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D.Lgs. 165/2001

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Natura ente pubblico: limiti del ricorso in Cassazione
Un dipendente di un consorzio chiedeva il trasferimento obbligatorio, sostenendo che fosse un ente pubblico non economico. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta basandosi sullo statuto dell'ente. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'interpretazione dello statuto non può essere riesaminata nel merito in sede di legittimità, delineando così i confini della revisione sulla natura ente pubblico.
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Indagini bancarie: documenti inutilizzabili
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento IRPEF scaturito da indagini bancarie. La Corte ha stabilito che i documenti non forniti all'Agenzia delle Entrate durante la fase amministrativa non possono essere utilizzati successivamente in giudizio, salvo che il contribuente dimostri l'impossibilità di produrli per cause non imputabili. È stato inoltre confermato che per le imposte dirette, come l'IRPEF, non vige un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo per gli accertamenti "a tavolino".
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Retribuzione Lavoro Nullo: Diritto alla Paga Garantito
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore, pur in assenza di un contratto a tempo indeterminato valido con la Pubblica Amministrazione a causa di divieti di legge, ha comunque diritto alla retribuzione per l'attività svolta. Questa richiesta, basata sull'art. 2126 c.c., non costituisce una domanda nuova se presentata in appello, in quanto conseguenza diretta della richiesta di accertamento del rapporto di lavoro subordinato. La sentenza conferma il principio della retribuzione lavoro nullo, proteggendo il prestatore di lavoro.
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Indennità sostitutiva: no a stipendio superiore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente del settore pubblico che svolge un incarico provvisorio di sostituzione, anche per un periodo molto lungo come quindici anni, non ha diritto alla retribuzione superiore corrispondente all'incarico, ma solo alla specifica indennità sostitutiva prevista dal contratto collettivo. Secondo la Corte, per la dirigenza pubblica non si applica la disciplina generale sulle mansioni superiori, e il superamento dei termini massimi di sostituzione non modifica questo principio.
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Lavoro subordinato di fatto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato di fatto tra un Ente gestore di un autodromo e due lavoratrici addette alle pulizie. Nonostante la natura non continuativa delle prestazioni, legate agli eventi, la Corte ha ritenuto prevalenti gli indici di subordinazione come l'inserimento nell'organizzazione aziendale e l'assoggettamento al potere direttivo. L'Ente è stato condannato al pagamento delle differenze retributive, stabilendo che la realtà fattuale del rapporto prevale sulla qualificazione formale.
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Equivalenza mansioni: no a mansioni superiori
Una dipendente pubblica, inquadrata come operatore giudiziario, chiedeva il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni di assistente giudiziario. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo il principio dell'equivalenza mansioni all'interno della stessa area professionale. Poiché entrambi i profili rientrano nella medesima area contrattuale, non si configurano mansioni superiori e, di conseguenza, non spetta alcuna maggiorazione economica.
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Accertamento conti correnti soci: la Cassazione decide
Una società è stata oggetto di un avviso di accertamento per maggiori imposte basato su movimentazioni bancarie riscontrate sui conti correnti dei suoi soci. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di questo metodo di accertamento sui conti correnti dei soci, specialmente per le società a ristretta base proprietaria, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente. Tuttavia, ha cassato la sentenza di merito perché non aveva riconosciuto la deducibilità dei costi correlati ai maggiori ricavi presunti, rinviando il caso per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Onere della prova: la Cassazione sul lavoro subordinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22424/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori del settore scolastico. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, formalmente qualificato come collaborazione, spetta interamente al lavoratore. In questo caso, i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti, come i contratti o testimonianze, per sostenere la loro tesi, portando così alla reiezione delle loro domande risarcitorie precedentemente accolte in primo grado.
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Indennità di prima sistemazione: spetta sempre?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dirigente di un ente pubblico a ricevere l'indennità di prima sistemazione a seguito di un trasferimento d'ufficio. La sentenza chiarisce che tale diritto deriva dal contratto collettivo nazionale e non può essere negato né dalla mancata previsione nel contratto individuale, né da norme sulla spending review applicabili solo ai dipendenti statali. Inoltre, l'indennità è cumulabile con altri incentivi alla mobilità, in quanto remunerano disagi differenti.
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Inquadramento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un dipendente pubblico trasferito da un ente locale a un ministero, contestando il suo nuovo inquadramento. La Corte ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego in caso di mobilità non può basarsi su un'applicazione automatica di tabelle di equiparazione pensate per casi inversi. La progressione a un livello superiore, come il 'B3 Super', deve seguire le norme del contratto collettivo dell'amministrazione di destinazione, che spesso richiedono una valutazione discrezionale basata sul merito. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione precedente che riconosceva un diritto automatico al livello superiore, rinviando la causa per una nuova valutazione basata sui criteri corretti.
