LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 241/1997 — Anno 2023

Pagina 2 di 4

Altri anni per D.Lgs. 241/1997

Socio fondatore ma non lavora: no alla Gestione Commercianti INPS
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che i redditi derivanti dalla mera partecipazione come socio fondatore a una società di capitali, senza lo svolgimento di alcuna attività lavorativa, non rilevano ai fini della determinazione della base imponibile per la Gestione Commercianti INPS. La distinzione fiscale che qualifica tali utili come reddito da lavoro autonomo costituisce una finzione giuridica valida solo a fini fiscali e non previdenziali.
Continua »
Definizione agevolata: stop alla lite fiscale sull’immobile
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di liquidazione per maggiore INVIM relativo alla rettifica del valore di un immobile. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha richiesto la sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata delle liti pendenti, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, preso atto dell'istanza e verificati i presupposti di legge che prevedono la sospensione del processo in pendenza dei termini per il perfezionamento della sanatoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il completamento della procedura di definizione agevolata.
Continua »
Società di comodo: sì al rimborso IVA se il blocco è esterno
L'Agenzia delle Entrate ha negato a una società consortile il rimborso dell'IVA per l'anno 2008, qualificandola come società di comodo ai sensi della legge n. 724/1994. La società ha contestato il diniego, dimostrando che l'inattività era dovuta a cause oggettive e non imputabili: il blocco della costruzione di termovalorizzatori causato da una sentenza della Corte di Giustizia Europea e dal successivo stop politico e amministrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la presunzione di inoperatività può essere superata provando impedimenti oggettivi esterni, anche direttamente in sede di giudizio senza previo interpello. La società ottiene così il diritto al rimborso IVA e la condanna del fisco alle spese.
Continua »
Rimborso Credito IVA Consolidato: No alla Cassa, Sì Compensazione
Una società capogruppo (consolidante) ha richiesto all'Agenzia delle Entrate il rimborso in denaro di un credito IVA trasferitole da una società controllata (consolidata). L'Agenzia ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio chiaro: finché il regime del consolidato fiscale è attivo, i crediti trasferiti dalla società figlia alla madre possono essere usati solo in compensazione per pagare altre imposte del gruppo. Il **rimborso credito IVA consolidato** in forma monetaria non è ammesso in questa situazione. La liquidità del credito è possibile solo in casi diversi, come l'interruzione anticipata del consolidato.
Continua »
Appello Fiscale generico? Non se critica la sentenza: la Cassazione
Uno studio associato utilizza crediti d'imposta per compensare l'IVA, ma l'Agenzia delle Entrate li contesta. L'appello dell'Agenzia viene respinto perché ritenuto troppo generico. La Corte di Cassazione interviene, ribaltando la decisione. La Corte chiarisce il principio della 'specificità dei motivi di appello', affermando che un ricorso è valido se critica in modo comprensibile le ragioni della sentenza precedente, senza bisogno di formule rigide. L'Agenzia delle Entrate vince sul piano procedurale e la causa dovrà essere riesaminata nel merito.
Continua »
Indebita compensazione: sequestro da 3M€ confermato a Cassino
Un amministratore di società ha utilizzato crediti INAIL e INPS inesistenti per un valore di oltre 3,3 milioni di euro per non pagare le tasse. Le autorità hanno disposto un sequestro preventivo sui suoi beni. L'imprenditore ha contestato la decisione, sostenendo che il Tribunale competente fosse quello di Roma e non di Cassino. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per il reato di indebita compensazione di crediti inesistenti, la competenza territoriale è del giudice del luogo dove il reato è stato concretamente accertato dalla Procura. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato.
Continua »
Fatture false: Cassazione nega detrazione IVA per operazioni inesistenti
La Corte di Cassazione ha confermato l'avviso di accertamento a carico di una contribuente per l'indetraibilità IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva fornito indizi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà del fornitore, una società priva di personale, attrezzature e con legami di parentela con la contribuente. Secondo la Corte, spetta al Fisco provare la frode e la consapevolezza dell'acquirente, anche tramite indizi. A quel punto, è l'imprenditore a dover dimostrare di aver agito con la massima diligenza per evitare di essere coinvolto. Non avendo fornito tale prova, la contribuente ha perso il diritto alla detrazione dell'IVA e il ricorso è stato respinto.
