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D.Lgs. 165/2001

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Lavoro straordinario pubblico impiego: l’ok è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel lavoro straordinario pubblico impiego, l'autorizzazione preventiva dell'amministrazione è un elemento costitutivo del diritto al compenso. Un dipendente di un'agenzia regionale aveva ottenuto il pagamento degli straordinari in primo e secondo grado. L'ente pubblico ha però fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la mancanza di autorizzazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che la prova dell'autorizzazione è a carico del lavoratore e che la sua assenza può essere contestata dalla P.A. anche per la prima volta in appello, in quanto non si tratta di un'eccezione nuova ma di una difesa nel merito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Retribuzione perequativa: no su legge incostituzionale
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva una retribuzione perequativa. La richiesta si basava su una legge regionale poi dichiarata incostituzionale. Secondo la Corte, non può nascere un diritto da una norma incostituzionale, né si può invocare il legittimo affidamento.
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Contratti a termine illegittimi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una serie di contratti a termine stipulati da un ente locale con un lavoratore, basati su una legge regionale finalizzata all'occupazione. La Corte ha confermato che la reiterazione di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli dell'amministrazione costituisce un abuso, rendendo i contratti a termine illegittimi. Di conseguenza, è stato confermato il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, respingendo sia il ricorso dell'ente pubblico che quello del dipendente relativo alla liquidazione delle spese legali.
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Lavoro precario: abuso contratti a termine nel Comune
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di lavoro precario protratto per anni all'interno di un'amministrazione comunale. Diversi lavoratori, assunti con contratti a termine successivi per svolgere mansioni istituzionali e stabili, avevano citato in giudizio l'ente. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la reiterazione dei contratti era illegittima e abusiva, poiché non supportata da reali esigenze temporanee ma utilizzata per coprire fabbisogni organici permanenti. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, come previsto dalla legge per il pubblico impiego, ha confermato il diritto dei lavoratori a un cospicuo risarcimento del danno.
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Obbligo di mobilità: la Regione deve garantire i lavoratori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di due assessorati regionali, stabilendo che questi avevano un vero e proprio obbligo di mobilità nei confronti dei lavoratori di un ente di formazione professionale privato. I dipendenti erano stati sospesi senza retribuzione e gli enti regionali avevano omesso di attivare le procedure necessarie a garantire la loro continuità lavorativa. La Corte ha chiarito che, nonostante i lavoratori fossero dipendenti di un ente privato, esisteva un "rapporto di servizio" con la Regione, dato che l'ente operava per conto e con finanziamenti pubblici. Di conseguenza, la mancata attivazione delle procedure di mobilità non era una scelta discrezionale, ma una violazione di un preciso dovere legale, che ha generato il diritto al risarcimento del danno per i lavoratori.
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Licenziamento disciplinare: quando è illegittimo?
Un dipendente pubblico veniva licenziato per due assenze dal luogo di lavoro non registrate. La Corte d'Appello ha annullato i licenziamenti, ritenendo la prima assenza giustificata da esigenze di servizio e la seconda da una situazione di necessità (soccorso a un collega). L'Amministrazione ha presentato ricorso in Cassazione, che lo ha dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito di non poter riesaminare nel merito la valutazione dei fatti e delle prove, compito esclusivo del giudice di merito, confermando così l'illegittimità del licenziamento disciplinare.
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Calcolo TFS avvocati pubblici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un caso cruciale per il calcolo TFS avvocati pubblici. La controversia riguarda l'inclusione degli onorari professionali nella base di calcolo dell'indennità di buonuscita di un legale di un ente pubblico. I giudici di merito avevano escluso tale possibilità, ma la Cassazione ha ritenuto la questione di tale rilevanza, anche alla luce di recenti sentenze della Corte Costituzionale, da meritare una trattazione più approfondita.
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Danno comunitario: no a contratto singolo e breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento forfettario per danno comunitario non si applica all'illegittimità di un singolo e breve contratto di collaborazione occasionale stipulato con una società a partecipazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale sanzione è prevista solo per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, non per un unico episodio. Di conseguenza, pur confermando l'impossibilità di convertire il rapporto in un impiego a tempo indeterminato per la natura pubblica del datore di lavoro, ha annullato la condanna al risarcimento precedentemente disposta dalla Corte d'Appello.
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Sanzione disciplinare docente: insulto a un alunno
Un insegnante ha ricevuto una "censura" come sanzione disciplinare docente per aver definito "cretino" uno studente. Dopo aver perso in primo e secondo grado, si è rivolto alla Corte di Cassazione sostenendo che i giudici precedenti avessero valutato erroneamente i fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il giudizio di cassazione deve concentrarsi unicamente sulla sentenza d'appello e che la valutazione sulla proporzionalità della sanzione è una questione di merito non riesaminabile in sede di legittimità.
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Divieto conversione fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il divieto di conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per i dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche. Nel caso di una professoressa d'orchestra impiegata per anni con contratti a termine, la Corte ha stabilito che, nonostante l'accertato abuso, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione ma garantendo al lavoratore un risarcimento del danno. La decisione si fonda sulla natura peculiare di tali enti e su norme imperative che limitano le assunzioni. Viene quindi ribadito il principio del divieto conversione fondazioni liriche.
