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D.Lgs. 150/2011

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Assegno di natalità stranieri: negato il bonus, vince la madre
Una lavoratrice straniera, titolare di un permesso di soggiorno per motivi familiari ma non di quello di lungo periodo, si vede negare l'assegno di natalità dall'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tale diniego è discriminatorio. La sentenza chiarisce che l'assegno di natalità per stranieri è una prestazione di sicurezza sociale legata al lavoro, non di assistenza. Pertanto, deve essere garantita la parità di trattamento a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti, a prescindere dalla tipologia di permesso di soggiorno posseduto. La lavoratrice vince la causa e ottiene il diritto al beneficio.
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Assegno di natalità stranieri: bonus negato, vince il lavoratore
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare l'assegno di natalità ai lavoratori stranieri solo perché non possiedono un permesso di soggiorno di lungo periodo costituisce una discriminazione. L'Ente Previdenziale aveva respinto le domande di alcuni lavoratori extracomunitari, titolari di un semplice permesso per lavoro o famiglia. La Corte ha chiarito che l'assegno di natalità stranieri è una prestazione di sicurezza sociale legata al rapporto di lavoro, non una misura di assistenza. Pertanto, deve essere garantita la parità di trattamento a tutti i lavoratori legalmente soggiornanti, a prescindere dalla durata del loro permesso. L'Ente Previdenziale ha perso la causa.
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Assegno di Natalità Stranieri: Permesso Negato, Diritto Affermato
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore straniero, titolare di un permesso di soggiorno per lavoro ma non di lungo periodo, a ricevere l'assegno di natalità. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio, ritenendolo riservato solo a determinate categorie di residenti. La Corte ha stabilito che tale esclusione costituisce una condotta discriminatoria. Il principio sancito è che l'assegno di natalità stranieri spetta a tutti i lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti, in quanto prestazione di sicurezza sociale e non di mera assistenza. L'Ente Previdenziale ha perso la causa.
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Assegno di Natalità Stranieri: Permesso Negato, Diritto Affermato
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare l'assegno di natalità a una lavoratrice extracomunitaria solo perché priva del permesso di soggiorno di lungo periodo costituisce una discriminazione. Il caso riguardava una cittadina straniera, titolare di un permesso per lavoro, a cui l'Ente Previdenziale aveva rifiutato il beneficio. La Corte ha confermato che l'assegno di natalità stranieri è una prestazione di sicurezza sociale legata al lavoro e non di assistenza. Pertanto, deve essere garantita la parità di trattamento con i cittadini italiani, a prescindere dalla tipologia di permesso di soggiorno posseduto. L'Ente Previdenziale ha perso la causa e la lavoratrice ha ottenuto il diritto alla prestazione.
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Assegno Natalità Stranieri: Cassazione Annulla il Diniego INPS
Una cittadina straniera, titolare di un permesso di soggiorno per lavoro, si è vista negare dall'Istituto Previdenziale l'assegno di natalità. L'Istituto sosteneva che la legge italiana riservasse il beneficio solo a determinate categorie di soggiornanti. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale esclusione è discriminatoria e viola il diritto europeo. Sulla base di una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha affermato che l'assegno di natalità stranieri spetta a tutti i cittadini extracomunitari ammessi a lavorare in Italia. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso al giudice per una nuova valutazione conforme a questo principio. La lavoratrice ha vinto il ricorso.
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Abuso Edilizio: Multa al posto della Ruspa, la Giurisdizione è del TAR
Due proprietari realizzano un'opera edilizia difforme. Il Comune prima ordina la demolizione, poi, accertata l'impossibilità di eseguirla senza danneggiare le parti regolari, la sostituisce con una sanzione pecuniaria sostitutiva. I proprietari impugnano la multa davanti al giudice civile, ma il Comune solleva la questione di giurisdizione. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiaro: la controversia sulla sanzione pecuniaria sostitutiva spetta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (T.A.R.). Questo perché la multa non è un atto isolato, ma la fase finale del potere di controllo del territorio esercitato dalla Pubblica Amministrazione. Vince quindi il Comune sulla questione di competenza.
