LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 165/2001

Pagina 128 di 40

Contratti a termine: risarcimento per abuso nel P.A.
Una lavoratrice ha operato per anni presso un ente pubblico tramite contratti di collaborazione. La Cassazione ha confermato la decisione di merito che ha riqualificato il rapporto come una successione illegittima di contratti a termine, riconoscendo il diritto della lavoratrice a un risarcimento del danno. L'abuso di tali contratti per coprire esigenze stabili e permanenti è stato sanzionato, ribadendo che la sostanza del rapporto prevale sulla forma contrattuale adottata.
Continua »
Mansioni superiori società partecipate: la Cassazione
Un dipendente di una società a partecipazione pubblica si vede revocare l'inquadramento superiore precedentemente riconosciuto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, stabilisce che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica. Pertanto, le regole sulle mansioni superiori società partecipate seguono l'art. 2103 del codice civile e le norme sui concorsi pubblici per l'assunzione non si estendono alle progressioni di carriera interne. La revoca dell'inquadramento è stata quindi ritenuta illegittima.
Continua »
Indennità mansioni superiori: non assorbe la posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità per mansioni superiori spettante al personale amministrativo scolastico non può assorbire la 'posizione economica' già percepita. Sebbene la posizione economica sia inclusa nel calcolo per determinare l'importo dell'indennità differenziale, quest'ultima deve essere corrisposta in aggiunta alla retribuzione complessiva del dipendente, che comprende anche la posizione economica stessa. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva negato tale cumulo.
Continua »
Contratti a termine PA: illegittimi senza esigenze reali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22379/2025, ha stabilito l'illegittimità di una serie di contratti di somministrazione stipulati da un'azienda ospedaliera per coprire esigenze ordinarie e non temporanee. Anche se la durata totale del rapporto di lavoro con la singola lavoratrice non ha superato il limite legale di 36 mesi, i giudici hanno confermato il diritto al risarcimento del danno, sottolineando che i contratti a termine nella PA devono essere giustificati da esigenze effettivamente eccezionali e transitorie, non da necessità strutturali e permanenti dell'ente.
Continua »
Indennità di percorrenza: quando spetta all’impiegato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un impiegato che richiedeva l'indennità di percorrenza per il tragitto casa-lavoro. La decisione si fonda sull'interpretazione del CCNL di settore, che riserva tale indennità agli impiegati che operano presso cantieri mobili e si spostano da un centro di raccolta. Avendo il lavoratore una sede fissa, il diritto non sussiste, anche se in passato l'indennità era stata corrisposta.
Continua »
Inquadramento retributivo: anzianità non basta
La Corte di Cassazione chiarisce che, nel trasferimento di un dipendente pubblico dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, l'inquadramento retributivo deve basarsi sul trattamento economico già acquisito e non sulla mera anzianità di servizio. L'eventuale differenza è garantita da un assegno ad personam, poiché la progressione di carriera nel nuovo comparto non è automatica ma legata a procedure selettive. La sentenza riforma la decisione d'appello che aveva erroneamente concesso un inquadramento superiore basato sull'anzianità.
Continua »
Società partecipate: stop al blocco stipendiale
Una ex dipendente di un'azienda a controllo pubblico ha richiesto il pagamento di differenze retributive derivanti dal rinnovo del CCNL. L'azienda si è opposta, invocando il blocco stipendiale applicato al settore pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, affermando che il rapporto di lavoro nelle società partecipate è di natura privatistica. Di conseguenza, il blocco stipendiale pubblico non si estende automaticamente e qualsiasi modifica dei trattamenti economici deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello, non potendo essere imposta unilateralmente.
Continua »
Retribuzione Società Partecipate: No a tagli unilaterali
Una ex dipendente di una società a partecipazione pubblica ha richiesto gli adeguamenti salariali previsti dal rinnovo del CCNL. La società si è opposta, invocando obblighi di contenimento dei costi. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo che la retribuzione in società partecipate, pur soggetta a principi di sana gestione, può essere modificata solo tramite contrattazione collettiva di secondo livello e non con decisioni unilaterali.
Continua »
Retribuzione dipendenti pubblici: limiti e onnicomprensività
Una dipendente pubblica si è vista negare un compenso extra per un progetto svolto fuori orario. La Corte d'Appello ha applicato il principio di onnicomprensività della retribuzione dipendenti pubblici. La Cassazione, confermando la decisione, ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile per vizi procedurali, ribadendo indirettamente la rigidità delle norme sui compensi aggiuntivi nel pubblico impiego.
Continua »
Indennità chilometrica: si applica il CCNL privato?
Un'agenzia regionale aveva interrotto il pagamento dell'indennità chilometrica a un dipendente, sostenendo l'inapplicabilità del CCNL di settore privato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agenzia, stabilendo che il rapporto di lavoro, seppur pubblico, rientra nell'ambito del lavoro privatizzato e, pertanto, il trattamento economico previsto dal CCNL privato è legittimo. Inoltre, le norme generali sul contenimento della spesa pubblica non rendono automaticamente inefficace una specifica clausola contrattuale come quella sull'indennità chilometrica.
