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Art. 88 Codice della Crisi d'Impresa — Anno 2026

Altri anni per Art. 88 Codice della Crisi d'Impresa

Cram down fiscale: no alla continuità prima della riforma
L'Azienda ha proposto un concordato preventivo in continuità aziendale indiretta. Non avendo ottenuto l'approvazione delle classi di creditori, ha chiesto l'omologazione forzata mediante Cram down fiscale. L'Ente Fiscale si è opposto, sostenendo che, secondo la normativa previgente alla riforma del 2024, il superamento del voto contrario del Fisco si applicava soltanto al concordato liquidatorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Fiscale, stabilendo che la disciplina del Cram down fiscale per il concordato in continuità non ha valore retroattivo e non può applicarsi alle procedure antecedenti alla modifica legislativa. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio.
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Cram down fiscale: l’UE decide se un’azienda può salvarsi
Un'azienda in crisi propone un piano di concordato per continuare l'attività, ma le agenzie fiscali e previdenziali votano contro. I tribunali italiani negano l'approvazione forzosa, ritenendo non applicabile il cram down fiscale nel concordato in continuità secondo la vecchia normativa. La Corte di Cassazione, pur concordando su questo punto, solleva un dubbio di compatibilità con il diritto europeo. Non è chiaro se i creditori pagati integralmente ma con ritardo possano fornire il voto decisivo per forzare l'approvazione del piano sugli altri. Di conseguenza, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per un'interpretazione definitiva.
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Concordato Minore: Voto Fisco Valido Senza Parere Regionale
Un professionista con un debito fiscale superiore a 1,6 milioni di euro propone un concordato minore offrendo circa 30.000 euro. L'Agenzia delle Entrate esprime voto contrario. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto cruciale: la procedura di voto per il Fisco nel concordato minore è autonoma e semplificata. Non richiede il complesso iter previsto per le procedure maggiori, come il parere obbligatorio della Direzione Regionale. Di conseguenza, il voto negativo espresso dalla sola Direzione Provinciale è stato ritenuto valido. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione favorevole al professionista, stabilendo che le regole del concordato preventivo non si applicano automaticamente a quello minore.
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Omologazione Concordato: Convenienza vince su Colpa dell’Azienda
La Corte di Cassazione ha confermato l'omologazione del concordato preventivo di una società, nonostante l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate. L'Agenzia sosteneva che l'azienda non fosse 'meritevole' a causa di passate condotte illecite dell'amministratrice, come l'autoliquidazione di compensi ingenti e la sistematica evasione fiscale, che avevano causato la crisi. La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: nel caso di 'cram down fiscale', il giudice deve valutare unicamente la convenienza economica della proposta per i creditori rispetto all'alternativa della liquidazione giudiziale. La condotta passata dell'imprenditore, anche se illecita, non è più un criterio rilevante per decidere sull'omologazione del piano.
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Concordato semplificato: inammissibile il ricorso
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione il decreto con cui il Tribunale aveva revocato l'apertura della procedura di concordato semplificato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tale provvedimento, per espressa disposizione di legge e per la sua natura non decisoria, non può essere oggetto di ricorso straordinario. La decisione conferma che i rimedi impugnatori sono tassativi e che l'assenza del requisito della decisorietà preclude l'accesso alla Cassazione.
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