LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 218/1997

Pagina 4 di 13

Definizione agevolata della controversia tra Fisco e perdite
Una società aderisce a un verbale di constatazione chiedendo lo scomputo delle perdite pregresse. L'Agenzia delle Entrate emette un atto di liquidazione senza applicare lo scomputo, sostenendo la tardività della richiesta. La società impugna l'atto e chiede la definizione agevolata della controversia ex D.L. 119/2018. L'amministrazione nega la definizione agevolata ritenendo l'atto non impositivo ma di mera liquidazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che il rifiuto dello scomputo esprime una vera e propria pretesa fiscale ulteriore. Pertanto l'atto possiede natura impositiva e la definizione agevolata della controversia deve essere concessa, con conseguente estinzione del giudizio principale.
Continua »
Studi di settore: il silenzio non cancella la difesa
L'Agenzia delle Entrate invia un avviso di accertamento a un imprenditore, applicando gli studi di settore errati indicati per sbaglio nella dichiarazione dei redditi. L'imprenditore non si presenta al primo invito dell'ufficio per il contraddittorio. Successivamente, impugna l'atto davanti ai giudici tributari per dimostrare l'errore del codice relativo alla sua vera attività. La Commissione Tributaria Regionale respinge il ricorso sostenendo che la mancata risposta iniziale precludesse nuove prove. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e accoglie il ricorso dell'imprenditore. La Suprema Corte chiarisce che l'assenza al confronto amministrativo non elimina il diritto del contribuente di difendersi in giudizio. Il giudice tributario deve valutare la reale applicabilità degli studi di settore ed esaminare le prove offerte dal contribuente in aula.
Continua »
Accertamento con adesione: socio contro il fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate notifica un avviso di accertamento al socio unico e liquidatore di una società estinta per debiti tributari societari. Il contribuente presenta istanza di accertamento con adesione, contando sulla sospensione dei termini per impugnare l'atto. I giudici d'appello dichiarano il ricorso tardivo e inammissibile, sostenendo che l'accordo col fisco non fosse applicabile visto che l'accertamento societario era ormai definitivo. Il contribuente ricorre in Cassazione denunciando l'errata applicazione della legge. La Corte di Cassazione rileva la mancanza dei presupposti per decidere la causa in camera di consiglio. Pertanto, ordina l'acquisizione del fascicolo d'ufficio e rinvia la discussione a una nuova udienza pubblica per approfondire la questione.
Continua »
Accertamento da studi di settore: il silenzio dà ragione al fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un commerciante, rideterminando i ricavi tramite l'applicazione degli studi di settore. Il Contribuente non ha partecipato al contraddittorio preventivo e ha successivamente impugnato l'atto, contestando l'inapplicabilità dello specifico studio di settore e lamentando la mancata risposta del fisco alla sua proposta di accertamento con adesione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'inerzia del contribuente che non partecipa al contraddittorio legittima il fisco a fondare l'atto solo sugli standard statistici. Inoltre, la mancata convocazione per l'adesione non rende nullo l'atto. Di conseguenza, l'accertamento da studi di settore è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Costi di sponsorizzazione: quando l’accordo col fisco non basta
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società, disconoscendo i costi di sponsorizzazione ritenuti fittizi, nonostante un precedente accertamento con adesione. La Cassazione ha chiarito che l'accordo con il fisco non impedisce un nuovo accertamento se emergono elementi sopravvenuti, come indagini bancarie su terzi. Tuttavia, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso della società: i giudici di merito hanno errato nel negare in blocco la deducibilità dei costi senza distinguere tra operazioni oggettivamente inesistenti (mai avvenute) e soggettivamente inesistenti (avvenute ma con soggetti diversi). Per queste ultime, infatti, i costi di sponsorizzazione restano deducibili se rispettano i requisiti generali di inerenza e non sono legati a reati. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: fisco batte difesa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la detrazione dell'Iva su sponsorizzazioni ritenute fittizie, qualificandole come operazioni soggettivamente inesistenti. La società si è difesa eccependo l'archiviazione del procedimento penale e un precedente accordo di accertamento con adesione per le imposte dirette. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che l'archiviazione penale non vincola il giudice tributario, il quale può valutare autonomamente gli indizi di frode. Inoltre, il precedente accordo parziale sulle imposte dirette non impedisce un successivo accertamento sull'Iva per operazioni inesistenti. Di conseguenza, la società perde la causa, vede confermate le sanzioni e l'obbligo di restituire l'Iva indebitamente detratta, oltre al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Accertamento con adesione: il fisco perde e deve rimborsare
L'Amministrazione Finanziaria ha riqualificato come finanziamento una parte delle royalties (compensi per marchi o brevetti) versate da una Società Italiana alla casa madre estera, tassando l'importo al lordo delle ritenute già versate. La Società Italiana ha quindi richiesto il rimborso delle ritenute non dovute. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso, sostenendo che l'accordo di accertamento con adesione firmato dalle parti rendesse la pretesa intoccabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la Società Italiana ha pieno diritto al rimborso. L'accordo di accertamento con adesione non impedisce la restituzione delle imposte se il fisco ha riqualificato l'operazione tassando due volte la stessa somma.
