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Art. 9 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 9 Codice di Procedura Penale

Competenza per territorio: il giudice non può delegare i dubbi
Quattro imputati affrontano un processo penale per la presunta elusione di un sequestro preventivo disposto su un immobile. Durante l'udienza predibattimentale, i difensori contestano la competenza per territorio del Tribunale procedente. Il giudice rigetta inizialmente l'eccezione e conferma la propria legittimazione a giudicare. Alla successiva udienza, la difesa sollecita nuovamente la questione. A questo punto, il giudice trasmette gli atti alla Corte di Cassazione tramite rinvio pregiudiziale senza fornire alcuna motivazione a supporto. La Suprema Corte dichiara inammissibile il rinvio. Il giudice non può compiere una rimessione meramente esplorativa se è già sicuro della propria decisione. Inoltre, l'ordinanza di trasmissione risultava totalmente priva delle ragioni di fatto e di diritto necessarie per legge.
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Competenza Territoriale Reati Droga: Consegna Prevale su Residenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la conferma della custodia cautelare in carcere per plurime cessioni di sostanza stupefacente. L'imputato contestava la `Competenza territoriale reati di droga`, sostenendo che il luogo del reato non fosse stato correttamente individuato e che si dovesse applicare il criterio della residenza. La Suprema Corte ha confermato che, in caso di incertezza sul luogo dell'accordo, la competenza si determina in base al luogo della consegna della droga, desunto dalle intercettazioni. Ha inoltre ritenuto infondate le contestazioni sulla gravità indiziaria e sulle esigenze cautelari, basate su una motivazione logica e coerente del Tribunale.
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Tentativo di importazione di stupefacenti: tra accordo e reato
Due imputati subiscono una condanna in appello per partecipazione ad associazione criminale e per vari episodi di traffico internazionale di droga. La difesa ricorre in Cassazione contestando la sussistenza dell'associazione, l'assenza di perizie tossicologiche sui carichi sequestrati e la natura meramente preparatoria delle trattative commerciali. La Suprema Corte accoglie parzialmente i ricorsi. I giudici annullano senza rinvio la condanna per un presunto tentativo di importazione di stupefacenti, poiché gli atti preliminari e la restituzione dell'acconto dimostrano l'assenza di un piano criminoso concreto. La Corte esclude anche l'aggravante della transnazionalità per difetto di prova sulla struttura estera. Inoltre, la Cassazione dispone un nuovo giudizio d'appello per i carichi sequestrati privi di perizia quantitativa sul principio attivo, confermando invece la responsabilità associativa degli indagati.
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Competenza territoriale reato associativo: confermato il carcere
L'Indagato, accusato di partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico internazionale, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare eccependo l'incompetenza del giudice piemontese a favore dell'autorità marchigiana. La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Riguardo alla competenza territoriale reato associativo, i giudici hanno ribadito che la competenza appartiene al tribunale del luogo in cui il sodalizio ha iniziato ad operare e ha stabilito la propria base direttiva, a prescindere dai successivi luoghi di smercio o di acquisto della sostanza stupefacente. Il collegio ha inoltre confermato la piena legittimità della custodia cautelare in carcere a causa dell'elevato pericolo di recidiva dell'Indagato.
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Competenza territoriale nei reati associativi: Roma cede a Prato
L'Indagata è stata sottoposta a custodia cautelare in carcere con l'accusa di essere promotrice di un'associazione finalizzata al traffico di droga operante tra Prato e Roma. La difesa ha eccepito l'incompetenza del Tribunale di Roma, sostenendo che la direzione strategica del sodalizio si trovasse a Prato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza territoriale nei reati associativi si determina nel luogo in cui si svolge la programmazione e la direzione delle attività criminose, e non dove l'associazione è nata o dove è avvenuto l'ultimo reato-scopo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e ha rinviato gli atti al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione.
