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D.L. 83/2012 — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per D.L. 83/2012

Transito personale civile: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di assistenza al volo che si opponeva al transito personale civile di ex controllori militari. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'assenza di fabbisogno di personale o l'insostenibilità finanziaria, quali fatti impeditivi del diritto al transito, spetta al datore di lavoro. Non essendo stata fornita tale prova, il rifiuto è stato ritenuto illegittimo.
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Lavoro pubblico a termine: no alla conversione
Un lavoratore con contratto di lavoro pubblico a termine presso un consorzio per la gestione dei rifiuti ha richiesto la conversione del rapporto in indeterminato e il trasferimento a nuovi enti, come previsto da una legge regionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conversione del contratto a termine nel settore pubblico non è ammissibile senza un concorso pubblico, in quanto violerebbe l'art. 97 della Costituzione. Di conseguenza, le tutele previste dalla legge regionale per il trasferimento del personale si applicano esclusivamente ai dipendenti assunti a tempo indeterminato.
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Diritto di precedenza: quando si perde nelle assunzioni?
Un musicista, dipendente a tempo determinato di un ente lirico, perde il diritto di precedenza nelle future assunzioni a seguito di una sanzione disciplinare e di una contestazione artistico-professionale. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che il diritto di precedenza non è acquisito in via definitiva dopo il triennio, ma può essere perso qualora il lavoratore riceva contestazioni successive. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del lavoratore, chiarendo che la normativa contrattuale prevede la decadenza del diritto in caso di contestazioni, anche dopo il periodo iniziale.
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Verbale ispettivo INPS: onere della prova e validità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una famiglia contro l'ente previdenziale, confermando che il verbale ispettivo INPS è una 'fonte di prova'. Spetta ai privati dimostrare l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro agricolo contestato. La Corte ha chiarito che il verbale non è un atto amministrativo da annullare, ma un elemento probatorio il cui contenuto deve essere contestato nel merito, provando una diversa realtà dei fatti.
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Responsabilità contrattuale banca: Cassazione chiarisce
Un ente previdenziale ha citato in giudizio un istituto di credito per aver continuato a erogare ratei di pensione all'erede di una pensionata deceduta. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dell'istituto di credito è di natura contrattuale, e non extracontrattuale. Questa qualificazione deriva dalla violazione di specifici doveri professionali imposti dalla legge, che generano un affidamento qualificato. Di conseguenza, il termine di prescrizione applicabile per l'azione di risarcimento è quello ordinario di dieci anni, e non quello breve di cinque anni, riformando la decisione della corte d'appello che aveva dichiarato il diritto prescritto.
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Divieto di conversione: No a ruolo fisso nel pubblico
La Cassazione conferma il divieto di conversione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato nel pubblico impiego. Un lavoratore forestale, assunto per anni con contratti precari, si è visto negare la stabilizzazione a causa del principio del concorso pubblico. La Corte ha ribadito che, nonostante l'abuso, la sanzione non è l'assunzione ma il risarcimento del danno, se richiesto correttamente.
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Rimborso oneri datore di lavoro: niente se fittizio
Una società ha richiesto a un ente pubblico il rimborso dello stipendio per un dipendente, consigliere provinciale, che non ha mai effettivamente lavorato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto al rimborso oneri datore di lavoro presuppone un rapporto di lavoro reale e non meramente formale. L'assenza totale di una prestazione lavorativa fa venir meno il presupposto fondamentale della norma, ovvero l'esistenza di un effettivo legame sinallagmatico tra lavoro e retribuzione, dal quale il dipendente si assenta per l'incarico politico.
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Licenziamento disciplinare: uso improprio fuel card
Un'azienda ha licenziato un dipendente per un presunto uso irregolare della carta carburante aziendale. Tuttavia, la contestazione si limitava a un disallineamento tra la carta usata e il mezzo di servizio, senza accusare il lavoratore di furto per fini personali. La Corte d'Appello ha annullato il licenziamento, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che l'irregolarità procedurale, non essendo qualificabile come furto e non rientrando tra le ipotesi di sanzione espulsiva previste dal CCNL, non era così grave da giustificare un licenziamento disciplinare e rompere il rapporto di fiducia.
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Società in house: no a conversione del rapporto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una società in house. La Suprema Corte ribadisce che per le società a partecipazione pubblica vige l'obbligo di reclutamento tramite procedure selettive, impedendo la conversione di contratti di collaborazione in rapporti a tempo indeterminato, anche se di fatto si è svolta attività lavorativa subordinata.
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Contestazione disciplinare: licenziamento nullo
Un lavoratore, licenziato per presunta violazione dell'obbligo di non concorrenza, ha ottenuto l'annullamento del licenziamento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la mancata e preventiva contestazione disciplinare rende il licenziamento illegittimo e comporta il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro. L'ordinanza chiarisce che la procedura disciplinare è inderogabile e la sua omissione equivale all'insussistenza del fatto contestato.
