La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di un soggetto condannato per la coltivazione di 80 piante di marijuana, da cui erano ricavabili oltre 8000 dosi. Sebbene la qualificazione del reato come spaccio ordinario sia stata confermata a causa dell'organizzazione del sistema di irrigazione e dell'entità del raccolto, la Suprema Corte ha accolto il motivo relativo alla recidiva. I giudici hanno stabilito che l'applicazione di tale aggravante richiede una motivazione specifica e individualizzata, non potendo basarsi su formule stereotipate, specialmente quando i precedenti penali sono remoti nel tempo e di natura diversa rispetto al nuovo reato contestato.
Continua »