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Art. 74 d.P.R. 309/90 — Anno 2022

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Altri anni per Art. 74 d.P.R. 309/90

Diritto di difesa: la mancata notifica annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due soggetti condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il Primo Imputato ha lamentato la mancata comunicazione del rinvio dell'udienza e un errato calcolo delle attenuanti. La Corte ha rigettato il suo ricorso poiché il deposito delle conclusioni scritte ha sanato la nullità, garantendo il suo Diritto di difesa. Al contrario, il Secondo Imputato non ha ricevuto alcuna notifica del rinvio dell'udienza e non ha potuto presentare alcuna memoria. La Corte ha accolto il ricorso di quest'ultimo, annullando la sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Napoli per violazione del contraddittorio.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: basta un ruolo breve
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa contestava la competenza territoriale del Tribunale di Catanzaro a favore di quello di Milano e sosteneva che un'osservazione di soli otto giorni non potesse dimostrare la partecipazione stabile al sodalizio. I giudici hanno respinto entrambi i motivi. Hanno stabilito che la competenza spetta al luogo in cui l'associazione ha la sua base decisionale e operativa. Inoltre, hanno chiarito che anche una condotta di breve durata può dimostrare l'inserimento nel gruppo criminale, se supportata da elementi come l'uso di comunicazioni criptate riservate ai soli soci, che provano un legame solido e preesistente. L'indagato perde il ricorso e resta in custodia.
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Gravi indizi di colpevolezza: l’alibi non salva dagli arresti
Il Tribunale di Trento confermava gli arresti domiciliari per un indagato accusato di associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, sostenendo un errore di persona per uno degli episodi di spaccio e contestando la mancanza di prove video dirette per un altro incontro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nei reati associativi, non è necessario provare ogni singolo reato-fine per confermare la partecipazione all'associazione. Inoltre, la valutazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza spetta esclusivamente ai giudici di merito, purché sia motivata in modo logico e coerente, precludendo alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti. Di conseguenza, l'indagato rimane agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali.
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Traffico di stupefacenti: vertice del gruppo resta in carcere
Un indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, contestando l'esistenza di un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti e il proprio ruolo di vertice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esistenza del gruppo criminale può essere dimostrata tramite comportamenti concreti (facta concludentia), come la divisione dei ruoli, la gestione di una cassa comune e la fornitura costante di droga ai venditori. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni hanno confermato la posizione di comando dell'indagato, che gestiva i proventi e coordinava lo spaccio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la misura cautelare in carcere e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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