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D.L. 18/2020 — Sezione Prima Civile

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Altri anni per D.L. 18/2020

Deficit informativo: inammissibile il concordato
Una società di costruzioni ha visto respingere il proprio ricorso contro la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto inammissibile la domanda di concordato preventivo a causa di un grave deficit informativo riguardo a un'importante posizione debitoria. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo la decisione fondata su più ragioni autonome, il fallimento del motivo di ricorso relativo al deficit informativo era sufficiente a rendere inammissibile l'intera impugnazione.
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Procura rilasciata all’estero: quando è nulla?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa della nullità della procura rilasciata all'estero. La Corte ha stabilito che un avvocato italiano non può autenticare una firma apposta fuori dal territorio nazionale e ha chiarito i requisiti per la validità delle procure telematiche, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Proroga termine lodo: quando è valida l’eccezione?
Una società committente ha impugnato un lodo arbitrale sostenendo che fosse stato emesso oltre i termini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la proroga del termine del lodo arbitrale, se prevista dalla legge (ex lege) per atti istruttori, scatta automaticamente. L'eccezione di decadenza per superamento del termine deve essere sollevata prima che si verifichi l'evento che causa tale proroga automatica, altrimenti risulta tardiva e inefficace.
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Termini impugnazione fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia fallimentare perché notificato oltre i termini di legge. La questione centrale riguarda il calcolo dei termini di impugnazione del fallimento, tenendo conto del periodo di sospensione processuale introdotto per l'emergenza COVID-19. Nonostante la sospensione, il ricorso è risultato tardivo, rendendo assorbente questo vizio procedurale rispetto a ogni altra questione di merito relativa alla proposta di concordato preventivo.
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Sospensione prescrizione COVID: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione prescrizione COVID, introdotta dalla legislazione emergenziale, deve essere applicata ai termini per la riscossione dei crediti da parte dell'Agenzia delle Entrate. In un caso riguardante l'insinuazione al passivo di una società fallita, la Suprema Corte ha annullato la decisione di un tribunale che aveva dichiarato prescritti i crediti senza considerare il periodo di sospensione. Il principio è rilevabile d'ufficio e sposta in avanti la scadenza dei termini.
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Ammissione al passivo: domanda errata non sanabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile una domanda di ammissione al passivo presentata con errori fondamentali, quali l'indicazione di un debitore e di una procedura fallimentare errati. La Corte ha stabilito che la rigidità della procedura di verifica del passivo non consente modifiche sostanziali (mutatio libelli) della domanda originaria, ma solo precisazioni. L'errore del creditore è stato ritenuto inescusabile, escludendo la possibilità di una rimessione in termini.
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Rimessione in termini: no se c’è negligenza grave
La Corte di Cassazione ha negato la rimessione in termini a un creditore che aveva inizialmente depositato una domanda di ammissione al passivo fallimentare completamente errata, indirizzandola a un tribunale e a un soggetto sbagliati. La successiva domanda corretta, depositata in ritardo, è stata dichiarata inammissibile. La Corte ha qualificato l'errore iniziale come 'negligenza grave' e 'imperdonabile', escludendo che potesse giustificare la concessione del beneficio, destinato solo a sanare decadenze dovute a cause non imputabili alla parte.
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Sospensione riscossione non ferma l’istanza di fallimento
Una società in liquidazione ha contestato la richiesta di fallimento avanzata dall'Agenzia delle Entrate, sostenendo che la sospensione riscossione dovuta all'emergenza Covid-19 impedisse tale azione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la sospensione riguardava le procedure esecutive e l'esigibilità dei crediti, ma non privava l'Agenzia della sua legittimazione a presentare istanza di fallimento. La Corte ha sottolineato che una norma specifica (art. 10, d.lgs. 23/2020) aveva già limitato le istanze di fallimento a un periodo circoscritto, non applicabile al caso di specie.
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Trattamento dati sanitari: i limiti del consenso
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del trattamento dati sanitari effettuato da un'azienda sanitaria locale. L'azienda aveva elaborato, tramite un algoritmo, i dati di migliaia di pazienti estratti dal Fascicolo Sanitario Elettronico per creare elenchi di soggetti vulnerabili. La Corte ha chiarito che il consenso prestato dal paziente per la consultazione del proprio FSE a fini di cura è strettamente individuale e non può essere esteso a operazioni di 'stratificazione statistica' su larga scala. Tale trattamento dati sanitari, che esula dalla finalità originaria, richiede una base giuridica autonoma e specifica, non ravvisabile nel semplice stato di emergenza pandemica. La Corte ha inoltre ribadito l'obbligo di effettuare una valutazione d'impatto (DPIA) per trattamenti così rischiosi.
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Socio accomandatario: responsabilità e sequestro
Un socio accomandatario di una S.a.s. subisce un sequestro di prevenzione con nomina di un amministratore giudiziario. La Cassazione conferma che ciò non fa perdere la qualità di socio né la responsabilità illimitata, legittimando l'estensione del fallimento della società anche a lui.
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Inammissibilità ricorso cassazione: limiti al riesame
Un imprenditore individuale, dichiarato fallito, ricorre in Cassazione. La Corte dichiara l'appello inammissibile, confermando il fallimento. La decisione chiarisce che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge. I motivi del ricorrente sono stati respinti in quanto miravano a una nuova valutazione delle prove, rendendo inevitabile l'inammissibilità del ricorso in cassazione.
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Termine impugnazione sovraindebitamento: quando scatta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in una procedura di crisi da sovraindebitamento perché presentato oltre i termini. La decisione stabilisce un principio fondamentale: il termine impugnazione sovraindebitamento decorre dalla comunicazione del provvedimento completo via PEC da parte della cancelleria, e non da una successiva notifica. Il caso riguardava un piano del consumatore respinto perché prevedeva un pagamento ultrannuale per creditori privilegiati.
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Stato di insolvenza: non basta la crisi Covid
Una società, dichiarata fallita, ha impugnato la decisione sostenendo che le sue difficoltà fossero temporanee e causate dalla pandemia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che lo stato di insolvenza era una condizione strutturale e preesistente, come dimostrato da debiti accumulati prima del 2020, revoca di affidamenti bancari e procedure esecutive già in corso. La crisi sanitaria, pertanto, non poteva essere usata come scudo per un dissesto già consolidato.
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