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D.L. 112/2008

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Società in house: no assunzione senza concorso
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con una società in house, sostenendo un'interposizione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, applicando il principio della "ragione più liquida". Ha stabilito che non è possibile costituire giudizialmente un rapporto di lavoro con una società a partecipazione pubblica totale, come una società in house, se l'assunzione non è avvenuta tramite procedure selettive pubbliche, trasparenti e imparziali, come previsto dalla legge. Questa regola prevale su qualsiasi accertamento relativo all'illegittimità dell'appalto.
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Rinuncia al ricorso: quando si evita il doppio contributo
Una lavoratrice, dopo aver impugnato in Cassazione il rigetto della sua richiesta di conversione di un contratto a termine, ha presentato una rinuncia al ricorso a seguito di un accordo transattivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un punto fondamentale: la rinuncia al ricorso, essendo un evento sopravvenuto, non fa scattare l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato, sanzione prevista solo per le impugnazioni inammissibili, pretestuose o respinte integralmente fin dall'origine.
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Rinuncia al ricorso: niente doppia tassa se c’è accordo
Un lavoratore aveva impugnato il rigetto della sua domanda di conversione di un contratto a termine. Nelle more del giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo, portando alla rinuncia al ricorso. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, specificando che in caso di rinuncia al ricorso per accordo sopravvenuto, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la sanzione è prevista solo per le impugnazioni pretestuose o dilatorie.
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Impugnazione lodo arbitrale: la Cassazione chiarisce
Una società di autotrasporti ha impugnato un lodo arbitrale, sostenendo che il mancato rispetto delle tariffe minime legali costituisse una violazione dell'ordine pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, ai fini dell'impugnazione lodo arbitrale, la nozione di "ordine pubblico" è limitata ai principi fondamentali dell'ordinamento e non si estende a tutte le norme imperative. Di conseguenza, la violazione delle norme sui costi minimi non è un motivo valido per contestare il lodo, a meno che le parti non lo abbiano espressamente previsto.
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Nullità contratto pubblico: no assunzione senza concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità dei contratti di collaborazione a progetto stipulati con una società a totale partecipazione pubblica, a causa della mancata esecuzione di una procedura di selezione concorsuale. Questa decisione sottolinea che la nullità del contratto pubblico impedisce la sua conversione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, riaffermando il principio fondamentale dell'accesso meritocratico agli impieghi in ambito pubblico.
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Rimborso Robin Tax: la Cassazione nega la retroattività
Una società energetica ha richiesto il rimborso della Robin tax per il 2014, dopo la sua dichiarazione di incostituzionalità. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando che la sentenza della Consulta ha efficacia solo per il futuro. Pertanto, il rimborso della Robin tax non è dovuto per i periodi precedenti alla decisione.
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Società in house: no conversione del contratto a progetto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 420/2024, ha stabilito che per le società in house non è possibile la conversione automatica di un contratto di collaborazione a progetto in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche se il progetto è fittizio. Questa regola, derivante dall'estensione delle norme sul pubblico impiego, mira a garantire il rispetto delle procedure concorsuali per l'assunzione, impedendo l'accesso stabile all'impiego tramite vie alternative. La Corte ha quindi cassato la decisione di merito che aveva disposto la conversione, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Revoca part time PA: la Cassazione chiarisce i limiti
Una dipendente pubblica ha contestato la decisione dell'amministrazione di revocare il suo contratto di lavoro a tempo parziale, ripristinando quello a tempo pieno. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, chiarendo che la revoca del part time, ai sensi della L. 183/2010, è valida se fondata su comprovate esigenze organizzative e gestionali e se attuata nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, come la concessione di un congruo preavviso.
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Equa riparazione: calcolo corretto e importi dovuti
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un procedimento giudiziario. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha corretto la decisione della Corte d'Appello su due punti fondamentali: il metodo di calcolo della durata irragionevole del processo e l'importo annuo dell'indennizzo. La Corte ha stabilito che la frazione di anno superiore a sei mesi deve essere arrotondata all'anno intero e che si applica la normativa vigente al momento del deposito del ricorso, garantendo così al cittadino un risarcimento maggiore. La sentenza ha anche rettificato la liquidazione delle spese legali.
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Assunzione in società pubblica: nullità senza concorso
Un dirigente, assunto da una società a partecipazione pubblica senza una procedura di selezione, ha visto il suo contratto di lavoro dichiarato nullo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'assunzione in società pubblica deve seguire procedure concorsuali, la cui violazione comporta la nullità del contratto. La richiesta di risarcimento del lavoratore è stata respinta, poiché la conoscenza delle norme imperative che regolano l'assunzione si presume per entrambe le parti.
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Assunzione società in house: vale la conciliazione?
