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Art. 715 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 715 Codice di Procedura Penale

Estradizione e misure cautelari: libertà e spese del ricorso
Un cittadino straniero subisce gli arresti domiciliari nell'ambito di una procedura promossa da uno Stato estero. La Corte di appello respinge la richiesta difensiva di revoca o sostituzione della custodia. La difesa impugna il diniego davanti alla Corte di Cassazione, contestando la violazione dei criteri sul pericolo di fuga. Nel frattempo, i giudici di merito negano definitivamente la consegna all'estero e dispongono l'immediata liberazione dell'indagato. Di fronte al rilascio effettivo, il difensore rinuncia formalmente all'impugnazione. La Suprema Corte affronta il tema di estradizione e misure cautelari, dichiarando inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici escludono qualsiasi condanna al pagamento delle spese di giustizia o sanzioni pecuniarie per l'imputato.
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Pericolo di fuga nell’estradizione: no a misure automatiche
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul pericolo di fuga nell'estradizione passiva. La Corte d'Appello aveva applicato gli arresti domiciliari a un cittadino straniero, giustificando la misura unicamente con l'esistenza di una condanna penale da scontare all'estero. L'interessato viveva però regolarmente in Italia da molti anni e non aveva mai cercato di nascondersi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'uomo e ha cancellato il provvedimento cautelare. I giudici hanno stabilito che il rischio di fuga non scatta in automatico per il solo fatto che pende una condanna estera. I magistrati devono indicare fatti precisi e comportamenti allarmanti che dimostrino la reale volontà di scappare. La vicenda torna ora ai giudici di merito per una nuova e corretta valutazione.
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Ricorso estradizione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro l'ordinanza che negava la sostituzione della custodia in carcere. La Suprema Corte ha chiarito che nel contesto di un procedimento di estradizione, il ricorso contro le misure cautelari è consentito solo per violazione di legge e non per vizio di motivazione. Nel caso specifico, le censure del ricorrente, pur formalmente qualificate come violazione di legge, criticavano nel merito la valutazione del pericolo di fuga, una questione di fatto non sindacabile in quella sede.
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