LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 385/1993 — Anno 2026

Pagina 3 di 8

Altri anni per D.Lgs. 385/1993

Consegna contratto bancario e limite decennale: la Cassazione
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per richiedere la restituzione di somme indebitamente addebitate per interessi e commissioni illegittime su un conto decennale. La richiesta è stata rigettata nei primi gradi di merito poiché la cliente non ha esibito il contratto originario, ritenendo che l'obbligo di conservazione della banca si estingua dopo dieci anni. La Corte di Cassazione ha sollevato una questione fondamentale riguardante la consegna contratto bancario. I giudici hanno emesso un'ordinanza interlocutoria per stabilire se il diritto del cliente ad avere copia del contratto sia permanente o sottomesso al limite decennale, rinviando la causa alla pubblica udienza.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: verdetto confermato
L'Imputato, condannato in appello per truffa e reati bancari, ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte per contestare la condanna civile al risarcimento danni e all'assegnazione di una provvisionale a favore della Parte Civile. La difesa ha inoltre denunciato la mancata valutazione di due fatture commerciali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I primi due motivi di doglianza non erano stati presentati davanti alla Corte d'Appello e la legge vieta di introdurre questioni del tutto nuove nel giudizio di legittimità. Il terzo motivo è risultato manifestamente infondato poiché i documenti indicati erano già stati acquisiti agli atti fin dal primo grado. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, al risarcimento delle spese legali delle parti civili e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Confisca antimafia e buona fede del terzo creditore: stop ai crediti
Una società veicolo, istituita dall'autorità bancaria per gestire i crediti deteriorati, ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di un'azienda confiscata alla criminalità organizzata per riscuotere canoni di leasing non pagati. Il giudice ha respinto la domanda a causa dell'assenza di incolpevolezza al momento della nascita del credito. La società cessionaria ha fatto ricorso sostenendo l'impossibilità di verificare la condotta della banca cedente. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il passaggio del credito non elimina il vizio genetico originale. La buona fede del terzo creditore deve sussistere al momento della stipula del contratto iniziale e non può essere sanata da un successivo trasferimento autoritativo del rapporto debitorio.
Continua »
Dichiarazione dello stato di insolvenza: stop agli ex vertici
Un istituto di credito cooperativo è stato sottoposto a liquidazione coatta amministrativa. A distanza di oltre quattro anni, i commissari liquidatori hanno richiesto al tribunale la dichiarazione dello stato di insolvenza della banca. Gli ex amministratori si sono opposti, sostenendo la mancanza di un interesse concreto all'azione a causa del tempo trascorso e contestando il dissesto economico. I giudici di merito hanno invece accertato il deficit patrimoniale, basandosi anche sulle risultanze tecniche fornite dall'autorità di vigilanza bancaria. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso degli ex vertici aziendali. I giudici hanno chiarito che l'accertamento dell'insolvenza bancaria risponde a preminenti finalità pubblicistiche di tutela del mercato e dei risparmiatori, rendendo irrilevante il tempo trascorso dall'avvio della liquidazione.
Continua »
Fideiussione a prima richiesta: basta la lettera per evitare la decadenza
Due garanti impugnano un decreto ingiuntivo emesso a favore di una società cessionaria del credito bancario per oltre ventitremila euro, invocando l'estinzione della garanzia per mancato avvio di un'azione giudiziaria entro sei mesi dalla scadenza. La Suprema Corte respinge il ricorso dei garanti. I giudici stabiliscono che la fideiussione a prima richiesta consente al creditore di evitare la decadenza semestrale mediante una semplice diffida stragiudiziale scritta, senza dover necessariamente instaurare una causa in tribunale entro quel termine. La Corte conferma inoltre la piena validità del credito bancario provato tramite estratto conto certificato, in assenza di puntuali e specifiche contestazioni contabili da parte degli opponenti.
Continua »
Cessione di crediti in blocco: non basta l’avviso per pagare
Alcuni garanti impugnano una richiesta di pagamento milionario avanzata da una società di recupero crediti per canoni di leasing non versati da un'azienda. I fideiussori contestano sia la validità dei contratti di garanzia conformi al modello vietato dall'Autorità Antitrust, sia la mancata prova del passaggio effettivo del debito. La Suprema Corte accoglie il ricorso dei garanti. I giudici stabiliscono che nella cessione di crediti in blocco la società cessionaria deve fornire una prova documentale precisa dell'inclusione del singolo credito nel pacchetto acquistato. La semplice pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale non basta a dimostrare la titolarità del diritto azionato. Inoltre, la nullità delle clausole abusive della fideiussione è sempre rilevabile d'ufficio dal giudice d'appello.
Continua »
Insinuazione al passivo dei crediti futuri: i limiti previsti
Un Fondo Pensioni ha richiesto l'insinuazione al passivo del valore economico di futuri servizi gratuiti che una banca insolvente avrebbe dovuto fornirgli per statuto. L'istituto di credito, in liquidazione coatta amministrativa, non poteva più erogare tali prestazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda. L'insinuazione al passivo dei crediti futuri non ancora maturati al momento della procedura concorsuale è inammissibile. L'articolo 59 della legge fallimentare traduce in moneta soltanto i crediti non pecuniari già esistenti prima del dissesto, senza creare nuovi diritti monetari per prestazioni future mai eseguite. L'istituto di credito ha vinto la causa principale ma ha visto respinto il ricorso incidentale relativo al recupero delle spese di lite, le quali rimangono compensate per la complessità della materia.
