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Art. 723 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 723 Codice Civile

Rendiconto nella divisione immobiliare: spese e conguagli
Due comproprietari hanno avviato la divisione di un immobile. Nel corso della causa, il giudice ha condannato un comproprietario al pagamento di conguagli in favore dell'altro per le rate del mutuo e per gli investimenti effettuati. Il comproprietario soccombente ha proposto ricorso in Cassazione. Egli ha sostenuto che la condanna fosse illegittima poiché la controparte non aveva presentato una specifica domanda riconvenzionale di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rendiconto nella divisione immobiliare comprende già la richiesta di condanna al pagamento delle somme dovute. Chi chiede il conto esige anche il versamento del saldo finale. Il giudice può quindi condannare la parte ai conguagli senza violare le regole processuali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Divisione ereditaria: migliorie escluse dal rimborso
La controversia nasce dallo scioglimento di una complessa comunione tra più eredi, avente ad oggetto vari immobili. Uno dei condividenti ha impugnato il piano di divisione ereditaria contestando la stima dei beni, il calcolo delle somme dovute a titolo di rendiconto per il godimento degli immobili e il mancato rimborso delle spese per migliorie apportate a un fabbricato a lui assegnato. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso del coerede. I giudici hanno chiarito che il rimborso dei lavori non spetta quando l'immobile viene assegnato allo stesso autore delle opere sulla base di un valore stimato al netto delle migliorie, evitando così ingiustificati arricchimenti. La Suprema Corte ha confermato la correttezza dei conguagli e la liquidazione delle spese processuali.
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Ricorso per revocazione: errore di fatto o di diritto?
Il caso nasce dalla divisione di un immobile ereditario. Una comproprietaria aveva goduto in via esclusiva del bene. La Corte d'Appello aveva liquidato un indennizzo per l'occupazione, ma la Cassazione aveva ridotto tale somma, escludendo il risarcimento per il periodo di inerzia degli altri comproprietari. La ricorrente ha proposto un ricorso per revocazione, lamentando che la Cassazione avesse commesso un errore di fatto nell'inquadrare la vicenda e nell'applicare le norme sulla divisione condominiale anziché ereditaria. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: le contestazioni sull'interpretazione delle norme e dei motivi di ricorso costituiscono presunti errori di diritto e di valutazione, non meri errori di fatto o sviste materiali, unici elementi che possono giustificare la revocazione delle sentenze di legittimità.
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