Un lavoratore, assunto da una società in house a seguito di una conciliazione giudiziale, viene licenziato. La società contesta la validità stessa del rapporto di lavoro, sostenendo che l'assunzione avrebbe dovuto seguire procedure di selezione pubblica. La Corte di Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione, rinvia la decisione a una pubblica udienza per definire se una conciliazione possa legittimamente sostituire un concorso pubblico per un'assunzione in società in house.
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Gestione autonoma servizio idrico: non basta l’intento
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un piccolo Comune che rivendicava il diritto alla gestione autonoma del servizio idrico. La Corte ha stabilito che, per beneficiare della deroga alla gestione unica, non è sufficiente dimostrare l'intenzione o l'avvio di procedure amministrative, ma è necessaria la prova di una gestione effettiva e concreta del servizio entro la data limite prevista dalla legge. Gli atti preparatori e le autorizzazioni ottenute non sono bastati a soddisfare tale requisito.
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Società in house: impossibile conversione contratto
Un lavoratore, impiegato come socialmente utile presso una società in house, ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale risiede nel fatto che le società in house sono soggette alle rigide normative del pubblico impiego per le assunzioni, che prevedono concorsi pubblici e impediscono la conversione automatica di contratti atipici in rapporti di lavoro stabili.
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Assunzione ente pubblico: nullità accordo sindacale
Un lavoratore ha citato in giudizio un teatro di natura pubblica, chiedendo l'assunzione a tempo indeterminato sulla base di un accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che l'accordo sindacale era nullo perché l'assunzione in un ente pubblico deve seguire obbligatoriamente procedure selettive, come previsto da norme imperative che non possono essere derogate da patti privati.
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Contributi previdenziali giornalisti: appello inammissibile
Una società editoriale ha impugnato una sentenza che la condannava al pagamento di contributi previdenziali giornalisti per somme erogate a titolo di incentivo all'esodo e transazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti, come l'inquadramento di un lavoratore o la natura retributiva di una somma, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi di legge.
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Azienda speciale ente pubblico economico: la Cassazione
Un lavoratore ha agito in giudizio contro un'azienda speciale regionale per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a seguito di una serie di contratti di somministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che l'azienda in questione ha natura di azienda speciale ente pubblico economico. Di conseguenza, non si applica il divieto di conversione del rapporto, tipico delle pubbliche amministrazioni, e il lavoratore ha diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
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Inquadramento superiore: quando è un diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un lavoratore all'inquadramento superiore per aver svolto mansioni di maggiore responsabilità. L'ordinanza chiarisce che anche nelle società a partecipazione pubblica "in house", il rapporto di lavoro è di natura privatistica e si applica l'art. 2103 c.c. Viene respinto il ricorso dell'azienda, che contestava la decisione basandosi su presunte rinunce del dipendente e sulla necessità di procedure selettive per le promozioni. La Corte ribadisce la validità del procedimento trifasico per l'accertamento delle mansioni e la corretta interpretazione delle norme contrattuali e di legge.
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Responsabilità amministratori: analisi della Cassazione
Una recente ordinanza della Cassazione analizza la responsabilità amministratori e sindaci nel caso del fallimento di una società di navigazione. La Corte ha confermato la condanna per i danni derivanti da contratti di lavoro simulati, stipulati a favore dei proprietari di fatto, e da rovinose operazioni speculative in derivati. È stata ritenuta grave anche la negligenza dei sindaci nell'attività di controllo. La sentenza è stata però cassata con rinvio su un punto: la necessità di ricalcolare il danno a carico di un amministratore, tenendo conto delle transazioni già concluse dalla curatela con altri coobbligati.
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Contributo malattia: obbligo per enti pubblici?
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un Comune a cui era stato richiesto il versamento del contributo malattia per alcuni dipendenti, precedentemente operai del settore edile e poi stabilizzati. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che confermava l'obbligo di pagamento, sottolineando che i giudici non avevano considerato la contestuale e obbligatoria iscrizione di tali lavoratori al fondo pensioni per dipendenti pubblici. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione che chiarisca la compatibilità tra i due regimi previdenziali ed eviti una duplicazione del contributo malattia.
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Contributi malattia enti locali: la Cassazione decide
Un ente locale ha contestato l'obbligo di versare i contributi malattia per dipendenti assunti con CCNL Edilizia. La Corte di Cassazione, con la sentenza 32174/2024, ha accolto il ricorso, stabilendo che la pretesa dell'istituto previdenziale deve essere rivalutata. Il punto cruciale è l'iscrizione obbligatoria di tali lavoratori alla cassa previdenziale dei dipendenti pubblici, che potrebbe rendere illegittima un'ulteriore richiesta di contributi malattia enti locali, evitando così una duplicazione degli oneri. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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