LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/90

Pagina 6 di 6

Spaccio di lieve entità: no con criptovalute e chat
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in 'fatto di lieve entità'. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'acquisto di droga di elevata purezza tramite canali informatici, con pagamento in criptovaluta e comunicazioni criptate, rappresenta una modalità operativa talmente insidiosa e complessa da essere incompatibile con l'ipotesi dello spaccio di lieve entità.
Continua »
Importazione stupefacenti: quando il reato è grave?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per importazione stupefacenti. La Corte ha confermato che l'esistenza di una rete di spaccio organizzata esclude la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità, ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. Inoltre, ha ribadito che il delitto si considera consumato nel momento in cui la sostanza entra nel territorio nazionale e l'importatore ne assume la gestione, anche se il pacco viene intercettato prima della consegna finale.
Continua »
Ricorso inammissibile: motivi non dedotti in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi addotti, relativi alla qualificazione del reato e alla recidiva, non erano stati presentati nel precedente grado di giudizio. Tale decisione ha comportato per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, riaffermando il principio che le questioni legali devono essere sollevate tempestivamente nei gradi di merito.
Continua »
Detenzione abusiva di armi: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione abusiva di armi, ricettazione e detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici, in quanto si limitavano a riproporre questioni di fatto già valutate e respinte nei gradi di merito, senza individuare vizi logici o giuridici nella sentenza d'appello. La decisione ribadisce il principio secondo cui la Cassazione non può procedere a una nuova valutazione delle prove, ma solo verificare la correttezza giuridica e la coerenza logica della motivazione del giudice di merito.
Continua »