Un debitore, ammesso alla liquidazione del patrimonio, ha chiesto l'esdebitazione per cancellare i suoi debiti residui. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della sua mancata cooperazione: l'uomo aveva nascosto un nuovo rapporto di lavoro, trattenuto somme non autorizzate (tra cui tredicesime, quattordicesime e un'eredità) e omesso di consegnare gli estratti conto. Il debitore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le norme europee vietino il diniego del beneficio se non in caso di grave disonestà. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esdebitazione richiede la massima trasparenza e collaborazione con i liquidatori. Chi ostruisce la procedura o nasconde entrate perde il diritto alla liberazione dai debiti. Il ricorrente è stato inoltre condannato a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende per aver insistito in un ricorso palesemente infondato.
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