LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 165/2001

Pagina 81 di 40

Improcedibilità ricorso: onere del deposito atti
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto in primo grado la conversione del contratto a termine, vedeva la sua domanda respinta in appello. Ricorreva quindi in Cassazione, ma la Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso. La causa di tale decisione è stata puramente processuale: la ricorrente non ha depositato, insieme al ricorso, la copia autentica della sentenza d'appello con la relativa relata di notifica, adempimento fondamentale per verificare la tempestività dell'impugnazione. La Corte ha ribadito che tale onere è inderogabile e la sua omissione determina l'inammissibilità dell'esame nel merito.
Continua »
Contestazione disciplinare: quando inizia il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31646/2023, ha chiarito un punto cruciale sulla contestazione disciplinare nel pubblico impiego. Il caso riguardava un funzionario di polizia municipale sanzionato per non aver indossato la divisa per oltre un anno. L'agente sosteneva che la procedura fosse tardiva. La Corte ha stabilito che il termine per avviare il procedimento non decorre da una generica segnalazione, ma solo dal momento in cui l'Ufficio Procedimenti Disciplinari acquisisce una notizia dettagliata e circostanziata dell'infrazione, tale da poter formulare un'accusa precisa. La sanzione è stata quindi confermata.
Continua »
Responsabilità solidale appalti: obblighi del committente
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di costruzioni, e l'ente committente, una società a partecipazione pubblica, per il mancato pagamento di spettanze retributive. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità del committente, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che il principio di responsabilità solidale appalti si applica anche agli organismi di diritto pubblico quando agiscono come committenti, poiché la norma mira a proteggere i lavoratori, un fine distinto dalle regole sugli appalti pubblici.
Continua »
Responsabilità solidale appalti: obblighi per enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31304/2023, ha stabilito che la responsabilità solidale appalti si applica anche a società committenti qualificabili come organismi di diritto pubblico. In un caso riguardante il mancato pagamento di retribuzioni a un lavoratore da parte di una ditta appaltatrice fallita, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione di merito. È stato chiarito che la natura di organismo di diritto pubblico non equivale a quella di 'pubblica amministrazione' ai fini dell'esenzione prevista dalla legge, garantendo così la tutela del credito del lavoratore anche nei confronti del committente a partecipazione statale.
Continua »
Riqualificazione contratto società pubblica: le regole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30926/2023, ha chiarito i limiti della riqualificazione del contratto a progetto in lavoro subordinato presso una società a partecipazione pubblica. La Corte ha stabilito che, per i rapporti sorti prima del D.L. 112/2008, la conversione è possibile poiché la società era soggetta al diritto privato. Tuttavia, ha specificato che al lavoratore non spetta il risarcimento pieno, ma l'indennità onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della Legge n. 183/2010.
Continua »
Compensatio lucri cum damno: pensione non detraibile
Un dirigente pubblico, collocato a riposo prima del tempo, ha contestato la decisione di sottrarre la pensione percepita dal risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30783/2023, ha stabilito che la pensione non può essere detratta, in quanto non deriva dall'atto illecito del datore di lavoro, ma da requisiti legali autonomi, chiarendo i limiti del principio della compensatio lucri cum damno.
Continua »
Compenso extra dipendente pubblico: quando è dovuto?
Un dipendente di un ente previdenziale, con mansioni tecniche, ha svolto perizie immobiliari per l'erogazione di mutui da parte dello stesso ente. Ritenendo tale attività esterna alle sue mansioni, ha richiesto un compenso extra. La Corte di Cassazione ha rigettato la sua domanda, stabilendo che le perizie rientravano nei fini istituzionali dell'ente e, pertanto, erano già coperte dalla retribuzione ordinaria in base al principio di onnicomprensività. La Corte ha inoltre chiarito che un rapporto diretto tra il perito e il richiedente il mutuo avrebbe generato un inammissibile conflitto di interessi.
Continua »
Giurisdizione scelta sede: decide il giudice ordinario
Un dipendente pubblico, vincitore di concorso, si è visto negare la possibilità di scegliere la sede di lavoro vicino casa in base alla Legge 104/1992. La Corte di Cassazione ha stabilito che la questione sulla giurisdizione per la scelta della sede spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La decisione chiarisce che, una volta conclusa la fase concorsuale con la graduatoria finale, ogni controversia relativa all'assegnazione della sede rientra nella gestione del rapporto di lavoro di natura privatistica.
Continua »
Licenziamento giusta causa: termini e proporzionalità
Un dirigente pubblico, presidente di una commissione di gara, è stato oggetto di licenziamento per giusta causa per aver fornito a un'azienda partecipante documenti alterati e aver falsificato delle firme. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il licenziamento. La Corte ha chiarito che il termine per l'azione disciplinare decorre da quando l'ente ha una notizia dell'infrazione completa e dettagliata, non dalla prima segnalazione generica. Ha inoltre ribadito la competenza del giudice nel valutare la proporzionalità della sanzione.
