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Art. 91 Codice di Procedura Civile

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Responsabilità appaltatore progettista: la Cassazione
Un condominio cita in giudizio l'impresa costruttrice per gravi vizi dell'immobile. L'impresa, a sua volta, chiama in causa il progettista e direttore dei lavori chiedendo di essere manlevata. La Cassazione chiarisce la distinzione tra la responsabilità dell'appaltatore verso il committente (ex art. 1669 c.c.) e quella, di natura contrattuale, nei confronti del progettista. La Suprema Corte rigetta i ricorsi, confermando la ripartizione della responsabilità e la condanna in solido, e spiegando perché i termini di decadenza e prescrizione dell'art. 1669 c.c. non si applicano al rapporto interno tra costruttore e professionista.
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Copertura assicurativa: familiari esclusi dai terzi
Una donna suesce la società installatrice di un elevatore per un incidente occorso alla madre, lamentando una carente copertura assicurativa. La Cassazione rigetta il ricorso, specificando che la domanda era per inadempimento contrattuale, non per l'indennizzo. Viene inoltre evidenziato che, secondo i giudici di merito, la polizza escludeva i familiari dalla nozione di 'terzi' danneggiati, rendendo la richiesta di rimborso infondata.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
Un gruppo di medici che si sono specializzati tra il 1984 e il 1995 ha citato in giudizio lo Stato per la mancata remunerazione, come invece previsto dalle direttive UE. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, stabilendo che il loro diritto al risarcimento era estinto per prescrizione. La Corte ha ribadito che il termine decennale per la prescrizione dei medici specializzandi è iniziato il 27 ottobre 1999, data in cui una legge specifica ha reso l'inadempimento dello Stato definitivo e azionabile in giudizio. L'incertezza giuridica sulla strategia processuale da adottare non interrompe il decorso della prescrizione.
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Liquidazione spese processuali: i criteri del giudice
Una società finanziaria ha impugnato un'ordinanza che la condannava a pagare ingenti costi legali dopo aver rinunciato a due opposizioni esecutive riunite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la decisione sulla liquidazione spese processuali del giudice di merito era priva di una motivazione adeguata e basata su un errato calcolo del valore della causa. Il caso è stato rinviato per una nuova determinazione delle spese.
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Ricorso per revocazione: l’errore di fatto non provato
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso per revocazione contro una propria ordinanza. Il ricorrente lamentava un errore di fatto, sostenendo che la Corte avesse erroneamente dichiarato improcedibile il suo precedente ricorso per mancato deposito di un documento. La Corte ha confermato la sua decisione, non trovando agli atti la prova della notifica che il ricorrente affermava di aver depositato, rendendo così il presunto errore di fatto insussistente.
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Compenso avvocato: minimo tariffario inderogabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7361/2025, ha stabilito l'inderogabilità dei minimi tariffari per il compenso avvocato. La Corte ha cassato una decisione che liquidava onorari inferiori a quelli di legge in una causa per irragionevole durata del processo, precisando che il compenso per la fase di trattazione è sempre dovuto. È un principio fondamentale a tutela della dignità della professione forense.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una cittadina ottiene la dichiarazione di prescrizione dei propri debiti contributivi, ma la Corte d'Appello decide per la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta il ricorso della cittadina, confermando che la compensazione spese legali è legittima in presenza di complessi e significativi contrasti giurisprudenziali che creano un'obiettiva incertezza sul diritto.
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Licenziamento per assenze ingiustificate: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per assenze ingiustificate di una dipendente pubblica. La sentenza stabilisce che, ai fini della valutazione della proporzionalità della sanzione, il giudice può considerare l'intera condotta del lavoratore, inclusa la mancata adesione a un piano di recupero per assenze precedenti, anche se non formalmente contestate. Tale comportamento complessivo è stato ritenuto idoneo a ledere in modo irreparabile il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.
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Progressione economica: valutazione titoli e buona fede
Un dipendente pubblico ha contestato l'esito di una selezione interna per una progressione economica, lamentando la mancata valutazione di alcuni titoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che, sebbene il datore di lavoro pubblico debba agire secondo buona fede, il lavoratore ha l'onere di provare in modo specifico le proprie doglianze. La Corte ha inoltre chiarito che un incarico di coordinamento non equivale automaticamente a mansioni di livello superiore.
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Abuso contratto a termine: la condanna del Comune
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ente comunale al risarcimento dei danni a favore di alcuni lavoratori, impiegati formalmente come Lavoratori Socialmente Utili (LSU) ma di fatto utilizzati per mansioni stabili e subordinate. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del Comune, sottolineando che l'abuso contratto a termine è provato dalla natura delle mansioni svolte e non dalla mera esistenza formale di un progetto di utilità collettiva. Anche se nel pubblico impiego non è permessa la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, l'abuso deve essere risarcito.
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Ore buco: quando sono retribuite a scuola?
