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Art. 810 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 810 Codice Civile

Usucapione della servitù di distanza: salva la casa abusiva
I proprietari di un immobile hanno chiesto la riduzione in pristino del fabbricato confinante, costruito a distanza inferiore a quella stabilita dai regolamenti locali. L'azione giudiziaria originaria non ha però coinvolto tutte le comproprietarie dell'edificio contestato. Una delle comproprietarie escluse ha quindi fatto valere in giudizio l'usucapione della servitù di distanza, avendo posseduto l'immobile visibile per oltre venti anni senza interruzioni legali nei suoi confronti. La Corte di Cassazione ha confermato che l'eventuale natura abusiva del manufatto non impedisce l'acquisto del diritto reale, poiché la violazione edilizia rileva solo verso la pubblica amministrazione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso principale e quello incidentale, stabilendo che il diritto di mantenere l'edificio a distanza ridotta si è pienamente consolidato.
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Morte del socio e quota ereditaria: l’erede non diventa socio
Alla morte di una socia titolare del cinquanta per cento di una società di persone, un testamento falso nominava la socia superstite unica erede, estromettendo l'erede legittimo. Dopo aver scoperto la falsità del documento, l'Erede ha chiesto di subentrare nella proprietà della quota societaria. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. Nel caso di morte del socio e quota ereditaria, gli eredi non entrano automaticamente nella compagine sociale. Senza un esplicito accordo di prosecuzione tra il socio superstite e l'erede reale, la legge riconosce unicamente il diritto di credito relativo al valore economico della partecipazione. L'appropriazione della quota da parte della socia superstite sulla base di un falso testamento dimostra l'assenza di qualsiasi intesa. Pertanto, l'Erede ottiene solo il corrispettivo pecuniario calcolato al momento del decesso.
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Acquisto di animali da compagnia: consumatore batte allevamento
Un acquirente compra un cucciolo di bulldog inglese da un allevamento professionale, ma l'animale si rivela subito affetto da una grave broncopolmonite. L'acquirente agisce in giudizio per il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello rigetta la domanda ritenendo la denuncia del vizio tardiva rispetto al termine di otto giorni previsto dal codice civile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente, stabilendo che l'acquisto di animali da compagnia da un venditore professionista è disciplinato dal Codice del Consumo. Di conseguenza, l'animale è considerato un bene di consumo e il termine per denunciare i vizi è di due mesi dalla scoperta, non di otto giorni. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Servitù di passaggio: onere della prova in Cassazione
Una coppia di proprietari ha citato in giudizio un vicino per ottenere il riconoscimento di una servitù di passaggio per usucapione sul suo terreno. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso finale inammissibile. La Corte ha sottolineato che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove, ma di giudicare la corretta applicazione della legge. Gli attori non erano riusciti a fornire, nelle sedi di merito, una prova adeguata dell'esistenza di opere visibili (come un sentiero) o di un utilizzo del passaggio per scopi diversi dalla mera manutenzione del proprio muro, rendendo la loro richiesta infondata.
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Usucapione abbreviata spazio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di usucapione abbreviata dello spazio liberato dalla demolizione di una canna fumaria. I nuovi proprietari di un appartamento, ignari della preesistenza della canna fumaria, hanno usucapito lo spazio dopo dieci anni di possesso in buona fede. La Corte ha rigettato il ricorso del vicino, chiarendo che l'oggetto dell'usucapione non era un'astratta 'colonna d'aria', ma la porzione fisica della superficie dell'appartamento e la sua proiezione verticale, ora parte integrante dell'immobile acquistato.
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Garanzia vendita animali: i vizi occulti e i diritti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31288/2024, ha confermato la condanna di un venditore professionista per la vendita di un cucciolo affetto da gravi malformazioni genetiche non evidenti al momento dell'acquisto. La sentenza ribadisce che la garanzia vendita animali copre i vizi occulti e che l'acquirente, qualificato come consumatore, ha il diritto di scegliere tra la riduzione del prezzo e la risoluzione del contratto. La Corte ha distinto tra vizi palesi (come l'assenza di coda), per i quali la garanzia non opera, e vizi occulti (patologie vertebrali), che obbligano il venditore al risarcimento e alla riduzione del prezzo, sottolineando la maggiore diligenza richiesta al venditore professionale.
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