Continua »
Opponibilità della confisca al creditore ipotecario: le regole
Un istituto di credito concede un mutuo ipotecario nel 2006. Anni dopo, il debitore commette reati di truffa e falso, subendo la confisca dell'immobile. Il credito viene poi ceduto in blocco a una società di gestione. La società chiede la non opponibilità della misura per salvare la propria garanzia. Il giudice dell'esecuzione rigetta la richiesta senza valutare le prove difensive. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza e stabilisce principi chiari. La corte afferma che l'opponibilità della confisca al creditore ipotecario è ammissibile se il creditore dimostra la propria buona fede e l'assenza di strumentalità del mutuo rispetto al reato. Il cessionario in blocco deve provare anche le adeguate verifiche patrimoniali svolte dalla banca originaria al momento della concessione del finanziamento.
Continua »
Finanziamento nullo e liquidazione coatta amministrativa bancaria
Un investitore ha convenuto in giudizio un istituto di credito chiedendo la nullità di diversi finanziamenti utilizzati per acquistare azioni e obbligazioni della medesima banca, le cosiddette operazioni baciate, al fine di accertare l'inesistenza del proprio debito. Nelle more della causa la banca è stata posta in liquidazione coatta amministrativa bancaria. I giudici di merito hanno ritenuto la causa proseguibile davanti al giudice ordinario qualificandola come mero accertamento negativo del debito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'istituto insolvente. I Supremi Giudici hanno stabilito che l'apertura della procedura concorsuale speciale blocca ogni azione giudiziaria ordinaria, comprese le domande di nullità o accertamento negativo funzionali a incidere sulla massa concorsuale, che vanno obbligatoriamente esaminate nella speciale sede concorsuale.
Continua »
Abusiva concessione del credito: stop all’ammissione al passivo
Una società cessionaria di crediti bancari chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di una società per oltre quattro milioni di euro con prelazione pignoratizia. La curatela contestava l'ammissione eccependo la nullità dei contratti per abusiva concessione del credito da parte della banca originaria, che aveva finanziato l'impresa nonostante una conclamata insolvenza. Il tribunale ammetteva il debito solo in chirografo, ritenendo impossibile accertare l'illecito bancario senza la presenza in giudizio dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso incidentale del fallimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che il tribunale fallimentare ha il pieno dovere di verificare anche in via incidentale, tramite indizi gravi, precisi e concordanti, l'eventuale condotta illecita dell'istituto finanziatore.
Continua »
Cessione dei crediti in blocco: basta la Gazzetta Ufficiale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società utilizzatrice di beni in leasing che contestava la legittimazione di una società veicolo subentrata nel recupero del credito. La ricorrente lamentava la mancata prova della cessione dei crediti in blocco, ritenendo insufficiente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La Suprema Corte ha chiarito che l'avviso in Gazzetta Ufficiale, se contiene indicazioni precise sulle caratteristiche dei crediti trasferiti (come la classificazione in sofferenza in un determinato arco temporale), costituisce prova idonea dell'inclusione dello specifico credito nella cessione, qualora l'esistenza del contratto non sia stata tempestivamente e specificamente contestata. Dichiarato inammissibile il secondo motivo sulla clausola risolutiva, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese.
Continua »
Cessione dei crediti in blocco: ko la banca senza prove certe
Una società di gestione crediti ha agito per il recupero di un saldo passivo di conto corrente, sostenendo di averlo acquistato tramite una cessione dei crediti in blocco da una banca. La debitrice ha contestato la titolarità del credito in capo alla società. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società finanziaria. I giudici hanno chiarito che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della cessione dei crediti in blocco è sufficiente solo se il credito specifico rientra chiaramente nelle categorie cedute. Nel caso specifico, il debito derivava da un conto corrente non affidato, mentre la cessione riguardava solo finanziamenti ipotecari o chirografari. Di conseguenza, la società non ha dimostrato di essere la reale proprietaria del credito. La società finanziaria è stata condannata anche al pagamento di una sanzione per lite temeraria.
Continua »
Cessione dei crediti in blocco: il trust non salva il debitore
Un istituto bancario ha promosso un'azione revocatoria contro Il Debitore, che aveva trasferito i propri immobili in un trust dopo aver prestato una fideiussione. Nel giudizio è intervenuta L'Azienda Cessionaria, che ha acquistato il credito tramite una cessione dei crediti in blocco. Il Debitore ha contestato la titolarità del credito in capo alla cessionaria, sostenendo la mancata prova dell'inclusione del suo debito specifico nel pacchetto ceduto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Debitore, confermando che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'avviso di cessione per categorie, unita alla mancata contestazione specifica del debitore sulla sua classificazione a sofferenza, è sufficiente a dimostrare la titolarità del credito. Il Debitore perde la causa e viene condannato alle spese e a sanzioni per lite temeraria.