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Inquadramento lavoratore pubblico: la Cassazione decide
Un lavoratore pubblico, dopo il trasferimento a un nuovo ente, ha richiesto un superiore inquadramento lavoratore pubblico basato su un accordo sindacale stipulato con il precedente datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un atto di inquadramento è inefficace se adottato dal precedente datore di lavoro quando il rapporto di lavoro è già cessato. La titolarità del rapporto al momento dell'atto è risultata decisiva, indipendentemente dall'efficacia retroattiva dell'accordo sindacale. La Corte ha anche escluso un'automatica equivalenza tra le mansioni previste dai diversi contratti collettivi.
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Uso aziendale: quando la prassi diventa diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che i benefit, come buoni pasto e premi di produttività, erogati costantemente da un'azienda speciale ai propri dipendenti, costituiscono un 'uso aziendale' e diventano un diritto acquisito. La richiesta di restituzione delle somme da parte dell'azienda è stata respinta, poiché il rapporto di lavoro di tali enti è regolato dal diritto privato e l'uso aziendale integra il contratto con condizioni di maggior favore.
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Rottamazione quater: estinzione giudizio in dubbio
Un contribuente, durante un giudizio tributario, aderisce alla "rottamazione quater". La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto interpretativo sulla necessità del pagamento integrale delle rate per l'estinzione del processo, sospende la causa in attesa di una pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite.
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Indennità medici: la Cassazione esamina il caso
La Corte di Cassazione esamina il caso relativo alla legittimità delle indennità per medici in continuità assistenziale previste da un accordo regionale. A seguito del ricorso di un'azienda sanitaria contro le decisioni favorevoli ai medici nei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte ha ritenuto la questione di tale importanza e novità da richiedere una trattazione in pubblica udienza, sospendendo la decisione finale. Il contendere riguarda la presunta incompatibilità tra le indennità regionali e la disciplina del contratto collettivo nazionale.
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Trattamento economico personale trasferito: la guida
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul trattamento economico del personale trasferito da una società a partecipazione statale a un Ministero. Con la sua ordinanza, ha stabilito che i trattamenti previdenziali e sanitari integrativi, legati a specifiche polizze del precedente datore, non vanno conservati se il nuovo datore offre una copertura analoga. L'assegno 'ad personam' serve a garantire la retribuzione, non a duplicare i benefit. I ricorsi dei lavoratori sono stati respinti.
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Retribuzione dirigente scolastico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16941/2025, ha chiarito il regime della retribuzione del dirigente scolastico in caso di sostituzione. La Corte ha stabilito che la figura del "vicario" è stata superata da quella del "collaboratore", remunerato da fondi di istituto. L'indennità per mansioni superiori spetta solo in caso di "sostituzione piena" del dirigente, con carattere di prevalenza, e non per la normale sostituzione durante le ferie.
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Giudicato ultrattività: limiti nei rapporti di durata
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della ultrattività del giudicato nei rapporti di lavoro. Sebbene un precedente giudicato avesse confermato il diritto di alcuni collaboratori linguistici universitari a un determinato trattamento retributivo, la Corte ha stabilito che tale diritto non si estende ai periodi successivi in cui sono intervenuti un nuovo contratto collettivo e modifiche normative. Questi nuovi elementi costituiscono una "sopravvenienza" idonea a interrompere l'efficacia estesa della precedente sentenza, modificando la regolamentazione del rapporto.
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Retribuzione variabile dirigente: non è un diritto
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per il mancato riconoscimento di un incarico dirigenziale e della relativa retribuzione variabile dopo un trasferimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la retribuzione variabile del dirigente non è un diritto automatico. Per ottenerla, sono necessari presupposti specifici: l'incarico deve essere previsto nell'atto organizzativo dell'ente, deve esserci copertura finanziaria e deve essere seguita una procedura di selezione. In assenza di questi elementi, non sorge alcun diritto né alla retribuzione né al risarcimento del danno.
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Contratto collettivo: efficacia e nuovi accordi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un nuovo contratto collettivo, unito a modifiche normative, costituisce un fatto sopravvenuto idoneo a superare l'efficacia di un precedente giudicato. In un caso riguardante il trattamento retributivo di alcuni collaboratori linguistici universitari, la Corte ha ritenuto legittima l'applicazione di un nuovo accordo del 2014, nonostante una precedente sentenza avesse dato ragione ai lavoratori sulla base di un accordo del 2006, modificando così il rapporto di lavoro per i periodi futuri.
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Assunzione società pubblica: la nullità del contratto
Un lavoratore era stato assunto da una società a totale partecipazione pubblica tramite una conciliazione giudiziale, senza aver superato un concorso. A seguito del suo licenziamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità del rapporto di lavoro sin dall'origine. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di procedure selettive per l'assunzione in una società pubblica è una norma imperativa che non può essere derogata da un accordo privato, nemmeno se formalizzato in un verbale di conciliazione. Di conseguenza, il licenziamento non poteva essere impugnato, in quanto il contratto di lavoro era giuridicamente inesistente.
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