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D.L. 83/2012 — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per D.L. 83/2012

Onere della prova CCNL: la Cassazione chiarisce
Un ex collaboratore ha citato in giudizio la propria datrice di lavoro, sostenendo che il rapporto fosse di natura subordinata. La Corte d'Appello gli ha dato ragione, condannando l'azienda al pagamento di cospicue differenze retributive. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, eccependo, tra l'altro, che il lavoratore non aveva rispettato l'onere della prova non depositando il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo che il deposito del CCNL integrale non è un requisito di validità della domanda nei gradi di merito, a differenza del giudizio di cassazione, dove è obbligatorio. La condanna è stata quindi confermata.
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Inquadramento superiore: quando le mansioni non bastano
Un lavoratore ha richiesto l'inquadramento superiore sostenendo di svolgere mansioni di livello più alto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per ottenere un inquadramento superiore non è sufficiente la complessità dei compiti, ma è indispensabile dimostrare un'effettiva autonomia decisionale e discrezionalità, elementi che nel caso specifico non sono stati provati. La sentenza ribadisce che il possesso di titoli di studio è un requisito necessario ma non sufficiente.
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Sgravi contributivi: quando l’INPS non può chiederli?
Una società si opponeva alla richiesta di restituzione di sgravi contributivi da parte dell'ente previdenziale, sostenendo di averne diritto per assunzioni con contratti di formazione e lavoro. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che gli sgravi contributivi goduti per l'assunzione di lavoratori con età inferiore ai 25 anni erano legittimi e non potevano essere recuperati, in quanto compatibili con la normativa comunitaria sugli aiuti di Stato. La Corte ha invece confermato che l'onere della prova sui requisiti per accedere ai benefici spetta sempre al datore di lavoro. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inquadramento passaggio privato: la prova delle mansioni
Un ex dipendente di un ente statale ha citato in giudizio una società di telecomunicazioni per un presunto errato inquadramento contrattuale a seguito della privatizzazione del settore. Il lavoratore chiedeva il riconoscimento di un livello superiore, lamentando un demansionamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale del rigetto è stata la mancata prova, da parte del dipendente, delle mansioni concrete svolte sia prima che dopo il trasferimento. La Corte ha sottolineato che, per ottenere un diverso inquadramento nel passaggio al privato, è fondamentale dimostrare in modo specifico le attività lavorative effettivamente eseguite.
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Contratto a termine acausale: legittimo per i postali
Un lavoratore ha impugnato un contratto a termine acausale stipulato con un'azienda di servizi postali, contestandone la validità e l'errato calcolo del limite di assunzioni del 15%. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando la legittimità del contratto a termine acausale per questo specifico settore, in virtù di una scelta precisa del legislatore. Inoltre, ha chiarito che il limite percentuale del 15% va calcolato sull'intero organico aziendale e non solo su una parte di esso.
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