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D.Lgs. 276/2003

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Trasferimento d’azienda: deroghe e tutele del lavoro
Una lavoratrice ha citato in giudizio una nuova compagnia aerea per non essere stata assunta dopo che questa aveva acquisito le attività del suo ex datore di lavoro insolvente. La lavoratrice ha invocato le norme sul trasferimento d'azienda (art. 2112 c.c.). La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che nelle procedure di insolvenza finalizzate alla liquidazione sono ammissibili deroghe alle norme di salvaguardia del posto di lavoro. La Corte ha inoltre accertato l'assenza di continuità aziendale tra le due società, requisito fondamentale per l'applicazione della tutela.
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Part-time misto: Cassazione chiarisce i requisiti
Un autista di scuolabus ha contestato il suo contratto, attivo solo durante l'anno scolastico, chiedendone la conversione in full-time. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la piena validità della tipologia contrattuale del part-time misto. La sentenza chiarisce che questo contratto combina legittimamente la riduzione dell'orario giornaliero (tipica del part-time orizzontale) con la concentrazione dell'attività in specifici periodi dell'anno (tipica del part-time verticale). Inoltre, il superamento dei limiti percentuali di assunzioni part-time previsti dal CCNL non comporta, in assenza di una specifica previsione, la conversione automatica del rapporto in un tempo pieno.
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Minimale contributivo: obbligo anche senza retribuzione
Una società cooperativa ha impugnato la condanna al pagamento di contributi per non aver rispettato il minimale contributivo previsto dal CCNL. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'obbligo contributivo sussiste anche per le assenze ingiustificate e non retribuite dei lavoratori, data la natura indisponibile dell'obbligazione.
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Demansionamento: la responsabilità dopo cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12048/2024, ha chiarito la ripartizione di responsabilità in un caso di demansionamento continuato a seguito di una cessione di ramo d'azienda. I giudici hanno stabilito che il datore di lavoro cessionario è responsabile in solido per il danno da demansionamento iniziato dal cedente e proseguito senza interruzioni dopo il trasferimento dei lavoratori, confermando la condanna al risarcimento del danno. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la nuova formulazione dell'art. 2103 c.c. introdotta nel 2015, poiché il demansionamento era iniziato in epoca precedente.
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Società in house: no all’assunzione per ordine del giudice
La Cassazione ha stabilito che un lavoratore non può ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una società in house per ordine del giudice. Questo divieto si applica anche quando vi è un passaggio di personale da un'altra azienda, poiché la natura pubblica della società in house impone il rispetto delle procedure di assunzione del pubblico impiego. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il passaggio di personale come cessione d'azienda e ordinato il subentro della società pubblica nel rapporto di lavoro.
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Somministrazione a termine: regole e risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ente previdenziale pubblico, confermando che i contratti di somministrazione a termine devono rispettare le stesse rigide regole sulla giustificazione (causale) previste per i contratti a tempo determinato diretti. In caso di illegittimità nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria, che la Corte ha quantificato in dodici mensilità applicando la normativa di riferimento.
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Decadenza somministrazione lavoro: la forma scritta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13671/2024, ha stabilito un principio cruciale in tema di decadenza somministrazione lavoro. Ha chiarito che il termine di 60 giorni per impugnare un contratto di somministrazione irregolare si applica anche all'ipotesi di nullità per mancanza di forma scritta, ai sensi del D.Lgs. 81/2015. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva escluso tale termine, affermando la necessità di un'interpretazione sistematica delle norme che non lascia spazio a eccezioni per il vizio formale.
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Lavoro pubblico contrattualizzato: ricorso inammissibile
Un lavoratore ha richiesto la conversione del suo rapporto di lavoro a tempo indeterminato con un consorzio pubblico dopo una serie di contratti di somministrazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, non per il merito della questione, ma per vizi formali nella sua presentazione. L'ordinanza sottolinea che nel lavoro pubblico contrattualizzato, la contestazione di una sentenza richiede argomentazioni specifiche e non generiche, pena l'inammissibilità dell'appello. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale dell'ente è stato dichiarato inefficace.
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Appalto di servizi: quando è lecito e quando no?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva di riconoscere un rapporto di lavoro diretto con la società committente, ritenendo legittimo l'appalto di servizi in essere. La Corte ha chiarito che, per la liceità dell'appalto, è fondamentale l'autonomia organizzativa dell'appaltatore, che deve gestire in proprio i lavoratori, anche se questi operano all'interno del ciclo produttivo del committente. La decisione sottolinea che l'onere di provare la natura fraudolenta dell'appalto spetta al lavoratore e ribadisce i limiti del giudizio di Cassazione, che non può riesaminare i fatti.
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Prosecuzione di fatto: la Cassazione decide sul rapporto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la prosecuzione di fatto di un rapporto di lavoro dopo un affitto d'azienda. Una lavoratrice, dopo decenni di collaborazione con una società, ha continuato a lavorare per la nuova azienda affittuaria senza un contratto formale per un certo periodo. I giudici di merito hanno riconosciuto tale prosecuzione di fatto, condannando la società al pagamento delle retribuzioni. La Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso dell'azienda che quello incidentale della lavoratrice, confermando la decisione basata sulla realtà effettiva del rapporto e sanzionando vizi procedurali negli atti di appello.
