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Art. 91 Codice di Procedura Civile

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Comunione de residuo: onere della prova e contestazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della comunione de residuo nei procedimenti di separazione. Il caso riguarda la richiesta di una ex moglie di ottenere il 50% dei proventi non consumati dell'attività lavorativa dell'ex marito. La Corte ha rigettato il ricorso della donna, confermando che l'onere di provare l'esistenza e l'ammontare di tali somme grava su chi le richiede. È stato inoltre chiarito che una contestazione, anche se non dettagliata, è sufficiente a impedire che il fatto sia considerato come ammesso. La decisione sottolinea i principi fondamentali in materia di onere della prova e di valutazione delle spese legali.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento avanzata da numerosi medici per la mancata retribuzione durante la specializzazione. Il diritto è stato dichiarato estinto per prescrizione decennale, con decorrenza fissata al 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999, che ha cristallizzato l'inadempimento dello Stato. La Corte ha ribadito il proprio orientamento consolidato, ritenendo inammissibile il ricorso.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27934/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione in anni antecedenti al 1991/92. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui la prescrizione decennale del diritto al risarcimento decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. Poiché i ricorsi non presentavano argomenti idonei a superare tale giurisprudenza, sono stati rigettati.
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Risarcimento medici specializzandi: Cassazione e termini
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito il suo orientamento consolidato sul risarcimento medici specializzandi per la mancata corresponsione della borsa di studio prima del 1991. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risarcimento del danno decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Secondo i giudici, tale legge ha reso definitiva l'inadempienza dello Stato, cristallizzando il diritto al risarcimento e facendo partire il conto alla rovescia per la prescrizione, rendendo tardive le azioni legali successive.
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Prescrizione risarcimento: quando inizia a decorrere?
Una società chiede il risarcimento danni alla Pubblica Amministrazione per aver fatto affidamento su titoli edilizi poi annullati. La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta in quanto tardiva. La Corte stabilisce un principio chiave sulla prescrizione risarcimento: il termine quinquennale inizia a decorrere non dalla fine di tutte le vicende giudiziarie, ma dal momento in cui il danno si manifesta ed è oggettivamente percepibile dal danneggiato, ovvero dalla data di annullamento dei titoli edilizi.
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Opposizione tardiva sfratto: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un inquilino contro un'ordinanza di sfratto. L'opposizione è stata giudicata tardiva perché proposta oltre i dieci giorni dalla notifica del preavviso di rilascio. La Corte ha ribadito che tale termine decorre dalla notifica del preavviso, che segna l'inizio dell'esecuzione, e che l'inquilino non ha fornito prova adeguata di non aver avuto conoscenza dell'intimazione per caso fortuito o forza maggiore. È stato inoltre sottolineato che non è possibile sollevare questioni nuove in sede di legittimità.
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Data certa: la sua priorità nell’analisi del mandato
Una società creditrice agisce per la liquidazione di una debitrice, la quale contesta la legittimazione a causa di una precedente cessione del credito. La creditrice produce un mandato per la riscossione, ma la Cassazione stabilisce che il giudice di merito ha errato nel non verificare preliminarmente la data certa del documento, requisito fondamentale per la sua opponibilità a terzi, prima di analizzarne la natura giuridica.
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Onere della prova: no al saldo zero per il correntista
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per ottenere il ricalcolo del saldo di un conto corrente, ma non ha fornito la totalità degli estratti conto sin dall'inizio del rapporto. La Corte di Cassazione ha ribadito che, in questi casi, l'onere della prova grava sul cliente. Di conseguenza, il ricalcolo deve partire dal primo saldo disponibile e non si può applicare il principio del "saldo zero". Inoltre, l'obbligo della banca di fornire la documentazione è limitato agli ultimi dieci anni.
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Indennità sostitutiva reintegrazione: scelta vincolante
Un lavoratore, illegittimamente licenziato per motivi economici, aveva richiesto nel suo ricorso l'indennità sostitutiva della reintegrazione. La Corte d'Appello aveva invece ordinato la reintegrazione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la scelta per l'indennità sostitutiva reintegrazione, se effettuata fin dall'inizio, è un diritto potestativo irreversibile. Di conseguenza, il giudice non può ordinare la reintegrazione ma deve condannare il datore di lavoro direttamente al pagamento dell'indennità.
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Litisconsorzio necessario: debitore va citato sempre
Una società di gestione crediti avvia un'espropriazione su un bene dato in ipoteca da un terzo a garanzia di un debito altrui. Il terzo si oppone e i tribunali di merito gli danno ragione, annullando l'ipoteca. La Corte di Cassazione, però, rileva un vizio procedurale fondamentale: il debitore principale non è mai stato parte del giudizio. A causa della violazione del principio del litisconsorzio necessario, la Corte annulla tutte le sentenze precedenti e rinvia la causa al giudice di primo grado per un nuovo processo.
