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D.L. 193/2016 — Sezione Prima Civile

Altri anni per D.L. 193/2016

Patrocinio del libero foro: il Fisco vince senza prove formali
Una società in liquidazione ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, richiesta dall'Ente di Riscossione. Il Debitore sosteneva che l'atto fosse nullo perché presentato da un avvocato privato anziché dall'Avvocatura dello Stato, senza una formale delibera che ne attestasse l'indisponibilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità della procedura. I giudici hanno stabilito che il ricorso al patrocinio del libero foro da parte dell'Ente di Riscossione presuppone implicitamente l'indisponibilità dell'Avvocatura pubblica. Pertanto, non è necessaria alcuna prova formale o delibera preventiva per legittimare la nomina del difensore privato, rendendo l'azione valida fin dal principio.
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Dichiarazione di fallimento: la rottamazione non salva l’impresa
Una società di persone e i suoi soci accomandatari hanno impugnato la dichiarazione di fallimento, sostenendo che la presentazione di una domanda di definizione agevolata dei debiti fiscali impedisse all'Agenzia delle Entrate di chiederne il fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice domanda di definizione agevolata non fa perdere al fisco la legittimazione a chiedere il fallimento, poiché il blocco delle azioni esecutive individuali non si estende alle procedure concorsuali. Inoltre, spetta al debitore dimostrare l'effettivo accoglimento della richiesta di sanatoria al momento della decisione. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento è stata confermata e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Liquidazione giudiziaria società cancellata: guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della liquidazione giudiziaria società cancellata dal registro delle imprese entro l'anno, validando le procure rilasciate a legali privati dall'ente di riscossione e chiarendo l'interesse ad agire del fisco nonostante le tutele tributarie quinquennali.
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Ammissione al passivo: basta l’estratto di ruolo
Un agente della riscossione ha richiesto l'ammissione al passivo in un fallimento, ma parte del credito è stata esclusa per mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per l'ammissione al passivo dei crediti tributari, l'estratto di ruolo è documento sufficiente e non è necessaria la preventiva notifica della cartella di pagamento al debitore.
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Credito di regresso: quando si ammette al passivo?
Una società, coobbligata per un debito tributario di un'altra società poi fallita, ha chiesto di ammettere al passivo il proprio potenziale credito di regresso. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il diritto di regresso sorge solo con il pagamento integrale del debito. Fino a quel momento, il credito è inesistente e non può essere ammesso al passivo, neppure con riserva, in quanto non costituisce un credito condizionato.
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Ammissione al passivo con riserva: il coobbligato
Una società, coobbligata per debiti tributari di un'altra società poi fallita, si oppone al diniego di ammissione del proprio credito di regresso allo stato passivo. Il Tribunale aveva respinto la richiesta per mancata prova del pagamento integrale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione, in attesa di definire questioni fondamentali sull'ammissione al passivo con riserva del credito del coobbligato, anche prima del pagamento integrale, e sulla natura di tale credito come condizionale.
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