Un Ente Ecclesiastico concede in enfiteusi perpetua un palazzo storico a un Comune nel 1820. Nel tempo, il valore reale del canone concordato si riduce drasticamente fino a diventare irrisorio. L'Ente Ecclesiastico richiede la revisione del canone enfiteutico per adeguarlo al costo della vita, ma i giudici di merito rigettano la domanda ritenendo il canone immutabile. L'Ente propone ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del diritto di proprietà tutelato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) a causa del valore ormai simbolico del canone. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'estrema rilevanza della questione di diritto, decide di non definire subito la causa e ne dispone il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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