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Art. 87 TUIR

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Esenzione IMU: non basta l’uso sociale, serve l’uso diretto
Una società immobiliare, proprietaria di una struttura usata come casa di riposo da una cooperativa ONLUS, ha richiesto l'esenzione IMU. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per ottenere il beneficio fiscale è necessario che il proprietario utilizzi direttamente l'immobile per le attività previste. La locazione a un soggetto terzo, anche se per scopi socialmente rilevanti, costituisce un utilizzo indiretto e fa decadere il diritto all'esenzione. La Corte ha inoltre confermato la validità degli avvisi di accertamento prodotti con sistemi informatici e firma stampata.
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Estinzione ex lege: lite fiscale su PEX e fotovoltaico
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione ex lege di una controversia fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e una società di ingegneria. Il caso riguardava la corretta applicazione del regime PEX (Participation Exemption) alla plusvalenza derivante dalla cessione delle quote di una società veicolo, creata per sviluppare progetti fotovoltaici. La lite si è conclusa non con una decisione nel merito, ma a seguito dell'adesione della società contribuente alla definizione agevolata delle liti pendenti, prevista dalla legge n. 197/2022.
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Beneficio PEX: valido per immobili in costruzione?
Un'impresa aveva applicato il beneficio PEX su una plusvalenza derivante dalla cessione di una partecipazione. L'Agenzia delle Entrate negava l'agevolazione, sostenendo che la società partecipata non fosse commerciale, poiché il suo unico asset era un immobile in costruzione destinato ad attività alberghiera. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che la fase di costruzione (start-up) è parte integrante dell'attività d'impresa e, pertanto, non osta al riconoscimento del beneficio PEX, a condizione che l'attività imprenditoriale venga poi effettivamente avviata.
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Sopravvenienze attive: quando tassare lo stralcio debiti
Una società ha stralciato un debito sostenendo si trattasse della correzione di un errore contabile. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione come sopravvenienze attive tassabili. La Corte di Cassazione ha confermato la tassazione, stabilendo che in assenza di prova dell'errore, la cancellazione di una passività dal bilancio costituisce un componente positivo di reddito imponibile.
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Requisito commercialità PEX: nozione e start-up
La Corte di Cassazione chiarisce che per beneficiare del regime fiscale della Participation Exemption (PEX) non è sufficiente che la società partecipata sia in una fase di start-up. Il requisito della commercialità PEX presuppone lo svolgimento di un'attività economica concreta e non meramente preparatoria o progettuale. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, annullando la decisione di merito che aveva concesso l'agevolazione basandosi solo sull'oggetto sociale e su un'attività di progettazione non completata.
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Trattamento fiscale dividendi: la Cassazione e la UE
Una società assicurativa ha contestato il trattamento fiscale dividendi percepiti da società UE, ritenendolo discriminatorio rispetto a quelli nazionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la normativa italiana vigente all'epoca dei fatti violava il principio UE di libera circolazione dei capitali e ha cassato la sentenza di merito con rinvio.
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Plusvalenze IRAP: non tassabili in liquidazione
Un consorzio in liquidazione coatta amministrativa ha subito un accertamento fiscale per IRAP su plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili. La Corte di Cassazione ha stabilito che le plusvalenze IRAP non sono imponibili se le operazioni rientrano nella mera attività liquidatoria, finalizzata a soddisfare i creditori, e non nell'ambito di un "esercizio provvisorio" dell'attività d'impresa, poiché manca il presupposto dell'esercizio abituale di un'attività organizzata.
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Ritenuta titolo d’imposta per enti pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la natura della ritenuta sugli interessi bancari per gli enti pubblici non commerciali. Confermando che si tratta di una ritenuta a titolo d'imposta, e non d'acconto, la Corte stabilisce che tale prelievo estingue l'obbligazione tributaria e non può essere detratto dall'IRES dovuta. La decisione si fonda sulla qualificazione giuridica dell'ente, il cui oggetto principale non è l'esercizio di attività commerciali.
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Accordo conciliativo in Cassazione: fine della lite
Una società impugnava un avviso di accertamento fiscale fino in Corte di Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo. La Suprema Corte, applicando le nuove normative, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo con compensazione delle spese. La decisione evidenzia l'efficacia del nuovo istituto dell'accordo conciliativo in Cassazione per definire le liti tributarie.
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Robin Tax e conferimento d’azienda: i ricavi altrui
Una società, dopo aver ricevuto un ramo d'azienda tramite conferimento, chiedeva il rimborso della 'Robin Tax' sostenendo di non aver superato le soglie di ricavi nel periodo d'imposta precedente. L'Agenzia delle Entrate negava il rimborso, imponendo di sommare anche i ricavi realizzati dal ramo d'azienda quando era gestito dalla società conferente. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che per la Robin Tax e conferimento d'azienda si devono considerare solo i ricavi propri del soggetto obbligato, poiché una circolare ministeriale non può estendere l'applicazione di una norma fiscale oltre il suo tenore letterale.
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Plusvalenza non realizzata: abuso del diritto fiscale
Una società immobiliare in liquidazione ha ceduto le quote di un'altra società ai propri soci a un prezzo notevolmente inferiore al valore reale. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, identificandola come una forma di distribuzione di utili mascherata, e quindi una plusvalenza non realizzata tassabile. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, ha stabilito che i giudici di merito non hanno correttamente valutato l'intera operazione alla luce della sua finalità antielusiva, sottolineando che la cessione a prezzo vile a soggetti correlati costituisce un forte indizio di abuso del diritto.
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Tassabilità utili CFC: la Cassazione sul tempo
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla tassabilità degli utili delle Controlled Foreign Companies (CFC). Il caso riguardava una società italiana a cui l'Amministrazione Finanziaria aveva imputato, per trasparenza, gli utili di una controllata estera generati prima che la società italiana ne acquisisse il controllo. La Corte ha accolto il ricorso della società, chiarendo che la normativa CFC si applica solo se il soggetto controllante residente possiede la partecipazione nel momento in cui la controllata estera consegue i redditi. È irrilevante che l'acquisizione avvenga nello stesso anno fiscale, ciò che conta è il momento della produzione del reddito. La sentenza annulla la decisione precedente che aveva ritenuto legittima la tassazione.
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Modello EAS: La Cassazione chiarisce la non retroattività
Un'associazione sportiva dilettantistica si è vista negare le agevolazioni fiscali per la tardiva presentazione del modello EAS per il periodo d'imposta 2007-2008. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando un principio fondamentale: l'obbligo di invio del modello EAS non è retroattivo, essendo entrato in vigore solo dal settembre 2009. Di conseguenza, la sua omissione per periodi precedenti non può comportare la decadenza dai benefici. La Corte ha ribadito la prevalenza della sostanza sulla forma, richiedendo una verifica concreta dell'attività non commerciale svolta dall'ente.
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Distribuzione indiretta utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul tema della distribuzione indiretta di utili in una società sportiva dilettantistica. L'Agenzia Fiscale contestava il regime agevolato dell'ente, ipotizzando una distribuzione occulta di profitti attraverso compensi eccessivi ai collaboratori e un canone d'affitto sproporzionato. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia sul punto dei compensi, stabilendo che il confronto va fatto tra la retribuzione lorda erogata e quella prevista dai CCNL, senza considerare il cosiddetto 'costo azienda'. Ha invece dichiarato inammissibile il motivo relativo al canone d'affitto, in quanto richiedeva una rivalutazione dei fatti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio.
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