto bancario firma: basta quella del cliente?
Una banca si è vista negare l'ammissione a un passivo fallimentare perché il contratto di finanziamento era privo della sua firma. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per la validità di un contratto bancario la firma del solo cliente è sufficiente, a condizione che la banca abbia poi dato esecuzione all'accordo, dimostrando così la sua volontà di obbligarsi. Questa interpretazione funzionale della norma protegge il cliente senza inutili formalismi.
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Obbligazioni restitutorie: interessi ex art. 1284 c.c.
Un'impresa contesta una clausola di 'rischio cambio' in un leasing. Ottenuta la nullità della clausola, sorge un dubbio sugli interessi dovuti sulle somme da restituire. La Cassazione stabilisce che alle obbligazioni restitutorie derivanti da nullità contrattuale si applica il saggio di interesse maggiorato previsto dall'art. 1284, comma 4, c.c., e non quello legale ordinario.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito per non aver adempiuto ai propri obblighi informativi nei confronti di due investitori. La sentenza stabilisce che la violazione di tali doveri costituisce un inadempimento grave, tale da giustificare la risoluzione dei contratti di investimento, anche a fronte di un'elevata propensione al rischio dichiarata dal cliente. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso della banca, ribadendo che l'onere di provare l'adeguatezza dell'investimento spetta sempre all'intermediario finanziario.
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Decesso difensore: cosa succede al processo civile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito le conseguenze procedurali derivanti dal decesso del difensore di una parte nel corso di un giudizio. Una società aveva proposto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello di rimettere nei termini la controparte bancaria, il cui legale era deceduto. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il decesso del difensore unico causa l'interruzione automatica del processo. Di conseguenza, tutti gli atti compiuti successivamente sono nulli e il giudice ha il dovere di rinnovare le fasi processuali per garantire il diritto di difesa della parte rimasta priva di assistenza legale. La decisione sottolinea l'importanza del principio del giusto processo.
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Potere sanzionatorio Consob: i termini per agire
Un ex amministratore di un istituto di credito, sanzionato dall'autorità di vigilanza finanziaria per irregolarità nella vendita di obbligazioni subordinate, aveva ottenuto l'annullamento della multa in appello per tardività della contestazione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'autorità, ha ribaltato la decisione. Ha chiarito che il termine per esercitare il potere sanzionatorio Consob non decorre dalla generica conoscenza di una crisi bancaria, ma dal momento in cui l'indagine specifica sulla violazione è completata. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Potere sanzionatorio Consob: i termini per agire
La Corte di Cassazione interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, chiarendo la decorrenza dei termini di decadenza. In un caso riguardante la sanzione a un consigliere di una banca, la Corte ha stabilito che il termine per la contestazione non decorre dalla mera conoscenza di una situazione critica, ma dal momento in cui l'autorità conclude la propria attività istruttoria e accerta pienamente i fatti. La sentenza di merito, che aveva annullato la sanzione per tardività, è stata cassata con rinvio.
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Potere sanzionatorio Consob: i termini per agire
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva cancellato una sanzione a un ex direttore di banca. Il caso riguarda il potere sanzionatorio Consob e la decorrenza dei termini per la contestazione. La Suprema Corte ha stabilito che il termine non decorre dalla semplice conoscenza generica di un problema, ma dal momento in cui l'Autorità completa l'istruttoria necessaria a verificare la specifica violazione, distinguendo tra 'constatazione' e 'accertamento' del fatto.
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Potere sanzionatorio Consob: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, annullando una decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la decadenza dell'autorità di vigilanza per tardività. La Suprema Corte ha stabilito che il termine per la contestazione di una violazione non decorre dalla mera conoscenza di una situazione di crisi di un istituto di credito, ma dal momento in cui l'autorità completa l'attività istruttoria specifica, necessaria a verificare la sussistenza dell'infrazione. Viene così ribadita la differenza tra la semplice acquisizione di un fatto e il suo completo accertamento ai fini sanzionatori.
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Appello inammissibile: nuove regole per le liquidazioni
Un creditore ha impugnato con appello una decisione del Tribunale in una procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Cassazione ha confermato l'appello inammissibile, chiarendo che le sentenze emesse dopo l'entrata in vigore del D.Lgs. 181/2015 sono ricorribili solo direttamente in Cassazione, anche per le procedure già in corso.
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Giudizio professionale del revisore: limiti e poteri
Una società di revisione è stata sanzionata dall'autorità di vigilanza per irregolarità nella revisione del bilancio di un istituto bancario. La società ha impugnato la sanzione, sostenendo che le sue scelte rientrassero nel legittimo esercizio del giudizio professionale. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che il giudizio professionale del revisore, sebbene discrezionale, deve essere supportato da criteri rigorosi, logici e verificabili. La Corte ha stabilito che la mancata considerazione di importanti fattori di rischio nella determinazione della soglia di significatività costituisce una violazione dei principi di revisione.
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Obblighi informativi banca: cosa dice la Cassazione
Un investitore ha citato in giudizio la propria banca, lamentando la mancata comunicazione del crollo di valore dei titoli posti a garanzia di un fido. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che in presenza di un semplice contratto di deposito e amministrazione titoli, gli obblighi informativi della banca non si estendono a un monitoraggio costante e a un'attività di consulenza sull'investimento, che sono invece tipici del diverso contratto di gestione patrimoniale. La decisione sottolinea la netta distinzione tra i due tipi di servizio e le relative responsabilità dell'intermediario.
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Nullità swap: la Cassazione conferma l’invalidità
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per un contratto di interest rate swap. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei gradi inferiori, dichiarando il contratto nullo a causa della mancata indicazione del valore 'Mark to Market', degli scenari probabilistici e dei costi impliciti. Questa omissione informativa, secondo la Corte, costituisce un vizio strutturale che porta alla nullità swap del contratto, rendendolo invalido fin dall'origine.
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Risoluzione contratto investimento: la restituzione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla restituzione a seguito della risoluzione contratto investimento per inadempimento dell'intermediario. In caso di mancata informativa sui rischi, l'investitore deve restituire non solo i titoli ma anche tutte le cedole percepite, in quanto prestazioni contrattuali. La buona fede non rileva per trattenere le cedole, ma solo per la decorrenza degli interessi legali sulla somma da restituire. La Suprema Corte stabilisce un principio di equilibrio per evitare arricchimenti ingiustificati.
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Clausola floor: la Cassazione esclude il derivato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1942/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due clienti contro una banca, confermando la legittimità della clausola floor inserita in un contratto di mutuo. I giudici hanno stabilito che tale clausola non costituisce un derivato implicito, ma una lecita pattuizione che definisce l'oggetto del contratto, regolando la misura minima del tasso di interesse. La Corte ha escluso la nullità per indeterminatezza, la violazione della normativa sui servizi di investimento e la natura vessatoria della clausola, in quanto chiara e comprensibile.
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