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Art. 808 Codice di Procedura Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 808 Codice di Procedura Civile

Clausola arbitrale nei patti parasociali: escluso il tribunale
Una società socio-investitrice ha citato in giudizio un altro socio davanti al giudice ordinario per presunta violazione degli obblighi contrattuali. Il socio convenuto ha fatto valere l'esistenza di una clausola arbitrale nei patti parasociali, chiedendo il trasferimento della causa davanti alla Camera Arbitrale. Il tribunale di primo grado ha ignorato la priorità della questione arbitrale e ha rinviato il giudizio a una sezione specializzata statale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la clausola arbitrale nei patti parasociali ha valore esclusivo per le controversie su diritti disponibili. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione precedente e ha dichiarato la competenza della Camera Arbitrale designata dalle parti.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: notifica e clausola arbitrale
Una società creditrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società debitrice per oltre 193.000 euro. La debitrice ha formulato opposizione a decreto ingiuntivo, ma ha concesso un termine a comparire troppo breve. Il giudice ha disposto la rinnovazione della notifica. La debitrice ha notificato al legale della creditrice la copia della vecchia citazione unita al verbale di udienza. La creditrice ha contestato la validità di tale atto e l'efficacia di una clausola arbitrale a seguito della risoluzione del contratto. I giudici di merito hanno revocato l'ingiunzione per incompetenza del tribunale a favore degli arbitri. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione: la notifica integrata al difensore costituito sana i vizi formali e la clausola compromissoria resta autonoma e vincolante anche se il contratto principale si è sciolto.
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Clausola compromissoria: quando decide il giudice ordinario
Una società in concordato preventivo ha chiesto il pagamento dei canoni di affitto di un ramo d'azienda a un'altra società. Quest'ultima ha eccepito l'incompetenza del tribunale ordinario, richiamando una clausola compromissoria che devolveva ad arbitri le liti su validità e interpretazione del contratto. Il Tribunale ha dichiarato la propria incompetenza, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la clausola compromissoria non si estende alle controversie sull'esecuzione del contratto, come il pagamento dei canoni, se non espressamente previsto. Nel dubbio, prevale la giurisdizione del giudice statuale. Di conseguenza, il Tribunale ordinario è stato dichiarato competente a decidere la causa.
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Arbitrato societario: il socio contesta ma vince lo statuto
Il Socio di Minoranza ha impugnato la delibera di trasformazione della Società da s.a.s. a s.r.l. davanti al Tribunale ordinario. Gli Altri Soci hanno eccepito l'esistenza di una clausola compromissoria nello statuto, che devolveva le liti a un arbitro. Il Tribunale si è dichiarato incompetente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che le controversie sulla validità delle delibere assembleari rientrano nell'arbitrato societario poiché riguardano diritti disponibili dei soci. Inoltre, la clausola che prevede la nomina di un arbitro unico da parte del Presidente del Tribunale è perfettamente valida anche per liti con più parti, non avendo natura binaria. Il ricorso del Socio di Minoranza è stato rigettato con condanna alle spese.
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Clausola compromissoria: il Tribunale batte gli arbitri
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'impresa creditrice, confermando la competenza del Tribunale ordinario rispetto a quella degli arbitri privati. La controversia riguardava il pagamento di lavori di appalto. Nonostante il contratto contenesse una clausola compromissoria per deferire le liti a un collegio arbitrale, un'altra clausola permetteva alla parte chiamata in giudizio di scegliere la giustizia ordinaria. La Cassazione ha stabilito che questa facoltà dimostra una chiara preferenza per il giudice statale. Di conseguenza, se la causa viene avviata direttamente davanti al Tribunale, questo è pienamente competente a decidere.
