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D.Lgs. 46/1999

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Difesa in giudizio Agenzia Riscossione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito di un ricorso riguardante la prescrizione di cartelle esattoriali per affrontare una questione preliminare cruciale: le modalità di difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Invece di decidere se la prescrizione fosse quinquennale o decennale, la Corte ha ritenuto necessario un pronunciamento sulla possibilità per l'ente di avvalersi di avvocati del libero foro anziché dell'Avvocatura dello Stato, rimettendo la trattazione del caso a un'altra sezione per una decisione in pubblica udienza.
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Insinuazione al passivo: basta l’estratto di ruolo
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34751 del 10/11/2021, la Corte ha risolto un contrasto sull'insinuazione al passivo dei crediti tributari e previdenziali. Si è stabilito che per ammettere il credito non è necessaria la notifica dell'avviso di accertamento esecutivo o dell'avviso di addebito, essendo sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti previdenziali resta quinquennale anche se la cartella non è stata opposta.
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Recupero crediti Fondo Garanzia: ok alla cartella
Un garante si è opposto a una cartella di pagamento emessa dal gestore del Fondo di Garanzia per le PMI, sostenendo la necessità di un preventivo titolo esecutivo. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando la decisione di primo grado. I giudici hanno stabilito che il credito del Fondo ha natura pubblicistica, finalizzata a reintegrare risorse pubbliche. Di conseguenza, il procedimento speciale di iscrizione a ruolo per il recupero crediti fondo garanzia è legittimo anche senza un precedente titolo esecutivo, in base a normative specifiche e a un orientamento consolidato della Cassazione.
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Decadenza Contributi: Procedurale o Sostanziale?
Una società si è opposta a un avviso di addebito per contributi non versati, invocando la prescrizione dei termini. Il Tribunale di Milano ha stabilito che la decadenza per i contributi previdenziali è di natura puramente procedurale e non sostanziale. Ciò significa che l'ente previdenziale, pur perdendo il diritto di utilizzare lo strumento rapido dell'iscrizione a ruolo, conserva la facoltà di agire in giudizio per ottenere l'accertamento e il pagamento del proprio credito. Di conseguenza, il tribunale ha confermato l'esistenza del debito e condannato la società.
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Termine opposizione avviso addebito: le conseguenze
Un contribuente ha opposto un avviso di addebito per contributi previdenziali ben oltre il termine perentorio di 40 giorni. Il Tribunale aveva inizialmente accolto l'opposizione per prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, dichiarando l'opposizione inammissibile. Il mancato rispetto del termine opposizione avviso addebito rende il credito definitivo e non più contestabile nel merito, neanche per prescrizione.
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Opposizione intimazione di pagamento: quando è infondata?
Una società ha presentato opposizione a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, sostenendo di aver già estinto il debito a seguito di un precedente pignoramento. Il Tribunale di Pescara ha rigettato l'opposizione. La decisione chiarisce che il pagamento ricevuto dall'ente creditore era stato correttamente imputato a debiti più vecchi e diversi da quelli oggetto dell'intimazione, secondo il principio legale dell'imputazione del pagamento. L'opposizione per vizi formali è stata inoltre dichiarata inammissibile per tardività.
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Massimale contributivo: quando non si applica?
Una società si opponeva a un avviso di addebito per contributi non versati, sostenendo di aver correttamente applicato il massimale contributivo. Il Tribunale di Napoli ha respinto l'opposizione, chiarendo che il massimale contributivo non si applica ai lavoratori con anzianità assicurativa anteriore al 1996 che non abbiano esercitato l'opzione per il sistema contributivo. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di chiamare in causa il consulente, affermando che il datore di lavoro è l'unico debitore verso l'ente previdenziale.
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Iscrizione Ipotecaria: quando è legittima? Analisi
Un contribuente si oppone a un preavviso di iscrizione ipotecaria basato su diversi avvisi di addebito. Il Tribunale accoglie parzialmente la domanda, dichiarando l'illegittimità del preavviso solo per gli avvisi già annullati in un precedente giudizio, ma confermandone la validità per i crediti restanti, ritenuti correttamente notificati e non prescritti. La sentenza chiarisce l'importanza della tempestiva opposizione agli atti presupposti e i limiti di tale contestazione.
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Iscrizione Gestione Commercianti: quando è illegittima
Un socio amministratore si è opposto a un avviso di addebito per contributi previdenziali, sostenendo di non partecipare attivamente all'attività d'impresa. Il Tribunale ha accolto il ricorso, annullando il debito. La decisione si fonda sul principio che l'iscrizione alla Gestione Commercianti richiede la prova, a carico dell'ente previdenziale, di una partecipazione personale, abituale e prevalente del socio. In questo caso, l'ente non ha fornito tale prova, mentre le testimonianze hanno confermato che l'attività era svolta esclusivamente da dipendenti.
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Prescrizione contributi: l’opposizione tardiva è nulla
Un'impresa si è opposta a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, lamentando la mancata notifica delle cartelle originarie e l'avvenuta prescrizione contributi. Il Tribunale di Trento ha respinto il ricorso, stabilendo che le notifiche erano regolari e, soprattutto, che l'eccezione di prescrizione doveva essere sollevata entro 40 giorni dalla notifica delle cartelle. Non avendolo fatto, il ricorrente è decaduto dal diritto di farla valere. La Corte ha inoltre rilevato plurimi atti interruttivi della prescrizione successivi alle notifiche.
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Termine lungo appello: quando decorre nel rito lavoro
La Corte d'Appello di Trieste ha dichiarato inammissibile un appello in materia di previdenza perché depositato oltre il termine lungo semestrale. La sentenza chiarisce che, nel rito del lavoro, se il giudice legge la sentenza completa di motivazioni in udienza, il termine lungo appello di sei mesi decorre da quella data, non da una successiva comunicazione della cancelleria. La presenza o meno degli avvocati alla lettura è irrilevante se vi hanno rinunciato.
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