Continua »
Indebita Compensazione: Assolta, Condannata e Salvata in Cassazione
La legale rappresentante di un'azienda viene assolta dall'accusa di indebita compensazione per aver utilizzato crediti fiscali inesistenti, forniti da un'altra società tramite un contratto di accollo. Il giudice ritiene che sia stata truffata e abbia agito in buona fede. La Procura fa appello e ottiene la condanna. La Corte di Cassazione, però, annulla la condanna e rende definitiva l'assoluzione. La motivazione non riguarda il merito della vicenda, ma un vizio procedurale: l'appello del Pubblico Ministero era troppo generico e quindi inammissibile, non avendo contestato in modo specifico le ragioni dell'assoluzione iniziale.
Continua »
Confisca profitto reato tributario: soldi leciti pignorati?
Due amministratori hanno evaso tasse per oltre 2 milioni di euro tramite crediti fiscali inesistenti. Dopo un patteggiamento, hanno contestato la confisca dei loro beni, sostenendo che il denaro sequestrato avesse origine lecita e che il profitto del reato fosse svanito a seguito di successivi atti dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la confisca del profitto di un reato tributario è sempre legittima quando riguarda il denaro, poiché è un bene fungibile, a prescindere dalla sua provenienza specifica. Inoltre, il profitto si concretizza al momento del reato e non viene annullato da eventi successivi. La confisca è stata quindi confermata.
Continua »
Recupero Credito IVA: Agenzia Entrate perde per un ricorso tardivo
Una società contesta un atto di recupero credito IVA, sostenendo che l'Agenzia delle Entrate abbia agito troppo tardi, superando i termini di decadenza. La Commissione Tributaria Regionale dà ragione alla società. L'Agenzia ricorre in Cassazione, ma commette un errore fatale: deposita il ricorso oltre il termine breve di 60 giorni dalla notifica della sentenza. La Corte Suprema, senza nemmeno entrare nel merito della questione fiscale, dichiara il ricorso inammissibile per tardività. La vittoria della società viene così confermata, non per ragioni sostanziali, ma per un errore procedurale dell'Amministrazione Finanziaria.
Continua »
Credito IVA inesistente: acquisto a basso costo non salva dalla frode
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale nei confronti di un'azienda che aveva utilizzato in compensazione un credito IVA inesistente, acquistato da una terza società. I giudici hanno stabilito che la buona fede dell'acquirente non è rilevante quando l'operazione alla base del credito è oggettivamente fittizia. L'onere della prova dell'esistenza dell'operazione spetta al contribuente. Inoltre, l'acquisto del credito a un prezzo notevolmente inferiore al suo valore nominale (in questo caso, 50.000 euro per un credito da 200.000) è stato considerato un forte indizio della consapevolezza della natura fraudolenta dell'operazione, escludendo così la possibilità di invocare il legittimo affidamento.
Continua »
Doppio Lavoro: obbligatoria l’Iscrizione Gestione Separata INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che un professionista, ingegnere, che svolge contemporaneamente un lavoro da dipendente è obbligato all'iscrizione alla Gestione Separata INPS per i redditi derivanti dalla libera professione. Secondo i giudici, il versamento del solo contributo integrativo alla cassa professionale di categoria (INARCASSA) non è sufficiente a garantire una copertura previdenziale e non esonera da tale obbligo. L'iscrizione alla Gestione Separata INPS è quindi necessaria per assicurare la tutela pensionistica a un'attività che altrimenti ne sarebbe priva. La Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine per il pagamento e non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi.
Continua »
Contributo integrativo non basta: obbligo Iscrizione Gestione Separata INPS
Un avvocato, iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense per la pensione, versava solo il contributo integrativo. L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali, sostenendo l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata. L'avvocato si è opposto, ritenendo il versamento del contributo integrativo sufficiente a escludere tale obbligo. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'INPS. Ha stabilito che il contributo integrativo ha solo una funzione di solidarietà e non crea una posizione pensionistica. Pertanto, l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata INPS sussiste per garantire una copertura previdenziale effettiva al professionista, in base al principio di universalità della tutela. L'INPS vince la causa.
