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D.Lgs. 165/2001

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Progressione verticale: stop senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla progressione verticale a due dipendenti pubblici. Nonostante fossero risultati idonei in una selezione per 920 posti, l'Amministrazione aveva ricevuto autorizzazione solo per 460. La Corte ha stabilito che la mancanza dell'autorizzazione per i posti successivi e l'entrata in vigore di una nuova normativa (d.lgs. 150/2009) hanno impedito il sorgere di un diritto soggettivo all'inquadramento superiore, trattandosi di una mera aspettativa.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto allo scorrimento graduatoria e all'assunzione di alcuni dipendenti pubblici. La mancanza dell'autorizzazione governativa per i posti aggiuntivi e l'entrata in vigore di una nuova legge hanno impedito la maturazione di un diritto quesito, rendendo legittimo il diniego dell'amministrazione.
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Progressioni verticali: stop senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'inquadramento superiore a un gruppo di dipendenti pubblici in un caso di progressioni verticali. L'amministrazione aveva bandito 920 posti, ma l'autorizzazione era stata concessa solo per 460. La Corte ha stabilito che, in assenza di un'autorizzazione completa e a causa di una nuova legge (ius superveniens) che ha modificato le regole, i candidati idonei oltre il 460° posto non avevano maturato un diritto quesito all'assunzione, respingendo così il loro ricorso.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto all’assunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2140/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano l'assunzione tramite lo scorrimento graduatoria. I giudici hanno stabilito che l'inserimento come 'idoneo' in una graduatoria non conferisce un diritto soggettivo all'assunzione, specialmente se manca l'autorizzazione preventiva per la copertura di tutti i posti e se interviene una nuova legge (ius superveniens) che modifica le regole di progressione di carriera prima dell'approvazione della graduatoria stessa.
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Progressione verticale: quando sorge il diritto?
Un dipendente pubblico, risultato idoneo in una procedura di progressione verticale, si è visto negare la promozione a causa di una nuova legge (ius superveniens) entrata in vigore prima del consolidamento del suo diritto. La Cassazione ha confermato che il diritto all'assunzione sorge solo con l'approvazione della graduatoria e la collocazione in posizione utile per un posto autorizzato, non con la mera idoneità.
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Lavoro extra dipendenti pubblici: Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni infermieri, dipendenti pubblici, sanzionati per aver svolto attività di volontariato extraziendale non autorizzata. L'attività era remunerata con un importo forfettario giornaliero. La Corte ha confermato la decisione di merito che qualificava tale importo come compenso, e non come rimborso spese, legittimando così le sanzioni disciplinari per la violazione del divieto di lavoro extra dipendenti pubblici. La decisione sottolinea che la semplice colpa, e non necessariamente il dolo, è sufficiente a giustificare la sanzione.
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Improcedibilità ricorso: sentenza incompleta e nullità
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una ex dipendente pubblica. La causa è il mancato deposito della copia integrale della sentenza d'appello, un requisito formale ma essenziale per consentire alla Corte di valutare il caso. La decisione sottolinea come un errore procedurale possa precludere l'esame nel merito di una controversia, a prescindere dalle ragioni delle parti.
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Sanzione disciplinare e pubblicità online del codice
Un medico ha ricevuto una sanzione disciplinare di sei mesi di sospensione per non aver comunicato la positività di un test per la tubercolosi. L'operatore sanitario ha impugnato il provvedimento, contestando vizi procedurali, tra cui la mancata affissione fisica del codice disciplinare, pubblicato solo online. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per i dipendenti pubblici la pubblicazione sul sito istituzionale dell'ente ha piena validità legale. È stato inoltre chiarito che il termine per contestare l'illecito decorre dalla piena conoscenza dei fatti da parte del datore di lavoro, non dal momento della loro commissione.
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Indennità posizione organizzativa: serve atto formale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti universitari in servizio presso un'azienda ospedaliera, i quali richiedevano il pagamento dell'indennità posizione organizzativa. La Corte ha stabilito che tale indennità non è dovuta in assenza di un formale provvedimento scritto e motivato di istituzione della posizione e di conferimento dell'incarico da parte dell'amministrazione. Gli atti meramente preparatori non sono sufficienti a far sorgere il diritto, né è configurabile un risarcimento per perdita di chance se le posizioni non sono mai state formalmente create.
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Lavoro nullo PA: No a preavviso e perdita di chance
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1997/2024, ha stabilito che in caso di rapporto di lavoro nullo con la Pubblica Amministrazione, al lavoratore non spetta l'indennità di mancato preavviso. La tutela, ai sensi dell'art. 2126 c.c., è limitata alla retribuzione per il lavoro effettivamente prestato. Inoltre, è stata rigettata la domanda di risarcimento per perdita di chance, poiché non sufficientemente provata dal lavoratore.
