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Art. 906 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 906 Codice Civile

Sopraelevazione e distanze legali: quando il tetto va demolito
I proprietari di fabbricati adiacenti si sono affrontati in tribunale per contestare la realizzazione di abbaini, balconi e l'innalzamento della copertura del tetto. I giudici di secondo grado avevano ritenuto legittimi tali interventi poiché gli edifici originari erano costituiti in aderenza. La Corte di Cassazione ha invece annullato la decisione affermando che ogni sopraelevazione e distanze legali devono rispettare le norme del piano regolatore comunale vigenti al momento dei nuovi lavori. Qualsiasi sopraelevazione costituisce una nuova costruzione e, se lo strumento urbanistico locale vieta la costruzione a confine, l'opera deve rispettare la distanza minima prescritta. La Cassazione ha inoltre precisato che anche le solette dei balconi sporgenti rientrano nel calcolo delle distanze. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Distanze legali per vedute: il vicino deve alzare il parapetto
Il Proprietario di un immobile cita in giudizio il Vicino lamentando la violazione delle distanze legali per vedute, poiché quest'ultimo ha realizzato un parapetto a meno di trenta centimetri dal confine, consentendo un affaccio diretto. Il Tribunale rigetta la domanda, ma la Corte d'Appello accoglie il gravame ordinando l'innalzamento del parapetto. Il Vicino ricorre in Cassazione eccependo, tra l'altro, la perdita di legittimazione del Proprietario (che aveva donato il bene alla moglie durante la causa) e la novità della domanda. La Suprema Corte respinge il ricorso: la donazione del bene in corso di causa non fa venire meno l'interesse ad agire del dante causa (art. 111 c.p.c.) e la domanda sulle distanze era già desumibile dall'atto di citazione originario. Il Vicino perde la causa e deve pagare le spese.
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