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Rimborso IVA spese legali: onere della prova
Una società si opponeva al pagamento dell'IVA sulle spese legali a favore di due privati, sostenendo la mancata prova del versamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere di provare il diritto alla detrazione IVA spetta alla parte soccombente. Poiché i privati non possono detrarre l'imposta, il rimborso IVA spese legali è dovuto come costo effettivo del processo. La Corte ha invece accolto il ricorso incidentale dei privati per un errato calcolo delle spese di lite.
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Diritto di critica: legittimo esposto contro il giudice
Un giudice ha citato in giudizio un avvocato e il legale rappresentante di una società per diffamazione, a seguito di un loro esposto che evidenziava anomalie in una sua sentenza, assimilabili a un 'copia-incolla' dagli atti di una delle parti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del magistrato, confermando che l'esposto rientrava nel legittimo esercizio del diritto di critica, poiché basato su fatti veri e formulato con un linguaggio appropriato.
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Ricorso per cassazione inammissibile: le regole
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso per cassazione inammissibile perché l'appellante ha contestato l'interpretazione dei fatti del giudice di merito senza dimostrare una violazione delle regole legali di interpretazione. Il caso riguardava una disputa sul diritto di prelazione agraria, incentrata sull'inclusione o meno di un fabbricato in un contratto di affitto. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale, presentato tardivamente, è stato dichiarato inefficace.
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Copertura assicurativa medici: obblighi dell’Azienda
Un medico dirigente ha citato in giudizio la propria azienda sanitaria per il mancato risarcimento dei danni derivanti da un'interruzione nella copertura assicurativa per responsabilità civile. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del medico, ha stabilito che l'obbligo di copertura assicurativa a carico dell'azienda sanitaria, previsto dal contratto collettivo, è ampio e deve garantire una tutela adeguata e continua, comprendendo tutte le spese di giudizio e non solo quelle previste in casi specifici di patrocinio legale diretto.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2750/2024, ha rigettato il ricorso di un Centro Trasmissione Dati (CTD) e di un bookmaker estero, confermando la loro responsabilità solidale per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2011. La Corte ha stabilito che, a partire dal 2011, la normativa permetteva alle parti di rinegoziare i loro accordi commerciali per trasferire l'onere fiscale, superando i profili di incostituzionalità validi solo per gli anni precedenti. È stata inoltre respinta la tesi della violazione del diritto UE, poiché l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano senza discriminazioni.
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Improcedibilità ricorso: onere della prova notifica
Un appellante sostiene che la sentenza impugnata gli sia stata notificata ma omette di depositare la prova di tale notifica. La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso, ribadendo che l'onere di dimostrare la tempestività dell'impugnazione grava sull'appellante. Il caso evidenzia i rigorosi requisiti procedurali per la presentazione dei ricorsi.
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Diritto di cronaca: quando non c’è diffamazione
Un imprenditore ha citato in giudizio diversi organi di stampa per diffamazione, a seguito della pubblicazione di articoli che lo collegavano a un'indagine sulla mafia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che il diritto di cronaca era stato esercitato legittimamente, poiché la notizia era di interesse pubblico, basata su una verità putativa e riportata con continenza espressiva, menzionando anche una precedente assoluzione dell'imprenditore. È stato inoltre sottolineato che il ricorrente non aveva fornito prova del danno subito.
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Tassazione per enunciazione: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di tassazione per enunciazione, chiarendo i limiti del proprio sindacato. Un'agenzia governativa aveva tassato un contratto di patrocinio legale che riteneva 'enunciato' in una sentenza di condanna al pagamento di compensi professionali. Le corti di merito avevano annullato l'avviso di liquidazione, non ravvisando nella sentenza elementi sufficienti per identificare il contratto sottostante. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'agenzia, sottolineando che la valutazione sulla sufficienza degli elementi enunciati è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito. Il ricorso, basato su una presunta violazione di legge, mirava in realtà a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso incidentale del contribuente è stato dichiarato inefficace.
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Tassazione per enunciazione: i limiti del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2654/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di tassazione per enunciazione. La controversia riguardava l'applicazione dell'imposta di registro su un presunto contratto di patrocinio legale, che l'Agenzia riteneva 'enunciato' in una sentenza di condanna al pagamento di compensi professionali. La Corte ha stabilito che la valutazione circa la presenza di elementi sufficienti a identificare il contratto enunciato è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non può essere ridiscusso in sede di legittimità, confermando così la decisione che annullava la pretesa fiscale.
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Indennizzo durata irragionevole: la transazione non lo esclude
La Corte di Cassazione stabilisce che il diritto all'indennizzo per durata irragionevole di un processo non viene meno se le parti raggiungono una transazione dopo che il termine di durata ragionevole è già stato superato. Il giudice del rinvio, a cui la Cassazione aveva rimandato il caso, aveva errato nel negare nuovamente l'indennizzo introducendo un nuovo argomento (abuso del processo) non consentito, violando i limiti del proprio mandato. La Corte ha quindi annullato la decisione e rinviato nuovamente la causa alla Corte d'Appello per una corretta valutazione.
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