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Art. 91 Codice di Procedura Civile

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Mutatio libelli: no a nuove domande in corso di causa
Una società correntista ha impugnato una sentenza di primo grado, chiedendo in appello la rettifica del proprio saldo debitorio per addebiti non contestati tempestivamente. La Corte d'Appello ha rigettato l'impugnazione, qualificando la nuova richiesta come una inammissibile *mutatio libelli*, ovvero una modifica non consentita della domanda iniziale. La decisione sottolinea che le pretese devono essere definite all'inizio del processo, non potendo essere introdotte nuove questioni in una fase avanzata della causa.
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Caduta scale condominiali: no risarcimento se si inciampa
Una recente sentenza del Tribunale di Torino ha negato il risarcimento agli eredi di una donna deceduta a seguito di una caduta sulle scale condominiali. Nonostante la denunciata assenza del corrimano, il giudice ha respinto la domanda perché le prove testimoniali hanno dimostrato che la vera causa dell'incidente è stata un inciampo della vittima nel proprio carrello della spesa. La decisione sottolinea che, per ottenere un risarcimento, la pericolosità della cosa (le scale) deve essere la causa diretta del danno, e non la semplice occasione in cui esso si è verificato. In questo caso, la caduta scale condominiali non era legata alla struttura, interrompendo così il nesso di causalità richiesto dall'art. 2051 c.c.
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Cancellazione Ipoteca per Prescrizione dei Crediti
Una proprietaria di un immobile ha citato in giudizio un agente di riscossione per ottenere la cancellazione di un'ipoteca, sostenendo la prescrizione del credito sottostante. L'agente ha eccepito l'interruzione della prescrizione tramite un'intimazione di pagamento. Il Tribunale ha dato ragione alla proprietaria, rilevando un vizio nella notifica dell'atto interruttivo. Di conseguenza, ha dichiarato estinto il credito per prescrizione e ha ordinato la cancellazione ipoteca.
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Opposizione decreto ingiuntivo: quando è rigettata
Una società cliente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di prestazioni professionali, eccependo la nullità del contratto e l'inadempimento del consulente. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, confermando la validità del contratto e la fondatezza del credito. A causa di un pagamento parziale avvenuto durante la causa, il decreto è stato revocato e sostituito da una sentenza di condanna per l'importo residuo, con addebito di tutte le spese legali al cliente.
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Annullamento vendita immobile minore: la sentenza
Una figlia, divenuta maggiorenne, ottiene l'annullamento della vendita di un suo immobile, avvenuta quando era minore. Il padre, pur autorizzato dal Tribunale, non aveva depositato il ricavato su un conto vincolato come prescritto. Il Tribunale ha stabilito che la violazione delle modalità imposte equivale a mancanza di autorizzazione, rendendo il contratto annullabile per difetto di capacità legale.
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IVA compravendita: chi paga l’imposta?
In una causa di opposizione a un decreto ingiuntivo, un acquirente di un immobile commerciale sosteneva che il prezzo pattuito fosse comprensivo di IVA. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che, in assenza di un patto contrario esplicito, l'onere dell'IVA compravendita immobiliare grava sull'acquirente, come previsto dalla legge e dal contratto stesso, che poneva a suo carico 'ogni imposta inerente l'acquisto'. La Corte ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione dell'aliquota ordinaria, non avendo l'acquirente provato la sussistenza dei requisiti per un'aliquota agevolata.
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Giudicato e fideiussione: l’azione di nullità è preclusa
Il Tribunale di Milano ha dichiarato inammissibile la domanda di alcuni fideiussori volta a far dichiarare la nullità di un contratto di garanzia. La decisione si fonda sul principio del giudicato, poiché una precedente sentenza, non appellata, aveva già confermato un decreto ingiuntivo basato sulla stessa fideiussione. Il Tribunale ha chiarito che il giudicato copre non solo le questioni effettivamente sollevate nel primo processo (il dedotto), ma anche tutte quelle che si sarebbero potute sollevare (il deducibile), inclusa la presunta nullità del contratto.
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Onere della prova incarico: chi lo deve dimostrare?
Una sentenza del Tribunale di Roma chiarisce che in un incarico professionale, l'onere della prova dell'adempimento spetta al professionista che richiede il compenso. Nel caso esaminato, un consulente ha perso la causa perché non è riuscito a dimostrare di aver svolto alcuna attività in un mandato congiunto con un avvocato, il quale aveva gestito l'intera pratica. Il Tribunale ha riformato la decisione di primo grado, rigettando la richiesta di pagamento del consulente.
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Risoluzione contratto locazione per inadempimento
Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta di risoluzione del contratto di locazione avanzata da un locatore per il mancato pagamento di un canone e di una fideiussione decennale. La decisione si fonda sulla valutazione della 'scarsa importanza' dell'inadempimento del conduttore, il quale aveva agito nella convinzione di poter compensare un credito derivante da un distinto preliminare di vendita. Anche la domanda riconvenzionale del conduttore di sospendere i pagamenti è stata respinta, poiché aveva già agito giudizialmente per recuperare lo stesso credito.
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Verbale polizia: valore di prova e multa per cintura
Un automobilista, multato per non aver indossato la cintura di sicurezza, ottiene l'annullamento del verbale dal Giudice di Pace. Il Tribunale, in appello, riforma la decisione, riaffermando un principio cruciale: il verbale della polizia ha valore di prova legale privilegiata. Può essere contestato solo con una querela di falso e non può essere annullato sulla base di un convincimento personale del giudice. La multa è stata quindi confermata, chiarendo che la cintura è obbligatoria in ogni fase della marcia.
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Compensazione spese legali: il caso del lavoro irregolare
Una Corte d'Appello ha stabilito la totale compensazione delle spese legali in un caso di lavoro irregolare, nonostante la conferma della violazione. La decisione si fonda sulle particolari circostanze umanitarie del rapporto di lavoro, che vedeva un dipendente con permesso di soggiorno scaduto continuare a lavorare per mere esigenze di sussistenza. La Corte ha ritenuto che, sebbene le violazioni fossero state accertate, la specificità della vicenda giustificasse una deroga al principio della soccombenza, portando alla riforma della sentenza di primo grado che aveva previsto solo una compensazione parziale.
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