Continua »
Società a ristretta base: tasse ai soci con azienda estinta
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento per utili extracontabili nei confronti di una socia al 95% di una società a ristretta base, già cancellata dal registro delle imprese. I giudici di merito avevano annullato l'atto ritenendo invalida la notifica alla società ormai estinta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'inefficacia della notifica alla società non fa venire meno l'accertamento verso il socio. Nei casi di società a ristretta base opera la presunzione di distribuzione dei maggiori ricavi ai soci, i quali possono comunque difendersi nel merito contestando la pretesa tributaria o dimostrando il mancato incasso o l'estraneità alla gestione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Notifica del ricorso per cassazione: il web non salva il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione d'appello favorevole a una contribuente in merito a un accertamento fiscale. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. L'amministrazione finanziaria non ha depositato l'avviso di ricevimento cartaceo della raccomandata, ma solo la stampa del tracciamento online del sito di Poste Italiane. I giudici hanno stabilito che la regolare notifica del ricorso per cassazione può essere provata esclusivamente tramite l'avviso di ricevimento ufficiale munito di timbro postale. La semplice stampa web non ha valore legale sostitutivo, determinando così la sconfitta del fisco.
Continua »
Accordo societario e utili extracontabili: il socio paga
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti della socia all'ottanta per cento di una società a ristretta base, presumendo la distribuzione di utili occulti derivanti da costi fittizi. La società aveva precedentemente ridotto il proprio imponibile tramite accertamento con adesione. I giudici di appello avevano annullato l'atto contro la socia, ritenendo non provata la reale distribuzione dei fondi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la presunzione di distribuzione di utili extracontabili opera anche se la società ha definito la propria posizione con un accordo. Inoltre, il giudice tributario non può limitarsi ad annullare l'atto, ma deve rideterminare la pretesa nel merito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Indagini bancarie: dipendenti protetti dai prelievi del fisco
Un lavoratore italiano, impiegato in Russia come piastrellista, ha subito accertamenti fiscali basati su indagini bancarie per presunti redditi non dichiarati. L'Agenzia delle Entrate considerava tali somme come reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha chiarito due aspetti fondamentali. In primo luogo, poiché l'attività del contribuente è stata qualificata come lavoro dipendente e non d'impresa, la presunzione legale che considera i prelevamenti bancari come reddito non può essere applicata. In secondo luogo, la Suprema Corte ha stabilito che un precedente accertamento con adesione non impedisce al fisco di emettere nuovi accertamenti integrativi, a patto che emergano nuovi elementi di evasione che superino le soglie minime previste dalla legge, indipendentemente dalla loro astratta conoscibilità precedente. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Accertamento con adesione tardivo: il contribuente perde
L'Agenzia delle Entrate ha notificato agli eredi di un imprenditore un avviso di accertamento per una sopravvenienza attiva derivante da sgravi contributivi post-sisma. Gli eredi hanno impugnato l'atto, ma il fisco ha eccepito la tardività del ricorso di primo grado: l'istanza di accertamento con adesione era stata infatti spedita oltre il termine di 60 giorni, facendo perdere la sospensione di 90 giorni per il ricorso. I giudici di merito hanno ignorato la questione procedurale, decidendo a favore dei contribuenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che il giudice d'appello avrebbe dovuto verificare prioritariamente la tempestività del ricorso originario legata alla corretta presentazione dell'accertamento con adesione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Sanzioni collegate al tributo: la Cassazione azzera i costi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Contribuente l'omesso versamento di ritenute fiscali per l'anno 2007. La società ha presentato domanda di definizione agevolata della lite pendente a costo zero, avendo già sanato il tributo principale tramite l'adesione a un verbale di constatazione. La Corte di Cassazione ha accolto la tesi della società, stabilendo che le sanzioni per omesso versamento rientrano tra le sanzioni collegate al tributo. Di conseguenza, se il debito d'imposta principale è già stato estinto, la controversia sulle sole sanzioni collegate può essere chiusa senza alcun ulteriore pagamento. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla lite fiscale.