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Competenza territoriale: decide il centro di comando della banda
Una donna, accusata di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di droga (shaboo), ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha contestato la competenza del Tribunale di Roma, sostenendo che il centro decisionale del gruppo criminale fosse a Prato, rendendo così competente il Tribunale di Firenze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza territoriale si determina nel luogo in cui avvengono la programmazione e la direzione dell'attività criminosa, e non dove si consumano i singoli reati-fine. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo giudizio per verificare dove si trovasse la vera centrale operativa della banda.
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Competenza territoriale nei reati associativi: decide la regia
Un indagato per traffico di droga ha contestato la decisione del Tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato la sua custodia in carcere ritenendo Roma competente a giudicare il caso. La difesa ha sostenuto che la competenza spettasse a Firenze, poiché la base operativa e decisionale del gruppo criminale si trovava a Prato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza territoriale nei reati associativi si determina nel luogo in cui si pianificano e si dirigono le attività illecite, e non dove si consumano i singoli reati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione.
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Competenza territoriale nei reati associativi: conta il comando
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato per narcotraffico che contestava la competenza del Tribunale di Catanzaro a favore di quello di Milano. La difesa sosteneva che i traffici fossero gestiti in Lombardia e che vi fosse un legame con un altro processo milanese. La Suprema Corte ha chiarito che la competenza territoriale nei reati associativi si determina nel luogo in cui si trova il centro decisionale e strategico dell'organizzazione, ovvero la base operativa e direttiva, e non dove vengono materialmente commessi i singoli reati-fine. Poiché il vertice dell'associazione risiedeva e impartiva ordini in Calabria, la competenza spetta ai giudici calabresi. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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Competenza territoriale: decide la base strategica, non lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione dedita al narcotraffico. La difesa contestava la competenza dell'autorità calabrese, sostenendo che il processo si dovesse svolgere a Milano, dove si concentravano le attività di spaccio e pendeva un procedimento connesso. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la competenza territoriale per i reati associativi si determina nel luogo in cui si trova il centro decisionale e strategico del gruppo (in questo caso la Calabria, dove risiedeva il capo e si pianificavano i traffici), e non dove si consumano i singoli reati-fine o dove operano i singoli intermediari.
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Aggravante agevolazione mafiosa: cade l’accusa senza prove
Tre indagati, accusati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa contestava la competenza territoriale del Tribunale di Torino e l'applicazione dell'aggravante agevolazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sulla competenza, confermando le regole di radicamento territoriale basate sull'operatività del gruppo. Tuttavia, ha accolto il ricorso sull'aggravante: i giudici di merito avevano collegato il traffico di droga alla cosca mafiosa in modo del tutto apodittico, senza prove concrete del fine di agevolazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza limitatamente all'aggravante agevolazione mafiosa, confermando la misura cautelare per i restanti reati di droga.
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Competenza territoriale nei reati associativi: Torino contro Roma
Un indagato ha contestato la decisione del Tribunale di Torino di confermare la sua custodia cautelare in carcere per traffico di droga. L'indagato sosteneva che il tribunale competente fosse quello di Roma, poiché a Civitavecchia era stato commesso il reato di trasporto di cocaina, da lui ritenuto più grave rispetto alla partecipazione all'associazione criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la competenza di Torino. I giudici hanno chiarito che la competenza territoriale nei reati associativi si determina in base al reato di associazione, che in questo caso è il più grave. Trattandosi di un'organizzazione senza una sede fissa, si applica la regola suppletiva del luogo in cui è stata compiuta l'ultima parte dell'azione, ovvero nel territorio torinese.
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Traffico di stupefacenti: semplice fornitore o membro del clan?
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto sottoposto a custodia cautelare per partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio, con l'aggravante di aver agevolato la 'ndrangheta. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, annullando senza rinvio l'aggravante mafiosa poiché mancava la prova che il ricorrente fosse consapevole di favorire la cosca, avendo agito per profitto personale. Inoltre, ha annullato con rinvio la decisione sulla partecipazione all'associazione: la semplice fornitura occasionale di droga in due soli episodi non dimostra l'inserimento stabile nel gruppo criminale. Il Tribunale di Torino dovrà ora riesaminare la sussistenza del vincolo associativo e la propria competenza territoriale.