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Intermediazione di manodopera: no al ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni amministrative a carico di una società edile per violazioni in materia di comunicazione di assunzione di lavoratori. Il caso trae origine da un'accusa di intermediazione di manodopera illecita, mascherata da subappalti. L'azienda aveva contestato la competenza della Direzione Provinciale del Lavoro e l'applicabilità delle norme, ma la Corte ha rigettato tutti i motivi, stabilendo la piena legittimità dell'operato dell'amministrazione e l'infondatezza delle eccezioni procedurali e di merito sollevate.
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Contratto a progetto nullo: sanzioni e conseguenze
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni a un'azienda per violazione degli obblighi di comunicazione, a seguito della riqualificazione di 77 contratti di lavoro. La Corte ha stabilito che un contratto a progetto, se privo di un progetto specifico e autonomo rispetto all'attività ordinaria, si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Di conseguenza, la comunicazione iniziale del contratto a progetto è considerata omessa, poiché non riflette la vera natura del rapporto, giustificando l'applicazione delle sanzioni amministrative.
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Licenziamento a non domino: le tutele per il lavoratore
Un lavoratore, formalmente dipendente di una società cooperativa ma di fatto impiegato presso un consorzio, viene licenziato dal datore di lavoro formale. La Corte di Cassazione ha qualificato l'atto come 'licenziamento a non domino', ovvero un licenziamento proveniente da un soggetto non legittimato, rendendolo giuridicamente inesistente. Di conseguenza, il rapporto di lavoro con il datore di lavoro effettivo (il consorzio) non si è mai interrotto. La Corte chiarisce che in questi casi non si applicano le tutele specifiche dell'art. 18 (reintegrazione), ma le tutele di diritto comune, come il risarcimento del danno per la mancata prestazione lavorativa.
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Contratti a progetto: quando è un lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che riqualificavano 53 contratti a progetto in rapporti di lavoro subordinato. Il caso riguardava una società di formazione i cui 'progetti' per i docenti coincidevano interamente con l'attività ordinaria dell'azienda, mancando della specificità richiesta dalla legge. La Corte ha ribadito che un progetto deve essere distinto e autonomo rispetto al ciclo produttivo aziendale, altrimenti si configura un abuso dello strumento contrattuale.
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Somministrazione a termine PA: Danno senza 36 mesi
La Corte di Cassazione stabilisce che l'abuso della somministrazione a termine PA si configura con la sola violazione dei requisiti di temporaneità, dando diritto al risarcimento del danno anche se non si superano i 36 mesi di contratto. La Corte d'Appello aveva erroneamente negato il risarcimento basandosi solo sulla durata. La Cassazione cassa la sentenza e rinvia, affermando che la mancanza di cause eccezionali è sufficiente a provare l'illecito.
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Decadenza impugnazione somministrazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34898/2025, ha stabilito che in caso di successione di contratti di somministrazione a termine, la decadenza dell'impugnazione va calcolata singolarmente per ciascun contratto. L'impugnazione dell'ultimo contratto non estende i suoi effetti ai precedenti, per i quali il termine decorre dalla rispettiva scadenza. Il caso riguardava una lavoratrice che, avendo impugnato solo l'ultimo di una serie di contratti, si è vista rigettare la domanda di accertamento dell'illegittimità dei rapporti precedenti per intervenuta decadenza. La Corte ha confermato la decisione, precisando che non esiste un unico rapporto continuativo fino all'accertamento giudiziale dell'illegittimità.
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Lavoro subordinato call center: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di call center contro la riqualificazione dei contratti a progetto in lavoro subordinato. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ravvisato la sussistenza della subordinazione nonostante l'apparente libertà dei collaboratori di scegliere l'orario di lavoro. Elementi come il rischio di perdere la postazione e le modalità di compenso sono stati ritenuti decisivi per dimostrare l'assoggettamento dei lavoratori al potere direttivo aziendale.
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Contratto a progetto: quando la nullità non è licenziamento
La Cassazione rigetta il ricorso di alcuni lavoratori, confermando che la conversione di un contratto a progetto nullo in rapporto subordinato non trasforma la naturale scadenza del termine in un licenziamento illegittimo. I ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Obbligo di repechage: licenziamento illegittimo
Un lavoratore viene licenziato per giustificato motivo oggettivo alla fine di un appalto. Il Tribunale dichiara il licenziamento illegittimo non per l'insussistenza del motivo, ma per la violazione dell'obbligo di repechage, in quanto il datore di lavoro non ha provato di aver cercato una ricollocazione. In applicazione di recenti principi, la sanzione non è il reintegro ma un'indennità risarcitoria. La sentenza chiarisce anche i limiti della responsabilità solidale del committente, escludendo i crediti di natura risarcitoria come le ferie non godute.
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Inquadramento PA: no a declassifica post concorso
Una lavoratrice del settore pubblico, precedentemente impiegata con contratti di somministrazione e poi a termine, ha contestato il suo inquadramento professionale, ritenuto inferiore, al momento della stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la partecipazione al concorso pubblico, che definiva l'inquadramento, e la successiva stabilizzazione hanno un effetto sanante, rendendo non contestabile la qualifica assegnata. La Corte ha inoltre chiarito che il servizio prestato in somministrazione non fonda un diritto all'inquadramento nei confronti della Pubblica Amministrazione.
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