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Art. 747 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 747 Codice Civile

Imposta di registro divisione ereditaria: donazioni contano o no?
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una decisione che riteneva corretta l'applicazione dell'imposta di registro all'1% su un atto di divisione ereditaria. Il punto centrale della controversia riguarda l'inclusione o meno delle donazioni ricevute in vita dal defunto (soggette a collazione) nella base imponibile per l'Imposta di registro divisione ereditaria. L'Agenzia sosteneva che solo i beni effettivamente lasciati dal defunto dovessero essere considerati. La Corte ha rilevato l'esistenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti su questa delicata questione e ha deciso di rimettere la causa all'udienza pubblica per una trattazione approfondita.
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Riunione fittizia: donazioni al cognato incluse nel calcolo
Una donna ha impugnato il testamento e le donazioni del padre defunto, lamentando la lesione della propria quota di legittima. Il padre aveva donato un immobile alla sorella e al cognato. I giudici di merito avevano escluso dal calcolo dell'eredità la quota donata al cognato, poiché l'azione contro di lui era inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la riunione fittizia è un'operazione puramente contabile. Pertanto, per calcolare la quota spettante ai legittimari, si devono sommare tutte le donazioni fatte in vita dal defunto, a prescindere dal fatto che tali donazioni siano poi concretamente riducibili o meno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Collazione per imputazione: stima alla morte, non alla divisione
Una complessa vicenda ereditaria vede contrapposti i coeredi per la divisione del patrimonio di una madre defunta. Quest'ultima aveva disposto dei beni per testamento, avvantaggiando una figlia, già beneficiaria di una donazione immobiliare. L'erede della figlia impugna la decisione d'appello contestando il calcolo della divisione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la collazione per imputazione dell'immobile donato deve avvenire stimando il bene al valore che aveva al momento dell'apertura della successione (morte della donante) e non al momento della divisione. Inoltre, la Corte chiarisce che le spese per la conservazione dei beni comuni, sostenute dopo la morte della testatrice, costituiscono debiti della comunione ereditaria e vanno tenute distinte dalle disposizioni testamentarie. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Collazione ereditaria: il rudere ricostruito vale come nuovo
I coeredi di una donna hanno contestato la donazione di un immobile, danneggiato dal terremoto del Belice, effettuata dalla madre a favore di una sola figlia. L'immobile era stato poi ricostruito con contributi statali. La Corte d'Appello aveva ridotto il valore del bene ai fini della successione, considerandolo un rudere e attribuendo i miglioramenti alla sola donataria. La Cassazione ha accolto il ricorso dei coeredi, stabilendo che i contributi statali per la ricostruzione sono legati alla proprietà. Di conseguenza, le migliorie finanziate dallo Stato rientrano nel valore del bene donato ai fini della collazione ereditaria e dell'azione di riduzione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Collazione per imputazione: interessi dovuti contro le disparità
La vicenda nasce dallo scioglimento della comunione ereditaria tra i figli di un uomo deceduto. Alcuni figli avevano ricevuto in vita donazioni immobiliari dal padre. Al momento di dividere l'eredità, si è proceduto tramite la collazione per imputazione: i donatari hanno trattenuto gli immobili, addebitandone il valore sulla propria quota. Sorge però il disaccordo sugli interessi legali di queste somme. La Corte d'Appello nega gli interessi, ritenendo sufficiente il prelievo compensativo di altri beni da parte degli eredi non donatari. La Cassazione ribalta la decisione. I giudici stabiliscono che gli interessi legali sulle somme soggette a collazione per imputazione decorrono obbligatoriamente dalla data di apertura della successione. Questo calcolo è indispensabile per garantire la parità di trattamento tra tutti i coeredi ed evitare ingiusti arricchimenti.
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