Continua »
Prescrizione lettori universitari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione per le differenze retributive degli ex lettori universitari decorre non dalla cessazione del rapporto, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha definito il loro diritto. Nel caso esaminato, un ex lettore aveva citato in giudizio un'università per ottenere un trattamento economico superiore. La Corte d'Appello aveva applicato la prescrizione quinquennale a ritroso dalla data delle dimissioni. La Cassazione, accogliendo il ricorso su questo punto, ha chiarito che il diritto non poteva essere esercitato prima della nuova legge, annullando così la precedente decorrenza della prescrizione per i lettori universitari.
Continua »
Rinuncia al risarcimento: quando è nulla per la legge?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al risarcimento del danno da parte di lavoratori precari del settore pubblico è da considerarsi nulla qualora sia collegata, in un rapporto sinallagmatico, alla stipula di un ulteriore contratto a termine che viola norme imperative, come il superamento del limite massimo di durata di 36 mesi. Il caso riguardava alcuni agenti di polizia municipale che avevano accettato un nuovo contratto part-time rinunciando a ogni pretesa pregressa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, dichiarando la nullità sia della clausola contrattuale sia della conseguente rinuncia.
Continua »
Stabilizzazione precari: no a proroghe successive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che chiedeva la conversione del suo contratto di collaborazione in subordinato e l'accesso alla stabilizzazione precari presso un Comune. La Corte ha ribadito che i requisiti per la stabilizzazione dovevano essere maturati entro una data specifica e che le proroghe successive sono irrilevanti. Inoltre, la mancata prova della subordinazione nei gradi di merito ha precluso la riqualificazione del rapporto.
Continua »
Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
L'appello di un ente comunale contro una sentenza che dichiarava illegittimi dei contratti di lavoro somministrato è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del lavoratore al risarcimento danno pubblico impiego, basato sulla L. 183/2010, specificando che si tratta di un danno presunto. La successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore non annulla il diritto al risarcimento per i precedenti contratti irregolari.
Continua »
Retribuzione di risultato: ricorso inammissibile
Una ex dirigente pubblica ha citato in giudizio un Ente Locale per ottenere la retribuzione di risultato per un'annualità in cui non le erano stati assegnati obiettivi specifici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione ma sanzionando i vizi procedurali dell'impugnazione. La decisione sottolinea l'importanza di formulare i motivi di ricorso in modo specifico e pertinente alla decisione impugnata.
Continua »
Mansioni superiori: onere della prova del dipendente
Una dipendente pubblica ha richiesto il pagamento per mansioni superiori, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione. La Corte ha ribadito che spetta al lavoratore l'onere di provare in modo specifico e dettagliato il contenuto delle attività svolte, non essendo sufficiente un generico riferimento a un incarico apicale.
Continua »
Danno comunitario: stabilizzazione e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30039/2023, ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico non esclude automaticamente il diritto al risarcimento del cosiddetto danno comunitario derivante dall'abuso di contratti a termine. Spetta all'amministrazione pubblica dimostrare che l'assunzione a tempo indeterminato costituisca una misura riparatoria specifica, direttamente causata dalla precedente situazione di precarietà. In assenza di tale prova, il lavoratore conserva il diritto al risarcimento. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Natura pubblica: no alla conversione del contratto a termine
Un lavoratore ha richiesto la conversione del suo contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato con un Ministero, a seguito della soppressione dell'ente per cui lavorava. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la natura pubblica dell'ente originario. Tale qualificazione impedisce la conversione del contratto, poiché l'accesso al pubblico impiego deve avvenire tramite concorso, salvo diverse disposizioni di legge.
Continua »
Termini impugnazione rito Fornero: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha impugnato il proprio licenziamento. Il processo si è svolto con il rito Fornero e l'appello è stato dichiarato inammissibile perché tardivo. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che i termini di impugnazione del rito Fornero (30 giorni) devono essere rispettati anche se il rito è stato applicato erroneamente, in virtù del principio dell'ultrattività del rito.
Continua »
Giurisdizione pubblico impiego e decadenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29946/2023, ha stabilito che la competenza a decidere sulla legittimità della 'decadenza' di un dipendente pubblico, disposta a causa di presunte false dichiarazioni fornite al momento dell'assunzione, spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La Corte ha chiarito che tale atto non riguarda la fase concorsuale, ma la gestione del rapporto di lavoro già instaurato, configurandosi come una reazione dell'amministrazione che agisce in veste di datore di lavoro privato. La decisione consolida il principio della giurisdizione del giudice ordinario nelle controversie del pubblico impiego privatizzato.
Continua »
Accertamenti bancari: no a riduzioni forfettarie
Un'azienda del settore carni è stata oggetto di accertamenti bancari da parte dell'Agenzia delle Entrate, che ha contestato maggiori ricavi basandosi su movimentazioni sui conti correnti della società, dei soci e di terzi. La Commissione Tributaria Regionale aveva ridotto del 60% la pretesa fiscale, con una decisione ritenuta forfettaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice tributario non può operare riduzioni equitative ma deve fondare la propria sentenza su una rigorosa analisi delle prove. La Corte ha inoltre ribadito che, negli accertamenti bancari, spetta al contribuente l'onere di dimostrare che le movimentazioni non costituiscono materia imponibile.
Continua »