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Clausola compromissoria: Comune perde contro gestore idrico
Una società di gestione ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un Comune per il pagamento di crediti derivanti da un accordo di risoluzione contrattuale del 2008. Il Comune ha proposto opposizione, eccependo l'improcedibilità della domanda in forza di una clausola compromissoria contenuta nel precedente contratto originario del 2001. Il Tribunale ha rigettato l'eccezione, rilevando che il debito derivava dal nuovo accordo del 2008, privo di tale clausola. Il Comune ha quindi proposto regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la controversia riguarda il nuovo accordo e che il rifiuto di applicare la clausola compromissoria non costituisce una decisione sulla competenza, ma sull'improcedibilità, impugnabile solo con i mezzi ordinari. Il Comune perde la causa e viene condannato alle spese.
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Clausola compromissoria: i patti iniziali vincono sui nuovi atti
Una Società Concessionaria ha chiesto al Tribunale un decreto ingiuntivo contro un Comune per ottenere il pagamento di oltre 1,4 milioni di euro per servizi cimiteriali. Il Comune si è opposto, eccependo la presenza nel contratto originario di una clausola compromissoria che devolveva le controversie a un collegio arbitrale. La Società sosteneva che la clausola non si applicasse all'atto aggiuntivo successivo e che mancasse il previo tentativo di conciliazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società, stabilendo che l'atto aggiuntivo costituisce un'integrazione dell'unico contratto originario e che la clausola compromissoria si applica pienamente. Di conseguenza, la competenza spetta agli arbitri privati e non al giudice ordinario.
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Clausola compromissoria: no alla firma implicita in tribunale
Una società fornitrice ha chiesto un decreto ingiuntivo contro una società utilizzatrice per il mancato pagamento del noleggio di macchinari. L'utilizzatrice si è opposta eccependo l'incompetenza del giudice a causa di una clausola compromissoria contenuta nel contratto. Il Tribunale ha accolto l'eccezione, ritenendo che la produzione in giudizio del contratto da parte della fornitrice sanasse la mancanza di firma specifica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della fornitrice: la produzione del documento serve solo a far valere il credito e non equivale ad approvazione specifica della clausola compromissoria, che richiede una firma separata e autonoma a pena di nullità. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la competenza del Tribunale ordinario.
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Clausola compromissoria: valida anche senza la doppia firma
Un'azienda conduttrice di un complesso turistico si oppone al decreto ingiuntivo richiesto dal proprietario per canoni non pagati. Il proprietario eccepisce l'esistenza di una clausola compromissoria nel contratto di affitto, che devolve le liti ad arbitri privati. Il tribunale dichiara la propria incompetenza a favore degli arbitri. La conduttrice ricorre in Cassazione, sostenendo che la clausola sia nulla perché vessatoria e priva di doppia firma, e che il contratto principale sia invalido. La Suprema Corte rigetta il ricorso: la specifica approvazione scritta ex art. 1341 c.c. non serve per contratti relativi a un singolo affare negoziato tra le parti. Inoltre, la clausola compromissoria è autonoma rispetto al contratto principale e sopravvive alla sua eventuale nullità. Vince il proprietario, confermando la competenza degli arbitri.
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Clausola Compromissoria: valida anche se cancellata dopo l’addio
Una società intenta un'azione di responsabilità contro un suo ex amministratore. L'amministratore sostiene che la causa debba essere decisa da arbitri, come previsto dalla clausola compromissoria dello statuto in vigore durante il suo mandato. La società, però, aveva cancellato tale clausola dopo la cessazione del suo incarico. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ex amministratore. Ha stabilito che la modifica dello statuto non può pregiudicarlo. La clausola compromissoria e l'azione di responsabilità restano legate al momento in cui esisteva il rapporto, rendendo la successiva cancellazione inefficace per i fatti passati. La competenza è quindi degli arbitri.
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Azione revocatoria: guida al fondo patrimoniale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'azione revocatoria esercitata contro la costituzione di un fondo patrimoniale. Il ricorrente sosteneva che la causa dovesse essere decisa da arbitri o dal tribunale delle imprese, ma la Corte ha chiarito che l'accertamento del credito ha natura incidentale rispetto alla tutela della garanzia patrimoniale. Viene ribadito che per esperire l'azione revocatoria non serve un credito certo e liquido, essendo sufficiente una semplice aspettativa di credito, anche se contestata in altre sedi.
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