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D.Lgs. 165/2001

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Sospensione cautelare dipendente pubblico: il diritto
La Cass. Civ., Sez. L, n. 7657/2019, stabilisce che in caso di sospensione cautelare del dipendente pubblico per un procedimento penale, se l'amministrazione non avvia il procedimento disciplinare dopo la fine di quello penale, il dipendente ha diritto alla 'restitutio in integrum' (piena retribuzione). L'onere di riattivare il procedimento è dell'ente, non del lavoratore. La mancata comunicazione della sentenza penale da parte del lavoratore è irrilevante.
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Annullamento concorso pubblico: contratto nullo
Un lavoratore, assunto a seguito di un concorso pubblico, si è visto risolvere il contratto dopo che la procedura concorsuale è stata annullata per la sua mancanza di un requisito essenziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento del concorso determina la nullità originaria del contratto di lavoro. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha confermato questo principio, respingendo il ricorso del lavoratore ma compensando integralmente le spese legali a causa di un sopravvenuto mutamento della giurisprudenza.
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Indebito previdenziale: quando non va restituito
Una vedova riceve una pensione di reversibilità superiore al dovuto. L'ente previdenziale ne chiede la restituzione dopo anni. La Corte d'Appello stabilisce che l'ente perde il diritto al recupero per le somme relative agli anni per cui ha agito oltre i termini di decadenza previsti dalla legge. La sentenza chiarisce che il recupero dell'indebito previdenziale è possibile solo se l'ente agisce tempestivamente, altrimenti le somme non sono più ripetibili.
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Periodo di prova non superato: si può essere riassunti?
Una docente, dopo un periodo di prova non superato in un precedente contratto, vince un nuovo concorso. L'amministrazione le nega l'assunzione, equiparando il mancato superamento della prova a un licenziamento per scarso rendimento. La Corte d'Appello ribalta la decisione, stabilendo che il periodo di prova non superato esaurisce i suoi effetti nel contratto specifico e non preclude una nuova assunzione. Si tratta di due istituti giuridici distinti e non assimilabili.
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Mansioni superiori prevalenza: quando non spetta paga
Un dipendente pubblico ha richiesto il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni di categoria superiore. Il Tribunale ha respinto la domanda, sottolineando che, per ottenere il riconoscimento, le mansioni superiori devono essere svolte con carattere di prevalenza. Nel caso specifico, le prove hanno dimostrato che tali compiti erano solo occasionali e residuali, non integrando il requisito di mansioni superiori prevalenza richiesto dalla legge.
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Risarcimento docenti religione: la sentenza sul precariato
Un insegnante di religione cattolica ha ottenuto il risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione di contratti a termine. Il Tribunale del Lavoro ha condannato l'amministrazione scolastica al pagamento di 4 mensilità, riconoscendo che il superamento del limite di 36 mesi su posti vacanti viola la normativa europea. Questa sentenza sul risarcimento docenti religione conferma l'orientamento della Cassazione, sanzionando il precariato nel settore pubblico.
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Obbligo di repêchage: onere della prova del datore
Il Tribunale di Milano ha dichiarato illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo a causa della violazione dell'obbligo di repêchage. La sentenza ribadisce che spetta esclusivamente al datore di lavoro l'onere di provare, in modo specifico e non generico, l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni all'interno dell'azienda.
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Successione contratti a termine: quando scatta l’assunzione
Un lavoratore, dopo una serie di contratti a termine diretti con un'azienda, prosegue il rapporto tramite un'agenzia di somministrazione, superando i 12 mesi totali. Il Tribunale ha dichiarato l'illegittimità di tale pratica, disponendo la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La sentenza analizza la successione contratti a termine, stabilendo che il superamento dei limiti di durata senza una valida causale comporta la stabilizzazione del lavoratore, oltre al riconoscimento di un inquadramento superiore e delle relative differenze retributive.
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Reiterazione contratti a termine: diritti dei docenti
Il Tribunale di Milano ha sentenziato a favore di un docente di religione, riconoscendo l'illegittimità della reiterazione dei contratti a termine per un periodo superiore a tre anni senza l'indizione di concorsi. La sentenza stabilisce il diritto del docente a un risarcimento del danno, quantificato in 11 mensilità, e all'ottenimento della Carta Docente per gli anni scolastici non goduti. La decisione si fonda sull'interpretazione della normativa nazionale alla luce del diritto europeo e della giurisprudenza della Corte di Cassazione, che sanziona l'abuso della precarietà quando lo Stato non offre concrete possibilità di stabilizzazione.
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Impugnazione licenziamento: i termini da rispettare
Un lavoratore del settore scolastico contesta la sua rimozione da una graduatoria e la conseguente risoluzione del contratto. Tuttavia, non impugna un successivo e distinto licenziamento disciplinare. La Corte d'Appello rigetta il suo ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione del licenziamento disciplinare lo ha reso definitivo, facendo venire meno l'interesse a contestare gli atti precedenti, poiché il rapporto di lavoro era comunque cessato.
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Mansioni superiori: quando non spetta la paga più alta
Una lavoratrice del comparto sanità ha richiesto il pagamento di differenze retributive, sostenendo di aver svolto mansioni superiori a quelle del suo inquadramento. Il Tribunale di Bari ha rigettato la domanda, stabilendo che le attività svolte, sebbene complesse, rientravano nel profilo contrattuale di appartenenza. Per il riconoscimento delle mansioni superiori, è necessario dimostrare lo svolgimento dei compiti con 'pienezza', ovvero con l'assunzione piena delle relative responsabilità, requisito non provato nel caso di specie.
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