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Art. 92 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 92 Codice Penale

Resistenza a pubblico ufficiale: l’alcol non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di oltraggio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Il soggetto aveva aggredito verbalmente e fisicamente alcuni agenti di polizia, ferendone uno. La difesa sosteneva che lo stato di alterazione etilica e una presunta resistenza passiva escludessero la punibilità. I giudici hanno invece chiarito che la condotta violentemente oppositiva configura pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale, e che l'ubriachezza volontaria non scusa l'imputato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ubriachezza accidentale: la condanna per la scelta volontaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per tentata estorsione, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa invocava l'esclusione della capacità di intendere e volere per via dell'assunzione di alcol e sostanze stupefacenti. La Suprema Corte ha chiarito che l'ubriachezza accidentale si configura solo se l'assunzione è del tutto involontaria, causata da caso fortuito o forza maggiore. Nel caso specifico, l'alterazione derivava da una libera scelta del soggetto, che aveva assunto alcol, metadone e cocaina, escludendo qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento seguito da incendio: l’alcol non cancella la pena
Un cittadino è stato condannato a quattro mesi di reclusione per il reato di danneggiamento seguito da incendio, per aver dato fuoco a un cassonetto dei rifiuti a Bologna. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione e sostenendo che i giudici non avessero valutato il suo stato di ubriachezza al momento del fatto, oltre a contestare l'attendibilità di un testimone. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la questione dell'ubriachezza non era stata sollevata in appello e che le contestazioni sul testimone erano generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Capacità di intendere e di volere: droga e alcol non scusano
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua responsabilità penale. La difesa ha contestato la capacità di intendere e di volere del soggetto al momento del reato, sostenendo la presenza di gravi disturbi della personalità. Tuttavia, la perizia medica disposta nel giudizio di merito ha accertato la piena capacità dell'imputato, riconducendo i suoi disturbi comportamentali esclusivamente all'abuso volontario di alcol e sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché le censure si limitavano a criticare il merito della perizia senza evidenziare vizi di legittimità. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi insulta i Carabinieri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per aver aggredito un cliente in un bar e offeso i Carabinieri intervenuti sul posto. L'imputato, in evidente stato di ebbrezza, aveva anche ostacolato le operazioni di identificazione per oltre mezz'ora. I giudici hanno confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che la gravità della condotta complessiva, desunta dal comportamento aggressivo e dal disprezzo per le forze dell'ordine, esclude l'applicazione del beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentata rapina aggravata: la fuga della vittima nega la desistenza
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentata rapina aggravata. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'azione si fosse interrotta per desistenza volontaria e che lo stato di ubriachezza dell'uomo avesse escluso l'elemento psicologico del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non può esserci desistenza volontaria se l'azione delittuosa si interrompe solo grazie alla fuga della vittima. Inoltre, lo stato di ubriachezza volontaria non esclude la consapevolezza e la volontà di commettere il reato. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: l’uso del coltello cancella la tenuità
Un uomo sottoposto ai domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione, integrando il reato di evasione, e ha molestato per due volte la vicina di casa minacciandola con un coltello. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo a causa di una semi-infermità mentale unita all'assunzione volontaria di alcol e sostanze stupefacenti, richiedendo anche l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assunzione volontaria di sostanze non esclude la colpevolezza e che l'uso ripetuto di un'arma contro la vicina impedisce di considerare l'azione come scarsamente offensiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: l’alcol non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva invocato la mancanza di imputabilità dovuta allo stato di ebbrezza e la causa di non punibilità per reazione ad atti arbitrari delle forze dell'ordine. I giudici hanno chiarito che l'ebbrezza alcolica non esclude la capacità di intendere e di volere e che non vi era alcuna prova di comportamenti scorretti o abusivi da parte dei pubblici ufficiali. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Minaccia estorsiva: ubriaco pretende soldi e viene condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione e resistenza a pubblico ufficiale di un uomo. L'imputato, in stato di ubriachezza, aveva preteso un risarcimento non dovuto, utilizzando come minaccia estorsiva la prospettiva di chiamare le Forze dell'Ordine. I giudici hanno stabilito che l'alterazione dovuta all'alcol e alle droghe non escludeva la sua consapevolezza di agire per un profitto ingiusto. La minaccia di coinvolgere l'autorità, quando usata per ottenere vantaggi illegittimi, integra pienamente il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'uomo condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Lesioni personali e stato emotivo: ubriaco e arrabbiato non scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali di un'imputata che aveva tentato di giustificare le sue azioni invocando uno stato di alterazione. La difesa sosteneva che la sua capacità di autodeterminazione fosse compromessa da stati emotivi e dall'assunzione volontaria di alcol. La Corte ha respinto queste argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: in tema di lesioni personali e stato emotivo, la rabbia o l'ubriachezza volontaria non escludono la responsabilità penale. L'intenzionalità del gesto è stata pienamente riconosciuta, rendendo definitiva la condanna e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ubriachezza Volontaria: Interrompe il 118, Condanna Inevitabile
Una persona, in stato di ebbrezza, interrompeva per futili motivi i servizi di emergenza dei Carabinieri e del 118. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna, stabilendo un principio chiaro: l'ubriachezza volontaria non è mai una scusa valida per escludere o diminuire la responsabilità penale. Solo lo stato di ebbrezza causato da un evento imprevedibile o da costrizione (caso fortuito o forza maggiore) può essere considerato una difesa. Poiché la persona aveva scelto di bere, il suo stato alterato è stato giudicato irrilevante. L'interruzione di servizi pubblici essenziali è stata inoltre ritenuta un'azione grave, non di 'particolare tenuità'.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ubriaco e violento, condanna certa
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un automobilista per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L'uomo, in evidente stato di ebbrezza, aveva usato minacce e violenza per sottrarsi a un controllo e all'alcol test. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la volontaria ubriachezza non cancella la responsabilità penale. Il reato di resistenza a pubblico ufficiale per stato di ebbrezza sussiste pienamente quando le azioni sono finalizzate a impedire l'operato delle forze dell'ordine. L'appello è stato dichiarato inammissibile, poiché i problemi di alcolismo dell'imputato non equivalevano a un'incapacità di intendere e di volere.
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Ubriaco e violento: condanna per resistenza a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a un pubblico ufficiale di un uomo che si era opposto agli agenti di un esercizio commerciale. L'imputato sosteneva che i testimoni non fossero credibili e che il suo stato di ubriachezza fosse accidentale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo di non poter rivalutare le prove e che l'ubriachezza volontaria non costituisce una scusa valida per il reato. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ubriachezza Volontaria Reato: Danni e Condanna Senza Sconti
Un uomo, condannato per danneggiamento aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il suo stato di ebbrezza avrebbe dovuto escludere la sua colpevolezza. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: l'ubriachezza volontaria reato non è una scusa valida. Chi sceglie di bere è pienamente responsabile delle proprie azioni. La Corte ha anche negato la concessione di sconti di pena (attenuanti generiche) perché non esistevano elementi positivi a favore dell'imputato. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Inammissibilità del ricorso: termini e limiti legali
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un ente collettivo contro una sentenza del Consiglio di Stato. La controversia riguardava la proroga di una concessione mineraria per l'estrazione di acque minerali e il mutamento di destinazione d'uso di terreni gravati da usi civici. Il ricorso è stato giudicato tardivo poiché notificato oltre il termine perentorio di sessanta giorni dalla notifica della sentenza impugnata. La Corte ha inoltre chiarito che, in caso di inammissibilità del ricorso contro sentenze di giudici speciali, non è possibile enunciare un principio di diritto nell'interesse della legge se la questione non attiene strettamente alla giurisdizione.
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Reformatio in peius: limiti al calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e altri reati. Sebbene la responsabilità penale sia stata confermata, i giudici hanno rilevato una violazione del divieto di Reformatio in peius. La Corte d'Appello, nel ricalcolare la pena pecuniaria sostitutiva a seguito di un errore del primo grado, aveva aumentato l'importo della multa senza un'impugnazione del Pubblico Ministero. La Cassazione ha stabilito che il calcolo deve seguire i criteri più favorevoli indicati dalla Corte Costituzionale, annullando la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio.
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Estorsione in un bar: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46214/2023, ha confermato la condanna per estorsione in un bar a carico di un cliente che, dopo aver consumato, ha usato violenza e minacce per non pagare il conto. La Corte ha chiarito che costringere il gestore a rinunciare al pagamento costituisce il reato di estorsione, e non semplice violenza privata, e che lo stato di ubriachezza non esclude la responsabilità penale.
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