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Danno da ritardo PA: il risarcimento per buona fede
Una recente ordinanza della Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è tenuta al risarcimento del danno quando la sua condotta, pur non integrando un errore "macroscopico", viola i principi di buona fede e correttezza. Il caso riguarda una dipendente pubblica che si è vista negare un incentivo all'esodo a causa di un diniego e di un ritardo ingiustificati da parte dell'ente. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, riconoscendo la possibilità di un risarcimento per il cosiddetto 'danno da ritardo PA', anche sotto forma di perdita di chance.
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Lavoro nullo PA: niente preavviso e danno da chance
Un giornalista ha lavorato per anni per una Pubblica Amministrazione con un rapporto di lavoro poi dichiarato subordinato ma nullo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1996/2024, ha stabilito che in caso di lavoro nullo con la pubblica amministrazione, al lavoratore non spetta né l'indennità sostitutiva del preavviso né il risarcimento per perdita di chance, poiché la tutela dell'art. 2126 c.c. copre solo le prestazioni già eseguite.
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Trattamento economico trasferimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1958/2024, ha chiarito i limiti del trattamento economico in caso di trasferimento di dipendenti da enti soppressi a ministeri. La Corte ha stabilito che la norma speciale che regola il trasferimento prevale su quella generale, escludendo dall'assegno ad personam le voci retributive non fisse e continuative, come il premio di produttività. Viene inoltre specificato che l'anzianità di servizio pregressa non è automaticamente valida per la progressione di carriera nel nuovo ente, ma serve solo a garantire la conservazione del livello retributivo acquisito.
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Giudicato: limiti all’azione legale e abuso processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un candidato idoneo in una graduatoria del 1999, il quale lamentava la mancata assunzione da parte di un ente pubblico. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la questione era già coperta da precedente giudicato, formatosi in seguito a numerosi contenziosi tra le stesse parti. Anche se il ricorrente ha tentato di basare la nuova azione su una delibera successiva, la Corte ha ritenuto che tale atto rientrasse nell'ambito di ciò che era già stato deciso o che si sarebbe potuto decidere nei precedenti giudizi. Infine, il ricorrente è stato condannato per abuso del processo a causa della sua insistenza nel riproporre la medesima lite.
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Licenziamento disciplinare per fatti pre-assunzione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a una dipendente pubblica per aver alterato la procedura concorsuale per la sua assunzione. La Corte ha respinto le eccezioni della lavoratrice relative alla tardività della notifica, alla gestione del procedimento disciplinare e all'inapplicabilità della sanzione a fatti antecedenti la costituzione del rapporto di lavoro, chiarendo che la normativa sanziona specificamente le falsità commesse in occasione dell'instaurazione del rapporto.
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Controllo dipendenti: quando la prova è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata di due dipendenti pubblici che si scambiavano i badge per attestare falsamente la presenza. La sentenza chiarisce un punto fondamentale sul controllo dipendenti: le prove raccolte da sistemi di rilevazione presenze, anche se installati in violazione delle norme lavoristiche, sono pienamente utilizzabili nel processo penale. La Corte ha ribadito l'autonomia del diritto processuale penale rispetto alle tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori, dichiarando inammissibile il ricorso degli imputati.
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Trattamento economico dipendenti pubblici: la Cassazione
Una dipendente, trasferita da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del suo precedente trattamento economico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1878/2024, ha stabilito che la norma speciale (D.L. 78/2010) prevale su quella generale, garantendo la conservazione delle sole voci retributive fisse e continuative. Di conseguenza, ha accolto il ricorso del Ministero, limitando la composizione dell'assegno personale e il riconoscimento dell'anzianità di servizio, e ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice.
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Assegno ad personam: cosa spetta ai dipendenti?
Ex dipendenti di un ente pubblico soppresso hanno fatto ricorso in Cassazione contro il Ministero per il mancato riconoscimento di un inquadramento superiore e l'esclusione di alcune voci retributive dall'assegno ad personam a seguito del loro trasferimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la legge speciale applicabile al trasferimento protegge solo le componenti salariali fisse e continuative, e che l'anzianità pregressa non costituisce un diritto assoluto per la progressione di carriera nel nuovo ente.
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Trattamento economico: diritti dei dipendenti pubblici
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una dipendente trasferita da un ente pubblico soppresso a un Ministero. L'ordinanza chiarisce che, in presenza di una legge speciale, la tutela del trattamento economico non si estende automaticamente al riconoscimento dell'anzianità di servizio per la progressione di carriera, ma si limita a conservare le voci retributive fisse e continuative godute in precedenza. La Corte ha accolto il ricorso del Ministero, annullando la precedente decisione che riconosceva l'anzianità.
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Disapplicazione Atto Amministrativo: Distanze Legali
Una società edilizia ha costruito un immobile a una distanza inferiore a quella legale rispetto a un'altra proprietà, basandosi su un piano urbanistico comunale. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, ha stabilito il potere del giudice civile di disapplicazione atto amministrativo quando questo viola norme superiori, come quelle sulle distanze tra edifici. La Corte ha chiarito che tali norme tutelano interessi pubblici (igiene e sicurezza) e non possono essere derogate da un atto amministrativo locale che non persegua un'effettiva finalità di riassetto urbanistico di un'area estesa.
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