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Art. 98 Costituzione — Anno 2024

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Altri anni per Art. 98 Costituzione

Giusto prezzo: quando si può sospendere la vendita?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il "giusto prezzo" in un'asta immobiliare non corrisponde al valore di mercato, ma al prezzo raggiunto tramite una procedura legalmente corretta. Un prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore alla stima iniziale non giustifica, da solo, la sospensione della vendita, a meno che non si provino specifiche irregolarità o interferenze illecite. La Corte ha rigettato il ricorso del debitore, confermando la validità dell'aggiudicazione.
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Interesse ad agire e dimissioni: sì al risarcimento
Un dirigente medico impugna un trasferimento ritenuto illegittimo. Durante la causa si dimette, ma la Cassazione conferma il suo diritto a proseguire l'azione. La Corte stabilisce che l'interesse ad agire sussiste se il lavoratore, sin dall'inizio, ha formulato una riserva di agire per il risarcimento dei danni. La dichiarazione di illegittimità del trasferimento diventa così un presupposto necessario per la futura richiesta di risarcimento, anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
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Incompatibilità avvocato giudice: la Cassazione chiarisce
Una cittadina cita in giudizio un Comune per i danni subiti a causa di una caduta in una buca stradale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16668/2024, rigetta il ricorso della danneggiata, confermando la decisione d'appello. La Corte stabilisce due importanti principi: primo, l'incompatibilità avvocato giudice onorario è limitata al circondario del Tribunale e non si estende all'intero distretto della Corte d'Appello; secondo, la decadenza dal diritto di assumere una prova testimoniale, per mancata comparizione della parte interessata, deve essere dichiarata d'ufficio dal giudice e non necessita di un'eccezione della controparte.
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Concessione demaniale: opere e canone secondo Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33981/2024, ha respinto il ricorso di una società titolare di una concessione demaniale marittima. La Corte ha stabilito che l'Agenzia del Demanio ha piena legittimazione ad agire in giudizio per i canoni, anche se la gestione è delegata ai Comuni. È stato inoltre confermato il principio dell'accessione gratuita: le opere inamovibili costruite sull'area in concessione diventano di proprietà dello Stato al momento del rinnovo della concessione, non della sua cessazione definitiva. Di conseguenza, il canone va calcolato tenendo conto di tali strutture e non può essere limitato al solo periodo di utilizzo stagionale, data la loro permanenza.
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Rimborso iscrizione albo infermieri: la Cassazione
Un gruppo di infermieri ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un'azienda sanitaria pubblica, per ottenere il rimborso della tassa annuale di iscrizione all'albo professionale. Sebbene i tribunali di primo e secondo grado avessero dato ragione agli infermieri, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che non spetta alcun rimborso per l'iscrizione all'albo degli infermieri, poiché tale iscrizione non è nell'interesse esclusivo del datore di lavoro, a differenza di quanto accade per gli avvocati dipendenti pubblici. La spesa rimane quindi a carico del singolo professionista.
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Incarichi non autorizzati: la Cassazione decide
Un ex dirigente pubblico ha svolto incarichi esterni senza l'approvazione della sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato il suo obbligo di restituire tutti i compensi percepiti, chiarendo che si tratta di una violazione contrattuale del dovere di fedeltà. Questa qualificazione comporta l'applicazione della prescrizione decennale e non quinquennale. La Corte ha stabilito che gli incarichi non autorizzati come Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) in arbitrati rientrano in tale divieto, poiché il CTU agisce come ausiliario privato e non come pubblico ufficiale.
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Spoil system: risarcimento per mancato rinnovo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31507/2024, ha affrontato un complesso caso di 'spoil system' nel pubblico impiego. Un dirigente, il cui incarico era stato revocato anticipatamente in base a una norma poi dichiarata incostituzionale, chiedeva il risarcimento del danno. La Corte ha negato il risarcimento per la revoca in sé, poiché l'amministrazione aveva agito in conformità a una legge allora vigente. Tuttavia, ha affermato un principio cruciale: l'amministrazione è comunque responsabile per il mancato rinnovo dell'incarico se non ha rispettato i principi di buona fede, correttezza e l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa tra i candidati. La sentenza chiarisce la distinzione tra l'applicazione di una norma (anche se invalida) e gli obblighi procedurali che governano il rinnovo degli incarichi dirigenziali.
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Lavoro subordinato PA: la prova della subordinazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice che, dopo un contratto di somministrazione e una serie di contratti di collaborazione (co.co.co.) con un Comune, chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non trovando prove sufficienti del vincolo di subordinazione. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. È stato sottolineato che, per qualificare un rapporto come lavoro subordinato, non basta la reiterazione dei contratti, ma è necessario dimostrare con prove concrete l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elementi che nel caso di specie sono risultati mancanti.
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