Continua »
Prescrizione Contributi Gestione Separata: vince il Professionista
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sulla prescrizione contributi Gestione Separata. Un Ente Previdenziale aveva richiesto a un Professionista il pagamento di contributi relativi al 2004, ma la richiesta era arrivata solo nel 2010. L'Ente sosteneva che il termine di prescrizione di cinque anni dovesse partire dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che il termine decorre dalla scadenza legale per il pagamento dei contributi (in questo caso, giugno 2005). Di conseguenza, la richiesta dell'Ente è stata giudicata tardiva e il debito del Professionista è stato dichiarato estinto per prescrizione. Il Professionista ha quindi vinto la causa.
Continua »
Prescrizione Contributi Gestione Separata: Vince la Scadenza
Un lavoratore autonomo si oppone a una richiesta di pagamento di contributi per l'anno 2007, ricevuta dall'Ente Previdenziale nel 2013. L'Ente sosteneva che la prescrizione di cinque anni decorresse dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha invece stabilito un principio fondamentale sulla **Prescrizione contributi Gestione Separata**: il termine inizia a decorrere dalla scadenza fissata per il pagamento, non dalla successiva dichiarazione. Poiché la richiesta dell'Ente è arrivata oltre i cinque anni dalla scadenza del versamento (fissata al 16 giugno 2008), il debito è stato dichiarato estinto. Il lavoratore ha quindi vinto la causa.
Continua »
Omesso versamento: condannato nonostante i crediti vantati
Un contribuente, condannato per omesso versamento di imposte, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva di avere diritto a una compensazione con dei crediti e che mancasse l'intenzione di evadere. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo le sue argomentazioni. I giudici hanno sottolineato che non si possono riproporre in Cassazione le stesse valutazioni già respinte in appello. La condanna per l'omesso versamento è stata quindi confermata, poiché il mancato pagamento aveva causato un danno effettivo allo Stato e la difesa non ha provato le sue ragioni. Il contribuente è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Prescrizione Contributi Gestione Separata: Proroga Salva l’INPS
Un professionista ometteva di versare i contributi dovuti alla Gestione Separata INPS per due annualità. L'INPS richiedeva il pagamento, ma il professionista eccepiva l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla decorrenza della prescrizione contributi Gestione Separata. Ha stabilito che il termine di cinque anni non parte dalla scadenza originaria, ma dalla data di pagamento effettiva, anche se prorogata da un decreto del Governo (D.P.C.M.). Di conseguenza, la proroga dei versamenti fiscali sposta in avanti anche l'inizio del conto alla rovescia per la prescrizione. La Corte ha quindi dato ragione all'INPS, annullando la precedente decisione e rinviando la causa per un nuovo esame basato su questo principio.
Continua »
Indebita Compensazione: Bando Annullato per Motivazione Assente
Un amministratore di società era stato sottoposto al divieto temporaneo di ricoprire cariche direttive per un'operazione di indebita compensazione. Aveva utilizzato crediti fiscali di terzi, acquisiti tramite accollo, per pagare i debiti tributari delle proprie aziende. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegalità di questo schema, ma ha annullato parzialmente il provvedimento. Il motivo è che i giudici precedenti non avevano risposto a una specifica obiezione della difesa, secondo cui uno degli importi contestati era inferiore alla soglia di punibilità del reato. La questione è stata quindi rinviata a un nuovo giudice per una valutazione motivata su quel singolo punto.
Continua »
Prescrizione Contributi: Proroga Salva l’Ente, Professionista Paga
Una professionista si oppone alla richiesta di pagamento dei contributi del 2009, ritenendo il suo debito estinto per prescrizione. I giudici di merito le danno ragione, calcolando la scadenza quinquennale dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte chiarisce che una proroga governativa aveva spostato il termine di pagamento al 6 luglio 2010. Questo slittamento ha spostato anche l'inizio del calcolo della prescrizione contributi previdenziali, rendendo la richiesta dell'Ente tempestiva e valida. Di conseguenza, la professionista è tenuta a versare i contributi richiesti.
Continua »
Gestione Separata INPS: Professionista vince, obbligo solo se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente Previdenziale contro un professionista per contributi non versati nel 2010. L'Ente contestava la prescrizione del debito, ma la Corte ha evidenziato un punto più importante: l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS non sussisteva affatto. Per i professionisti, infatti, tale obbligo scatta solo in caso di attività 'abituale', a prescindere dal reddito. La soglia dei 5.000 euro è rilevante solo per il lavoro autonomo occasionale. Poiché nel caso specifico mancava il requisito dell'abitualità, il professionista ha vinto la causa e non ha dovuto versare alcun contributo.
Continua »