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Indennità trasfertisti: quando è imponibile? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che il regime fiscale e contributivo per l'indennità trasfertisti (imponibilità al 50%) è alternativo e non cumulabile con quello previsto per le trasferte occasionali. Pertanto, le spese di viaggio sostenute direttamente dall'azienda per i trasfertisti non possono essere escluse dalla base imponibile contributiva, ma vi rientrano interamente. La scelta del regime forfettario per i trasfertisti preclude la possibilità di beneficiare di altre esenzioni.
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Compensazione spese: legittima per vittoria parziale
Un cittadino ha richiesto una pensione anticipata, ottenendola in appello ma con una decorrenza posticipata rispetto alla domanda. La Corte d'Appello aveva compensato le spese legali tra le parti. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso del cittadino. La motivazione si basa sul principio della soccombenza parziale: ottenere il diritto richiesto, ma con una decorrenza successiva, non costituisce una vittoria totale e giustifica la compensazione spese da parte del giudice.
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Contratto a progetto: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riqualificava due contratti a progetto in contratti di lavoro subordinato. La sentenza sottolinea che la natura del rapporto di lavoro si determina in base alle concrete modalità di svolgimento della prestazione e non alla qualificazione formale data dalle parti. La presenza di indici quali l'osservanza di un orario fisso, la supervisione costante e l'utilizzo di strumenti aziendali ha portato a riconoscere la sussistenza della subordinazione, con conseguente condanna delle società datrici di lavoro al pagamento delle differenze retributive e al ripristino dei rapporti.
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Licenziamento disciplinare: assenza post-trasferimento
Un lavoratore, a seguito di un trasferimento aziendale, non si presentava nella nuova sede di lavoro e veniva licenziato per motivi disciplinari. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, sottolineando che il lavoratore non può semplicemente assentarsi se la legittimità del trasferimento è stata accertata e non contestata nelle sedi opportune. L'assenza ingiustificata è stata ritenuta un grave inadempimento contrattuale.
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Autorizzazione lavoro straordinario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente di polizia municipale che chiedeva il pagamento di una cospicua somma per lavoro straordinario svolto come addetto alla sicurezza del sindaco. La Corte ha confermato che, nel pubblico impiego, il compenso per lo straordinario è subordinato a una specifica e preventiva autorizzazione lavoro straordinario, che non può essere presunta né desunta implicitamente dalla natura urgente del servizio, soprattutto se tale urgenza viene eccepita tardivamente nel corso del giudizio.
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Contratto a progetto call center: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ha contestato la legittimità del suo contratto a progetto call center, sostenendo che mascherasse un rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'azienda, interpretando una riforma del 2012 come un'eccezione all'obbligo di un progetto specifico. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che anche per le attività di call center outbound, il contratto a progetto deve essere legato a un risultato finale e a un progetto ben definito. La riforma ha inciso solo sulle modalità di calcolo del compenso, non sui requisiti fondamentali del contratto.
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Unico centro di imputazione: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La decisione si fonda sul riconoscimento di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro tra due società formalmente distinte. Poiché il lavoratore non era impiegato esclusivamente sulla commessa cessata e le società collegate non hanno adempiuto all'obbligo di repêchage esteso a entrambe le strutture, il licenziamento è stato annullato con ordine di reintegra e risarcimento del danno.
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Trasferimento ramo d’azienda: i limiti della Cassazione
Una società cedente trasferiva a un'altra quella che definiva una parte della sua attività, escludendo alcuni dipendenti. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, qualificando l'operazione non come un legittimo trasferimento ramo d'azienda, ma come una cessione dell'intera azienda mascherata. Tale manovra, volta a eludere le tutele per i lavoratori previste dall'art. 2112 c.c., è stata dichiarata illegittima, ribadendo che l'accertamento dei fatti spetta ai giudici di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato.
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Anzianità di servizio: no al maturato economico
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del "maturato economico" a un medico che aveva convertito il suo rapporto da convenzionato a specialista ambulatoriale. Secondo la Corte, in caso di passaggio a un diverso comparto e specialità professionale, l'anzianità di servizio pregressa vale solo come titolo di preferenza per l'assunzione e non per la conservazione della retribuzione maturata, come previsto dai contratti collettivi di settore.
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Inquadramento pubblico impiego: quando prevale il ruolo
Un ex dipendente di un'organizzazione umanitaria, trasferito a un'Azienda Sanitaria Locale, ha contestato il suo nuovo inquadramento professionale. Richiedeva una categoria superiore basandosi sulle tabelle di equiparazione per la mobilità tra comparti pubblici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel processo di inquadramento pubblico impiego, il criterio primario è il confronto diretto tra gli ordinamenti professionali e le mansioni effettive. Le tabelle di equiparazione hanno un ruolo solo secondario e residuale.
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