Continua »
Truffa aggravata: quando la falsa malattia è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica condannata per truffa aggravata. La lavoratrice aveva presentato falsa documentazione medica per giustificare le assenze. La Corte ha chiarito che l'uso di 'artifizi o raggiri', come i certificati falsi, per indurre in errore l'ente pubblico configura il reato di truffa aggravata (art. 640 c.p.) e non la più lieve fattispecie di indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.).
Continua »
Licenziamento disciplinare: la prova del dolo è decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente per essere uscito dieci minuti prima. La decisione sottolinea che, per configurare la falsa attestazione della presenza, il datore di lavoro deve provare l'intento fraudolento (dolo) del lavoratore, non essendo sufficiente la mera condotta materiale. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
Continua »
Licenziamento falsa attestazione presenza: la Cassazione
Un dipendente pubblico è stato licenziato per aver attestato falsamente la propria presenza in servizio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. La decisione sottolinea che, sebbene il licenziamento per falsa attestazione della presenza non sia automatico, il giudice di merito deve compiere una valutazione sulla proporzionalità della sanzione. Se tale valutazione è motivata in modo logico e adeguato, non può essere riesaminata in sede di Cassazione.
Continua »
Incarico dirigenziale pubblico: legge statale prevale
Una dirigente pubblica regionale, dopo la conclusione di un incarico di vertice, ha richiesto il mantenimento di un trattamento economico di favore previsto dalla contrattazione regionale. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo che una successiva legge statale, considerata norma fondamentale di riforma economico-sociale, prevale sulle disposizioni locali più vantaggiose. L'incarico dirigenziale pubblico è quindi soggetto alla normativa nazionale che permette l'assegnazione di ruoli con retribuzione inferiore.
Continua »
Giudicato esterno e retribuzione: la Cassazione rinvia
Una dirigente sanitaria ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per la rideterminazione del fondo per la retribuzione di risultato per gli anni 2008-2018, sostenendo l'esistenza di un giudicato esterno derivante da una precedente causa per gli anni 2000-2007. I tribunali di merito hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la complessità della questione, legata all'efficacia del giudicato su periodi diversi e all'impatto delle nuove normative contrattuali. Pertanto, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una discussione approfondita prima di emettere una decisione finale.
Continua »
Retribuzione di risultato: Cassazione rinvia alla pubblica udienza
Una dirigente sanitaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per il ricalcolo della sua retribuzione di risultato per gli anni 2008-2018. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di un altro ricorso tra le stesse parti su annualità precedenti che potrebbe avere effetto di giudicato, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La Corte ha ritenuto opportuno rinviare la causa a una pubblica udienza per approfondire le complesse questioni giuridiche prima di una decisione finale.
Continua »
Retribuzione di risultato: il giudicato non è automatico
Un dirigente sanitario contesta il calcolo della sua retribuzione di risultato, invocando una precedente sentenza favorevole. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma rinvia il caso a pubblica udienza. La Corte sottolinea che il 'giudicato' su periodi passati non si estende automaticamente a periodi futuri, data la variabilità annuale del fondo e le possibili nuove normative contrattuali.
Continua »
Sanzione disciplinare dipendente: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente camerale contro la sentenza che annullava una sanzione disciplinare a un dipendente. La sanzione era stata irrogata perché il lavoratore aveva subordinato la consegna di memorie difensive alla consultazione con il proprio legale. La Corte ha confermato la decisione di merito, che riteneva la contestazione tardiva e infondata, sottolineando l'autonomia della posizione difensiva del dipendente rispetto a quella dell'ente, coobbligato in solido in un procedimento amministrativo. La legittimità di una sanzione disciplinare dipendente è stata quindi esclusa.
Continua »
Società partecipate: limiti all’assunzione diretta
Un lavoratore ha dimostrato l'esistenza di un'interposizione fittizia di manodopera a suo danno, ma la Cassazione ha annullato la sentenza di merito. La Corte ha stabilito che per le società partecipate "in house", che gestiscono servizi pubblici, vige il divieto di costituzione di rapporti di lavoro per ordine del giudice, a causa dell'obbligo di reclutamento tramite concorso pubblico.
Continua »
Incarico dirigenziale: no durata minima per i temporanei
Una funzionaria pubblica, titolare di un incarico dirigenziale temporaneo, ha citato in giudizio l'ente regionale per ottenere il riconoscimento della durata minima triennale prevista per i dirigenti di ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito una chiara distinzione tra l'incarico dirigenziale conferito a dirigenti di ruolo (art. 19, co. 2, D.Lgs. 165/2001), che prevede una durata minima, e quello eccezionale e temporaneo conferito a soggetti esterni o non di ruolo (co. 6), per il quale la legge stabilisce solo un limite massimo di durata, non uno minimo.
Continua »