Un docente ha richiesto la retribuzione per le cosiddette "ore buco" e un risarcimento per la presunta violazione della Legge 104/1992. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le ore buco non sono retribuibili se il lavoratore non dimostra di essere rimasto a disposizione del datore di lavoro. Inoltre, ha chiarito che l'assegnazione a una sede distaccata dello stesso istituto scolastico non costituisce un trasferimento ai fini della tutela prevista per i caregiver.
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Licenziamento ritorsivo: quando è nullo? La Cassazione
Una lavoratrice ha impugnato il suo licenziamento durante il periodo di prova, sostenendo si trattasse di un licenziamento ritorsivo a seguito di sue lamentele. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ravvisando una reciproca insoddisfazione nel rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che, per aversi un licenziamento ritorsivo, il motivo illecito deve essere l'unica e determinante ragione del recesso, condizione non soddisfatta nel caso di specie.
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Compensazione spese di lite per mutamento giurisprudenza
Una lavoratrice ha vinto una causa contro un'azienda committente per il pagamento del TFR non corrisposto dalla ditta appaltatrice. Tuttavia, la Corte d'Appello ha compensato le spese legali a causa di un'evoluzione nell'interpretazione della legge. La lavoratrice ha impugnato tale decisione, ma la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che un significativo mutamento di giurisprudenza costituisce una valida ragione per la compensazione spese di lite tra le parti.
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Termine lungo impugnazione: ricorso tardivo è K.O.
Un datore di lavoro ricorre contro la sentenza d'appello che riconosceva maggiori diritti a una dipendente. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine lungo impugnazione di sei mesi, decorrente dal deposito della sentenza.
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Patto di prova nullo se il lavoro era già svolto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la nullità di un patto di prova inserito in un contratto di lavoro, poiché la lavoratrice aveva già svolto le medesime mansioni per la stessa azienda nei mesi immediatamente precedenti l'assunzione formale. Secondo la Corte, la finalità del patto di prova, ovvero la sperimentazione reciproca tra le parti, era già stata soddisfatta. Di conseguenza, il licenziamento intimato durante tale periodo è stato dichiarato illegittimo, con condanna dell'azienda al risarcimento del danno.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Una contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento, di cui quattro scoperte solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, applicando le recenti normative, ha dichiarato inammissibile il ricorso per le cartelle conosciute tramite estratto, a causa del difetto di un interesse ad agire concreto e attuale. L'impugnazione estratto di ruolo è ora consentita solo in ipotesi specifiche di pregiudizio immediato per il contribuente. Il ricorso relativo all'unica cartella notificata con un'intimazione di pagamento è stato invece esaminato nel merito e rigettato.
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Liquidazione spese di lite: i minimi inderogabili
Una contribuente vince in appello contro un accertamento fiscale ma le vengono liquidate spese di lite irrisorie. La Cassazione accoglie il suo ricorso, affermando l'inderogabilità dei minimi tariffari nella liquidazione spese di lite e ricalcolando l'importo corretto. La Corte sottolinea che il giudice non può scendere sotto i minimi previsti dalla legge, anche dopo l'abrogazione del carattere inderogabile per i rapporti cliente-avvocato.
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Interesse ad impugnare: la soccombenza sostanziale
In una causa di divisione immobiliare, terzi intervengono rivendicando la proprietà per usucapione. Il Tribunale dichiara le loro domande inammissibili per tardività. I proprietari originari impugnano la decisione, chiedendo un rigetto nel merito per ottenere una pronuncia definitiva. La Corte d'Appello nega il loro interesse ad impugnare. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione, afferma che sussiste un 'interesse ad impugnare' anche contro una pronuncia di mera inammissibilità, quando questa non crea un giudicato sul merito e lascia le parti esposte a future azioni legali. Viene così valorizzata la nozione di 'soccombenza sostanziale' rispetto a quella meramente formale.
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Prova Usucapione: Come Vincere Contro i Co-proprietari
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per la prova usucapione tra co-proprietari. In una disputa familiare per un immobile, la Corte ha respinto il ricorso degli attori, sottolineando che non è sufficiente il semplice possesso prolungato. È necessario dimostrare un possesso esclusivo, con atti che impediscano agli altri comproprietari di godere del bene, manifestando in modo inequivocabile la volontà di possedere come unico proprietario. La mancanza di tale prova ha portato al rigetto della domanda.
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Negozio di accertamento: confine tra fondi e prove
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha respinto la richiesta di due proprietari di rideterminare un confine basandosi sulle mappe catastali. Secondo la Corte, la presenza di una recinzione stabile e risalente nel tempo, insieme ad altri comportamenti delle parti, costituisce un valido negozio di accertamento per comportamento concludente. Tale accordo di fatto, volto a eliminare l'incertezza sul confine, prevale sulle risultanze catastali, che hanno solo un valore sussidiario. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso volti a una rivalutazione delle prove e ha confermato la condanna dei ricorrenti al pagamento di tutte le spese processuali.
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