LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 822 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 822 Codice Civile

COSAP concessionaria autostradale: quando si paga?
Una società concessionaria autostradale ha contestato il pagamento del canone (COSAP) richiesto da un Comune per i viadotti che sovrastano le strade municipali, sostenendo di essere esente in quanto l'opera è di interesse statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la COSAP per una concessionaria autostradale è dovuta. La Corte ha chiarito che il soggetto passivo del canone è l'entità che occupa di fatto lo spazio e ne trae un beneficio economico, ovvero la società concessionaria, indipendentemente dalla proprietà statale dell'infrastruttura.
Continua »
COSAP viadotti: la Cassazione conferma il pagamento
Una società concessionaria di autostrade ha impugnato gli avvisi di pagamento per il COSAP relativo ai viadotti sovrastanti strade comunali. La ricorrente sosteneva che l'occupazione fosse da attribuire allo Stato e quindi esente, e che mancasse un atto di concessione comunale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il presupposto del COSAP è l'occupazione di fatto per un'utilizzazione particolare del bene pubblico. La società concessionaria, gestendo l'infrastruttura per un fine di lucro, è il soggetto che realizza tale utilizzazione e non può beneficiare dell'esenzione prevista per lo Stato. L'assenza di un titolo formale qualifica l'occupazione come abusiva, ma non esclude l'obbligo di pagamento del canone.
Continua »
Esenzione COSAP: non spetta alla società concessionaria
Una società di gestione autostradale ha contestato l'obbligo di pagare il Canone per l'Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche (COSAP) per i suoi cavalcavia. La Corte di Cassazione ha confermato che la società è tenuta al pagamento, stabilendo che l'esenzione COSAP è un'agevolazione strettamente riservata allo Stato e non si estende alle società concessionarie, anche se svolgono un servizio pubblico, poiché agiscono come entità private a scopo di lucro.
Continua »
Natura demaniale dei suoli: chi decide? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di diverse amministrazioni pubbliche in una controversia sulla proprietà di alcuni terreni costieri. È stata confermata la giurisdizione del giudice ordinario civile per accertare la natura demaniale dei suoli, in quanto questione relativa a diritti soggettivi, anche se connessa a una richiesta di risarcimento per occupazione illegittima, potenzialmente di competenza amministrativa. La Corte ha stabilito che la domanda di accertamento della proprietà privata implica necessariamente la contestazione della demanialità, senza costituire una modifica inammissibile della domanda.
Continua »
Occupazione suolo pubblico: delibera vs contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tema di occupazione suolo pubblico, il contratto di locazione stipulato tra un Comune e un privato prevale su una precedente delibera comunale. Se il contratto esclude un'area esterna, l'occupazione della stessa è illegittima e soggetta al pagamento del relativo canone (COSAP), anche se la delibera iniziale la includeva nell'assegnazione.
Continua »
Onere della prova COSAP: Comune deve dimostrare proprietà
Un comune richiedeva il pagamento del canone di occupazione di suolo pubblico (COSAP) a una società per le sue installazioni in un'area montana. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del comune, stabilendo che l'onere della prova della proprietà del suolo, quale bene demaniale o del patrimonio indisponibile, grava sull'ente pubblico. In assenza di tale prova, la pretesa di pagamento è illegittima.
Continua »
COSAP e Aree Pubbliche: quando è dovuto il canone?
Una società di telecomunicazioni si opponeva al pagamento del COSAP per l'installazione di proprie apparecchiature su un'area montana. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per la debenza del canone di occupazione, non è sufficiente che un'area sia classificata come strada comunale ai sensi del Codice della Strada. È indispensabile dimostrare che tale area appartenga effettivamente al demanio o al patrimonio indisponibile del Comune e, soprattutto, che sia concretamente destinata all'uso pubblico. La Corte ha annullato la decisione precedente, che si era basata su una presunzione errata, e ha rinviato il caso per un nuovo esame che verifichi l'effettiva destinazione pubblica del suolo.
Continua »
Canone occupazione suolo pubblico: quando è dovuto?
Una società editoriale ha contestato la richiesta di pagamento del Canone occupazione suolo pubblico per un chiosco e un traliccio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18695/2025, ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per l'applicazione del canone non è sufficiente la mera proprietà dell'area da parte del Comune, ma è necessario che sia provata l'effettiva destinazione del suolo a uso pubblico, facendolo rientrare nel demanio o nel patrimonio indisponibile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo criterio.
Continua »
Occupazione abusiva suolo pubblico: ricorso inammissibile
Una società fa ricorso contro il pagamento di canoni per l'occupazione abusiva suolo pubblico, sostenendo di aver agito in buona fede. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione principale risiede nel fatto che gli argomenti difensivi cruciali, come la violazione della buona fede e la natura giuridica del terreno, sono stati presentati tardivamente nel processo, rendendoli inammissibili.
Continua »
Espropriazione parziale: indennizzo e valore residuo
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che in caso di espropriazione parziale, il proprietario ha diritto a un indennizzo che copre non solo il terreno sottratto, ma anche la diminuzione di valore della parte residua. La Corte ha respinto il ricorso di un Comune, confermando che anche l'esproprio di una piccola porzione (0,24%) di un vivaio può giustificare un cospicuo risarcimento per il deprezzamento del bene rimanente, causato in questo caso da un aumentato rischio idraulico dovuto all'opera pubblica.
Continua »