Continua »
Sottoscrizione contratto a fogli mobili: firma finale o nullità
Due fideiussori si oppongono a un decreto ingiuntivo bancario eccependo la nullità del contratto di conto corrente. Il documento, composto da diciassette fogli mobili, reca le firme dei correntisti solo sulle ultime tre pagine, lasciando prive di sottoscrizione le prime quattordici pagine contenenti le condizioni economiche essenziali. La Corte d'Appello rigetta l'opposizione ritenendo sufficiente la firma finale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei fideiussori, stabilendo che la sottoscrizione contratto a fogli mobili richiede un rigoroso accertamento dell'unitarietà del documento. Non basta la firma sull'ultima pagina se vi è il rischio di inserimento successivo di fogli aggiunti non firmati contenenti elementi essenziali del contratto. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Cessione dei crediti in blocco: no a decisioni a sorpresa
Una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e i suoi fideiussori. Successivamente, una società veicolo è intervenuta nel giudizio affermando di aver acquistato il credito tramite una cessione dei crediti in blocco. La Corte d'Appello ha negato la legittimazione della cessionaria, ritenendo non provata l'inclusione dello specifico credito nella cessione, accogliendo un'eccezione sollevata dai debitori solo nella comparsa conclusionale. La Cassazione ha annullato la sentenza: sebbene il giudice possa rilevare d'ufficio il difetto di legittimazione, trattandosi di una questione mista di fatto e di diritto, avrebbe dovuto obbligatoriamente sottoporre la questione al contraddittorio delle parti, concedendo termini per difendersi. La cessionaria vince il ricorso e la causa torna in appello.
Continua »
Anticipazione su fatture: la banca deve provare l’accredito
Una società di cartolarizzazione ha richiesto a una società cliente la restituzione delle somme anticipate su quindici fatture rimaste insolute. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo provato il finanziamento poiché la società cliente non aveva contestato la ricezione del denaro. La Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che nell'anticipazione su fatture spetta alla banca dimostrare l'effettivo versamento delle somme sul conto del cliente. Poiché la banca non aveva nemmeno allegato tale versamento nei propri atti, la società non aveva alcun dovere di contestarlo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
Continua »
Forma scritta contratti bancari: promesse verbali senza valore
Il Garante ha impugnato la decisione che lo condannava a pagare un debito derivante da fideiussione bancaria. Egli sosteneva l'esistenza di un accordo verbale con il dirigente della banca per estinguere prioritariamente il debito garantito tramite futuri accrediti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la forma scritta contratti bancari è richiesta a pena di nullità ai sensi dell'art. 117 T.U.B. Di conseguenza, l'accordo verbale collaterale non può essere provato né tramite testimoni né tramite giuramento decisorio. La Corte ha inoltre ribadito che le nullità di protezione, pur operando a vantaggio del cliente, possono essere rilevate d'ufficio dal giudice. Il Garante perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
Continua »
Commissione di Istruttoria Veloce: fisco contro banche sull’IRAP
La Corte di Giustizia Tributaria della Liguria ha sollevato un rinvio pregiudiziale in Cassazione per chiarire se la Commissione di Istruttoria Veloce applicata dalle banche debba rientrare nella base imponibile IRAP. L'Agenzia delle Entrate aveva infatti contestato a un istituto di credito la mancata tassazione di tali somme. Tuttavia, la Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, non ha ancora deciso il merito della questione. Rilevato il mancato rispetto del termine di sessanta giorni per la comunicazione della data dell'udienza all'ente impositore, i giudici hanno accolto la richiesta di rinvio della difesa erariale, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per vizio di notifica.
Continua »
Cessione del credito: senza contratti scritti la banca perde
Un'azienda e i suoi fideiussori si oppongono a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Nel corso del giudizio interviene una società terza che dichiara di aver acquistato il debito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'intervento di quest'ultima perché non ha fornito la prova scritta dei contratti di cessione del credito, non bastando la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, anche il ricorso principale dell'azienda viene dichiarato improcedibile poiché i ricorrenti non hanno depositato la copia autentica della sentenza d'appello con la relata di notifica telematica entro i termini di legge. Di conseguenza, l'opposizione dei debitori fallisce definitivamente.
Continua »
Contratto di factoring: il garante perde se contesta in modo generico
Un garante si oppone al decreto ingiuntivo richiesto da una banca per il recupero di un credito derivante da un contratto di factoring stipulato con una cooperativa. Il garante contesta l'esistenza del debito, lamentando la mancata contabilizzazione di un saldo attivo e la genericità dei registri contabili prodotti dall'istituto di credito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del garante. I giudici chiariscono che, una volta dimostrata l'esistenza del contratto di factoring, spetta al debitore o al garante contestare in modo specifico i conteggi, non potendosi limitare a contestazioni generiche. Inoltre, la presenza di una doppia decisione conforme nei precedenti gradi di giudizio impedisce il riesame dei fatti in sede di legittimità. Vince la società cessionaria del credito.
Continua »