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Reato di corruzione: concorso truccato e arresti confermati
L'Intermediario è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di aver mediato nel reato di corruzione. Lo scopo era ottenere in anticipo le risposte di un concorso universitario per insegnanti di sostegno, pagando un funzionario pubblico rimasto ignoto. La difesa ha contestato la competenza territoriale del Tribunale di Crotone, sostenendo che l'accordo fosse avvenuto altrove, e ha negato la gravità degli indizi a causa della mancata identificazione del corrotto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se il luogo dell'accordo corruttivo è sconosciuto, la competenza spetta al tribunale che per primo ha registrato la notizia di reato. Inoltre, per configurare il reato di corruzione non è necessario identificare il funzionario pubblico, purché sia certo il suo intervento illecito nella fuga di notizie riservate.
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Competenza territoriale nei reati associativi
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza del Tribunale del Riesame riguardante la competenza territoriale in un caso di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La ricorrente contestava il radicamento del procedimento a Roma, sostenendo che il centro decisionale e il vertice dell'organizzazione risiedessero a Prato. La Suprema Corte ha chiarito che, nei reati associativi, la competenza si determina nel luogo in cui si svolge l'attività di direzione e programmazione del sodalizio, non potendo il giudice limitarsi a criteri sussidiari senza una motivazione approfondita sulla struttura gerarchica dell'associazione.
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Competenza territoriale e reati nel dark web
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della competenza territoriale per reati associativi commessi tramite piattaforme nel dark web. In assenza di un luogo di consumazione certo e data la residenza eterogenea dei coimputati, la Corte ha stabilito che la competenza si radica presso il tribunale del Pubblico Ministero che ha iscritto per primo la notizia di reato, applicando i criteri residuali previsti dal codice di rito.
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Giudizio immediato e validità misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente contestava l'ordinanza cautelare sollevando eccezioni sulla competenza territoriale e sulla mancata consegna di file audio relativi a intercettazioni. Tuttavia, la sopravvenuta emissione del decreto di **giudizio immediato** ha determinato una preclusione processuale, rendendo impossibile una nuova valutazione sulla gravità degli indizi in sede cautelare. La Corte ha inoltre rilevato la genericità dei motivi di ricorso, sottolineando la mancanza della prova di resistenza riguardo al compendio intercettivo.
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Reato di peculato: guida alla competenza territoriale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di peculato a carico di un professionista delegato alle vendite. L'imputato aveva trasferito fondi dai conti delle procedure esecutive al proprio conto personale tramite home banking. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale si radica nel luogo in cui i conti ufficiali sono accesi e gestiti, poiché è lì che avviene l'interversione del possesso.
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Competenza territoriale: Cassazione chiarisce il foro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza cautelare per un reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, contestando la competenza territoriale del Tribunale di Roma. La Corte ha stabilito che la competenza si radica nel luogo dove ha sede la base operativa dell'organizzazione (in questo caso, Prato), e non dove vengono commessi i singoli reati, rinviando al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
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Lieve entità: esclusa per traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro imputati condannati per traffico di stupefacenti. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati, confermando che l'ipotesi di lieve entità non si applica in presenza di un'attività non occasionale e di quantitativi non modici. Per un terzo imputato, la sentenza è stata annullata con rinvio a causa di una totale assenza di motivazione da parte della Corte d'Appello. Infine, per il quarto ricorrente, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, portando all'annullamento senza rinvio della sentenza di condanna.
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Corruzione in atti giudiziari: la competenza territoriale
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare in carcere per un'indagata accusata di corruzione in atti giudiziari. La sentenza chiarisce i criteri per determinare la competenza territoriale quando il pagamento avviene tramite bonifico e valuta la concretezza del pericolo di recidiva, giustificando la misura più afflittiva.
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