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Art. 715 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 715 Codice di Procedura Penale

Pericolo di fuga nell’estradizione: sì ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità degli arresti domiciliari per un cittadino italiano destinatario di un mandato di arresto internazionale dall'Uruguay per traffico di stupefacenti. La Procura Generale aveva impugnato la misura, ritenendo necessario il carcere a causa della gravità del reato e del rischio di allontanamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il pericolo di fuga nell'estradizione deve fondarsi su elementi concreti e non su semplici presunzioni. Nel caso specifico, l'assenza di precedenti penali, il forte radicamento familiare e l'inquadramento del reato come spaccio singolo (e non associazione a delinquere) giustificano la misura meno afflittiva dei domiciliari, rispettando i principi di adeguatezza e proporzionalità.
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Riparazione per ingiusta detenzione: furto non esclude il diritto
Una donna, arrestata in Italia su richiesta della Moldavia per sequestro e rapina, viene poi rilasciata perché l'estradizione è negata. La sua richiesta di **riparazione per ingiusta detenzione** viene però respinta. Il motivo? Aver rubato il computer della vittima del sequestro, un comportamento ritenuto dai giudici una 'colpa grave' che giustificava il carcere. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio chiave: nei casi di estradizione, la 'colpa grave' non riguarda l'apparenza di colpevolezza per il reato contestato, ma solo ed esclusivamente la condotta che possa far sorgere un concreto pericolo di fuga. La causa torna quindi alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Consenso all’estradizione: niente riparazione per ingiusta detenzione
Un uomo, arrestato in Italia su richiesta di uno Stato estero, acconsente alla propria estradizione e viene detenuto. Successivamente, lo Stato richiedente ritira la domanda e l'uomo viene liberato. Egli chiede la riparazione per ingiusta detenzione, sostenendo che la pena estera era già prescritta. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. I giudici stabiliscono che, prestando il proprio consenso, l'uomo ha contribuito in modo decisivo alla sua detenzione. Inoltre, non ha fornito prove sufficienti a sostegno della sua tesi sulla prescrizione. Di conseguenza, non ha diritto ad alcun risarcimento.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro le misure cautelari del divieto di espatrio e dell'obbligo di firma. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché la Corte d'Appello aveva revocato le stesse misure dopo la presentazione del ricorso, rendendo inutile una pronuncia nel merito.
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