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Art. 737 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 737 Codice di Procedura Civile

Detenzione Inumana: Risarcimento anche dopo il passaggio ai domiciliari
Un ex detenuto, trasferito dal carcere agli arresti domiciliari, ha chiesto un indennizzo economico per le condizioni degradanti subite durante la detenzione in prigione. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, equiparando i domiciliari al carcere. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: la detenzione in carcere e gli arresti domiciliari sono misure diverse. La cessazione della detenzione in carcere fa scattare il diritto di rivolgersi al giudice civile per ottenere il risarcimento per detenzione inumana. Di conseguenza, il Tribunale dovrà riesaminare il caso. La Corte ha quindi affermato la competenza del giudice civile e non del magistrato di sorveglianza.
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Responsabilità avvocato: risarcimento per negligenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un legale per negligenza professionale. A causa della sua inerzia, erano stati respinti cinque ricorsi per equa riparazione da irragionevole durata del processo. La sentenza stabilisce che la responsabilità dell'avvocato sorge quando la sua omissione priva il cliente della probabilità di un esito favorevole. Il danno viene liquidato sulla base di un giudizio prognostico, valutando cosa il cliente avrebbe ragionevolmente ottenuto senza l'errore del professionista.
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Ricusazione giudici: quando la richiesta è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un'istanza di ricusazione giudici presentata da una società agricola. La società sosteneva la mancanza di imparzialità di tre magistrati, poiché avevano già deciso su ricorsi connessi alla stessa vicenda immobiliare. La Corte ha chiarito che decidere su cause diverse, seppur collegate, non costituisce motivo di ricusazione, e che l'inimicizia grave non può essere desunta dal contenuto di precedenti provvedimenti sfavorevoli. L'istanza è stata respinta con condanna a una sanzione pecuniaria.
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Risarcimento danni lite temeraria: quando è inammissibile
Un professionista, sospeso per un anno, ottiene in appello una riduzione della sanzione a sei mesi, ma solo dopo averla già scontata per intero. La sua successiva e separata azione legale per ottenere il risarcimento del danno per i sei mesi di sospensione ingiusta viene però dichiarata inammissibile. La Corte di Cassazione chiarisce che la domanda per risarcimento danni lite temeraria (o per esecuzione illegittima di un provvedimento poi riformato) deve essere obbligatoriamente proposta all'interno dello stesso procedimento in cui si è verificato il presunto danno, e non con un'azione autonoma, pena l'inammissibilità rilevabile d'ufficio.
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Impugnazione tardiva: l’errore che costa il ricorso
Un ex detenuto ha chiesto un risarcimento per condizioni di detenzione inumane. Dopo il rigetto della sua richiesta, ha presentato un tipo di appello errato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il successivo ricorso corretto, considerandolo una impugnazione tardiva, poiché il termine per impugnare era già scaduto dal momento della notifica del primo appello errato.
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