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Art. 81 Costituzione — Sezione Sezioni Unite Civile

Altri anni per Art. 81 Costituzione

Invarianza della spesa nel pubblico impiego: no a rincari automatici
Un gruppo di dipendenti pubblici, trasferiti dal Ministero delle attività produttive alla Presidenza del Consiglio dei Ministri a seguito di una riorganizzazione, ha richiesto l'immediata applicazione del più favorevole contratto collettivo della Presidenza per il periodo transitorio precedente al 2010. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda applicando il principio di invarianza della spesa nel pubblico impiego. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato questa decisione, stabilendo che le clausole di invarianza finanziaria costituiscono una legittima deroga speciale alle regole generali sul trasferimento d'azienda. Di conseguenza, durante la fase di transizione, ai lavoratori si applica il trattamento economico di provenienza per evitare nuovi oneri sul bilancio statale, escludendo automatismi retributivi in assenza di coperture finanziarie certe. I lavoratori hanno quindi perso il ricorso.
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Giudizio di parificazione e limiti giurisdizione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da un ente regionale e dalla Procura contabile riguardanti il giudizio di parificazione del rendiconto finanziario. La controversia verteva sulla presunta invasione della sfera legislativa regionale da parte della Corte dei Conti. Gli Ermellini hanno stabilito che l'approvazione del bilancio tramite legge regionale non impedisce il sindacato giurisdizionale sui dati contabili. Il giudizio di parificazione è infatti un controllo-garanzia volto ad assicurare l'equilibrio di bilancio e la stabilità finanziaria, funzioni distinte dal controllo politico esercitato dalle assemblee legislative.
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Benefici vittime del dovere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 34713/2025, ha chiarito l'estensione dei benefici per le vittime del dovere ai figli superstiti. La Corte ha operato una distinzione cruciale: i figli maggiorenni non a carico hanno diritto all'assegno vitalizio ex L. 407/1998, ma non allo speciale assegno vitalizio ex L. 206/2004 in presenza del coniuge superstite. Quest'ultimo beneficio rimane ancorato ai più restrittivi criteri di dipendenza economica previsti dalla normativa generale (L. 466/1980). La decisione bilancia l'intento di equiparazione tra vittime con una rigorosa interpretazione testuale delle norme.
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Rinuncia abdicativa: lecita per la Cassazione?
Con una decisione di fondamentale importanza, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito la piena ammissibilità della rinuncia abdicativa alla proprietà immobiliare. La sentenza chiarisce che tale atto è un negozio unilaterale e non recettizio, espressione del diritto del proprietario di disporre del proprio bene. Di conseguenza, l'immobile rinunciato viene acquisito a titolo originario dallo Stato, senza che quest'ultimo possa rifiutare. La Corte ha escluso la possibilità per il giudice di sindacare la validità dell'atto sulla base di un presunto "fine egoistico", come quello di liberarsi di beni onerosi o pericolosi, precisando però che il rinunciante resta responsabile per le obbligazioni e i danni sorti prima della rinuncia.
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