Continua »
Accertamento con adesione: il Fisco perde, rimborsi salvi
Una società immobiliare ha rinegoziato un mutuo per ristrutturare un immobile e ha successivamente richiesto il rimborso dell'Ires per la mancata deduzione degli interessi passivi. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, sostenendo che il precedente accertamento con adesione, firmato dalla società su un verbale di constatazione (PVC) riguardante solo i compensi degli amministratori, avesse reso definitivo l'intero debito d'imposta per quell'anno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che l'accertamento con adesione su base parziale non preclude al contribuente il diritto di chiedere il rimborso di imposte pagate in eccesso per voci diverse e non trattate nell'accordo, come gli interessi del mutuo.
Continua »
Accertamento con adesione: l’accordo parziale salva il rimborso
Una società immobiliare rinegoziava un mutuo e successivamente definiva un verbale di constatazione tramite accertamento con adesione limitatamente a compensi degli amministratori. Successivamente, chiedeva il rimborso dell'Ires per la mancata deduzione degli interessi passivi sul mutuo rinegoziato. L'Amministrazione Finanziaria negava il rimborso, ritenendo il rapporto tributario ormai cristallizzato dall'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che l'accertamento con adesione parziale non preclude al contribuente la possibilità di chiedere rimborsi per voci di spesa diverse e non coperte dall'accordo, come gli interessi passivi. Inoltre, la legge non prevede limiti alla deducibilità degli interessi basati sul peggioramento delle condizioni del mutuo rinegoziato.
Continua »
Deduzione degli interessi passivi: salvi i rimborsi del mutuo
L'Agenzia delle Entrate ha negato a una società immobiliare il rimborso della maggior IRES versata, sostenendo che la precedente adesione a un PVC parziale riguardante i compensi degli amministratori avesse reso definitivo l'intero imponibile. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'adesione parziale non preclude la successiva richiesta di rimborso per voci non coperte dall'accordo, come la deduzione degli interessi passivi derivanti da un mutuo rinegoziato. I giudici hanno inoltre stabilito che la legge non impone un divieto di peggioramento delle condizioni del finanziamento per poter dedurre tali interessi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando il diritto della società al rimborso delle imposte versate in eccedenza.
Continua »
Accertamento con adesione: senza accordo la cartella è valida
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso due avvisi di accertamento IRPEF nei confronti di un professionista. Il Contribuente ha avviato un procedimento di accertamento con adesione, che tuttavia non si è mai concluso con un accordo. Confidando in una risoluzione bonaria, il Contribuente non ha impugnato gli avvisi nei termini di legge, facendoli diventare definitivi. Ricevuta la successiva cartella esattoriale, l'ha impugnata chiedendo la rimessione in termini per contestare i vecchi avvisi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che la mancata conclusione dell'accertamento con adesione non giustifica il superamento dei termini di impugnazione. L'istanza di adesione sospende i termini solo per novanta giorni, dopodiché l'atto impositivo diventa definitivo se non impugnato. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso originario del Contribuente, confermando la validità della cartella esattoriale.
Continua »
Accertamento parziale: l’accordo non blocca i controlli futuri
Il Contribuente impugnava due avvisi di accertamento per Irpef, Iva e Irap relativi agli anni 2006 e 2007. La Commissione Tributaria Regionale annullava gli atti, ritenendo che l'adesione del contribuente a un precedente verbale di constatazione per gli anni dal 2008 al 2010 precludesse all'Amministrazione finanziaria la possibilità di svolgere ulteriori indagini bancarie per annualità diverse. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'accertamento parziale e la relativa definizione agevolata non impediscono al fisco di esercitare una successiva e ulteriore azione accertatrice, purché entro i termini di decadenza previsti dalla legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Accertamento con adesione: firma del gestore e debiti passati
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento contro il nuovo legale rappresentante di un'associazione sportiva dilettantistica per debiti del 2008. Il rappresentante aveva firmato nel 2015 un accertamento con adesione per rateizzare il debito, ma poi l'associazione non ha pagato. I giudici di merito hanno annullato la cartella perché l'uomo non era amministratore nel 2008. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione sulla responsabilità del rappresentante per debiti passati tramite l'accertamento con adesione, ha rinviato la causa alla pubblica udienza della Sezione Tributaria per una decisione approfondita.
Continua »
Adesione al processo verbale di constatazione: stop ai ricorsi
Un ex liquidatore di due società già cancellate dal registro delle imprese riceveva un verbale di verifica fiscale per costi fittizi e IVA indebita. Per ridurre le sanzioni, presentava istanza di adesione al processo verbale di constatazione. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate emetteva gli atti di definizione, che venivano però impugnati dal liquidatore e dalle società estinte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'adesione al processo verbale di constatazione comporta l'accettazione integrale dei rilievi e rende l'atto inoppugnabile. Inoltre, le società cancellate prima della notifica degli atti non hanno capacità processuale, rendendo nullo il loro tentativo di fare causa. Vince l'Agenzia delle Entrate.
Continua »