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Opposizione alla stima senza decreto: la Cassazione cambia le regole
Un'azienda ferroviaria proponeva opposizione alla stima dell'indennità di esproprio per un terreno, ma la sua azione veniva dichiarata inammissibile perché mancava il decreto di esproprio definitivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il decreto di esproprio è una condizione dell'azione che può verificarsi anche a processo in corso. Poiché l'azienda ha prodotto il decreto durante il giudizio di legittimità, la causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una decisione nel merito. L'opposizione alla stima è quindi valida anche se il decreto sopraggiunge in un secondo momento.
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Opposizione tardiva decreto ingiuntivo: i requisiti
La Corte d'Appello ha confermato la revoca di un'ingiunzione di pagamento per compensi professionali. L'opposizione tardiva decreto ingiuntivo è stata ammessa perché la notifica telematica era priva dei file necessari a provarne la ricezione. Inoltre, è emerso che l'avvocato notificante era sospeso dall'albo, rendendo nulli gli atti compiuti.
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Gratuito Patrocinio Negato: la Legittimazione Attiva dell’Avvocato
Un avvocato ha difeso alcuni cittadini stranieri in procedimenti di espulsione, ma il Tribunale ha negato loro il gratuito patrocinio. L'avvocato ha impugnato questa decisione, sostenendo che il beneficio fosse automatico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la legittimazione attiva dell'avvocato non sussiste per contestare il diniego del beneficio. Solo il cliente, infatti, può opporsi a tale decisione. Il difensore è legittimato a contestare unicamente la mancata liquidazione del suo compenso, ma non la decisione a monte sull'ammissione del suo assistito.
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Preavviso Iscrizione Ipotecaria per multe: decide il Giudice di Pace
Una contribuente si oppone a un preavviso di iscrizione ipotecaria notificato dall'Agente della Riscossione per multe stradali non pagate. Sorge un conflitto tra Tribunale e Giudice di Pace su chi debba decidere. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: il preavviso di iscrizione ipotecaria non è un atto del processo esecutivo, ma una misura per indurre al pagamento. Di conseguenza, l'opposizione non segue le regole dell'esecuzione forzata. Poiché il debito deriva da sanzioni del codice della strada, la competenza spetta al Giudice di Pace. Vince quindi la tesi che radica la causa davanti al giudice territorialmente competente per le multe originarie.
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Rinuncia al Ricorso per Cassazione: Espulsione ok, ma senza spese
Un cittadino straniero impugna un decreto di espulsione fino alla Corte di Cassazione. Successivamente, decide di ritirare il proprio appello attraverso una rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte Suprema chiarisce che tale rinuncia è immediatamente efficace e non richiede l'accettazione della controparte (la Prefettura), rendendo così definitivo il provvedimento di espulsione. Poiché la Prefettura non ha partecipato attivamente al giudizio, il cittadino non viene condannato al pagamento delle spese legali. Il processo si conclude con l'estinzione, confermando di fatto l'espulsione ma senza costi aggiuntivi per il rinunciante.
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Multa senza verbale? L’opposizione recuperatoria tardiva è fatale
Un cittadino si oppone a un'intimazione di pagamento per multe stradali, sostenendo di non aver mai ricevuto i verbali originali. La Corte di Cassazione ha dichiarato la sua azione inammissibile. Il principio chiave è che l'opposizione andava proposta entro 30 giorni dalla notifica delle precedenti cartelle di pagamento, non dall'intimazione successiva. Poiché le cartelle erano state regolarmente notificate anni prima, l'azione legale del cittadino è risultata una opposizione recuperatoria tardiva, condannandolo a pagare il debito e le spese legali.
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Decreto non notificato? Il termine per l’opposizione scade comunque
Un Ufficio Giudiziario si opponeva tardivamente al decreto di pagamento emesso a favore di un avvocato per un'attività di patrocinio a spese dello Stato. L'Ufficio sosteneva di non aver mai ricevuto una comunicazione formale. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: anche in assenza di notifica, il termine per l'opposizione non è infinito. Si applica il 'termine lungo' di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento. Poiché l'opposizione è stata presentata oltre questo limite, è stata dichiarata inammissibile. Vince quindi l'Avvocato, il cui compenso viene confermato.
