Un docente universitario a tempo pieno ha svolto attività imprenditoriali e di consulenza private senza autorizzazione, violando il principio di esclusività. La Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire il danno erariale, quantificato nella perdita dell'indennità per il tempo pieno percepita in un triennio, pari a circa 98.000 euro, poiché il rapporto di reciprocità con l'amministrazione era venuto meno. Il docente ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando un eccesso di potere del giudice contabile. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la decisione della Corte dei Conti rientra nei suoi poteri interpretativi e non costituisce uno sconfinamento di giurisdizione. Di conseguenza, il docente perde definitivamente la causa e deve restituire le somme stabilite oltre a pagare le spese processuali.
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