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Danno contratti a termine: sì al risarcimento PA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9114/2019, ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, vittima di un utilizzo abusivo di contratti a termine, ha diritto a un risarcimento del danno anche se non può ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Riformando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento per mancata prova del danno, la Suprema Corte ha affermato che il cosiddetto 'danno comunitario' è presunto e deve essere liquidato secondo parametri specifici, invertendo di fatto l'onere probatorio a favore del lavoratore. Viene invece negato il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati tra un contratto e l'altro.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
Una lavoratrice del settore pubblico, assunta con una serie di contratti a tempo determinato illegittimi, ha agito in giudizio per ottenere la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9115/2019, ha ribadito il divieto di conversione del contratto nel pubblico impiego, in ossequio al principio costituzionale del concorso pubblico. Tuttavia, ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito. Tale danno, definito 'comunitario', non richiede una prova specifica ma viene presunto e liquidato dal giudice in una misura compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La Corte ha chiarito che neppure la successiva stabilizzazione della lavoratrice presso una società controllata dall'ente pubblico elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata quindi cassata con rinvio.
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Risarcimento contratti a termine: le regole nel P.A.
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, si è vista negare la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9116/2019, ha confermato il divieto di conversione, ma ha stabilito il suo diritto a un risarcimento del danno. Questo risarcimento per contratti a termine abusivi è presunto dalla legge, quantificato tra 2,5 e 12 mensilità, e non viene annullato da un'eventuale successiva stabilizzazione. La Corte ha così cassato la decisione d'appello che aveva negato ogni indennizzo.
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Carta Docenti: Sì anche ai precari. La sentenza
Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, ha accolto il ricorso di una docente precaria, riconoscendole il diritto a ricevere la 'Carta Docenti' da 500 euro per gli anni scolastici in cui ha lavorato con contratti a tempo determinato. La sentenza stabilisce che escludere i docenti precari da questo beneficio viola il principio di non discriminazione sancito dal diritto dell'Unione Europea e dalla Costituzione italiana, poiché la necessità di formazione continua è identica a quella dei docenti di ruolo. Di conseguenza, l'amministrazione scolastica è stata condannata al pagamento delle somme non corrisposte per gli anni di servizio precario.
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Peggioramento retributivo: ricorso inammissibile
Un lavoratore, trasferito da un ente locale al Ministero, ha lamentato un peggioramento retributivo. Dopo una prima cassazione con rinvio, la Corte d'Appello ha nuovamente respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha ora dichiarato il nuovo ricorso inammissibile perché cerca impropriamente di ottenere una rivalutazione dei fatti e contesta il principio di diritto vincolante stabilito nella precedente sentenza, che il giudice del rinvio aveva correttamente applicato.
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Principio di diritto vincolante: limiti del rinvio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice del settore scolastico, trasferita da un ente locale allo Stato, che lamentava un peggioramento retributivo. La decisione si fonda sul rispetto del principio di diritto vincolante stabilito in una precedente sentenza di Cassazione sul medesimo caso. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva correttamente limitato la sua analisi alla verifica di un "peggioramento retributivo globale e sostanziale", come richiesto, e che il nuovo ricorso rappresentava un inammissibile tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti.
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Incarichi dirigenziali: giurisdizione e criteri
Un candidato ha impugnato la procedura di selezione per un incarico dirigenziale nel settore pubblico, contestando la giurisdizione del giudice e diverse presunte irregolarità. La Corte d'Appello ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario per gli incarichi dirigenziali nel pubblico impiego privatizzato, ribaltando la decisione di primo grado. Tuttavia, ha respinto nel merito tutte le censure del ricorrente, affermando la legittimità delle scelte discrezionali della commissione esaminatrice in assenza di una manifesta irragionevolezza.
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Termine lungo impugnazione: appello tardivo è fatale
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile un appello poiché presentato oltre il termine lungo impugnazione di sei mesi. La Corte ha chiarito che tale termine decorre dalla data di pubblicazione della sentenza (deposito in cancelleria) e non da successive comunicazioni, confermando l'irrilevanza della mancata notifica ai fini della decorrenza del termine.
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Carta Docente Precari: Il Diritto è Confermato
Il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto il diritto alla Carta Docente Precari a due insegnanti con contratto a tempo determinato, condannando il Ministero per trattamento discriminatorio. La sentenza stabilisce che il beneficio di €500 annui per la formazione spetta a tutti i docenti, non solo a quelli di ruolo, in linea con la giurisprudenza europea e nazionale. Nessuna prescrizione è maturata.
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Carta del docente ai precari: la sentenza di Bergamo
Con la sentenza del 9 luglio 2025 (N. R.G. 877/25), il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto il diritto alla Carta del docente anche per gli insegnanti precari. La decisione stabilisce che escludere i docenti con contratto a tempo determinato dal bonus di 500€ per la formazione costituisce una discriminazione illegittima, in linea con la giurisprudenza europea e nazionale. Il Ministero è stato condannato a erogare il beneficio per gli anni scolastici dal 2020/21 al 2022/23.
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