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Decreto liquidazione: senza notifica il termine impugnazione scade
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sul termine impugnazione decreto liquidazione. Un Ufficio Giudiziario si opponeva alla parcella di un avvocato in gratuito patrocinio, sostenendo di non aver mai ricevuto la comunicazione del decreto e che quindi il termine di 30 giorni non fosse partito. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: anche in assenza di comunicazione, l'impugnazione non può avvenire all'infinito. Scatta infatti il 'termine lungo' di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento. Superato anche questo, ogni possibilità di contestazione viene meno e l'opposizione è inammissibile per tardività. Vince quindi l'Avvocato, il cui compenso diventa definitivo.
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Termine lungo impugnazione: Procura perde contro avvocato
La Procura della Repubblica si opponeva tardivamente a un decreto di liquidazione compensi per un avvocato in gratuito patrocinio. La Cassazione ha respinto il ricorso, non perché la comunicazione informale fosse valida, ma perché era comunque scaduto il termine lungo impugnazione. Questo termine finale per contestare un provvedimento si applica quando manca una notifica formale e decorre dalla data di pubblicazione della decisione. Anche calcolando da quella data, l'opposizione della Procura risultava presentata fuori tempo massimo, rendendola inammissibile.
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Notifica mancata? Il termine lungo di impugnazione non perdona
La Procura della Repubblica si opponeva a un decreto di pagamento delle spese legali a un avvocato in regime di patrocinio a spese dello Stato. L'opposizione veniva però presentata tardivamente. La Procura sosteneva di non aver mai ricevuto una comunicazione formale del decreto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: anche in assenza di notifica, l'impugnazione deve rispettare il termine lungo di impugnazione di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento. Superato tale limite, ogni contestazione è inammissibile. La Procura ha quindi perso la causa per aver agito troppo tardi.
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Decreto di pagamento: opposizione tardiva anche senza notifica
La Procura della Repubblica proponeva opposizione contro un decreto di pagamento delle spese legali a un avvocato per un caso di gratuito patrocinio. L'opposizione veniva presentata oltre i termini, ma la Procura sosteneva di non aver mai ricevuto una comunicazione formale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: anche in assenza di notifica, l'opposizione tardiva a un decreto di pagamento deve rispettare il 'termine lungo' di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento. Superato questo limite, l'impugnazione non è più possibile, garantendo la certezza dei rapporti giuridici. La Procura ha quindi perso la causa.
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Tardività dell’opposizione: Procura perde causa per un termine
Un Ufficio della Procura si opponeva al decreto di liquidazione dei compensi di un avvocato in gratuito patrocinio. L'opposizione veniva però presentata in ritardo. La Procura sosteneva di non aver mai ricevuto una comunicazione formale del decreto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: anche in assenza di notifica, esiste un termine massimo invalicabile per impugnare (il cosiddetto 'termine lungo'). Il mancato rispetto di questo termine ha causato la definitiva tardività dell'opposizione, rendendola inammissibile. La Procura ha quindi perso la causa.
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Termine impugnazione decreto di pagamento: Procura perde per ritardo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul termine impugnazione decreto di pagamento emesso per un avvocato in regime di patrocinio a spese dello Stato. La Procura aveva proposto opposizione, ma tardivamente. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: in assenza di una comunicazione o notificazione formale del decreto, non si applica il termine breve di 30 giorni, ma il 'termine lungo' di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento. Poiché l'opposizione era stata presentata oltre questo termine massimo, è stata dichiarata inammissibile, confermando così il diritto dell'avvocato al compenso liquidato.
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Espulsione e ricorso: perché la data della notifica è vitale
Un cittadino straniero ha presentato opposizione al decreto di espulsione emesso dal Questore, ma il Giudice di Pace ha dichiarato il ricorso tardivo. Secondo il giudice, il ricorso era stato depositato oltre il termine di 30 giorni previsto dalla legge. Il cittadino ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che, risiedendo in Tunisia, avrebbe dovuto beneficiare del termine più lungo di 60 giorni. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo principale risiede nella mancanza di specificità: il ricorrente non ha indicato le date esatte della notifica del provvedimento e del deposito del ricorso. Senza questi dati cronologici precisi, i giudici non hanno potuto verificare se il termine (da 30 o 60 giorni) fosse stato effettivamente rispettato, rendendo impossibile l'accoglimento della domanda.
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