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Art. 712 Codice Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 712 Codice Penale

Ricettazione: dolo eventuale e reato depenalizzato non scagionano
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per ricettazione. La condanna era stata confermata in appello, ritenendo provata la ricettazione anche in presenza di "dolo eventuale" (accettazione del rischio che i beni fossero di provenienza illecita). La sentenza ha chiarito che la ricettazione sussiste anche se il reato da cui provengono i beni (reato presupposto), come l'appropriazione di cosa smarrita, è stato depenalizzato. Inoltre, la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata dichiarata inammissibile perché presentata tardivamente. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Auto a prezzo stracciato: scatta il reato di ricettazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per madre e figlio in relazione al reato di ricettazione di un'autovettura. La donna, priva di patente, aveva acquistato il veicolo all'estero pagando in contanti un importo notevolmente inferiore al valore di mercato e difforme dal contratto, mentre il figlio ne faceva uso quotidiano. I giudici hanno ritenuto inverosimili e contraddittorie le giustificazioni fornite dagli acquirenti sull'origine del bene. La Suprema Corte ha chiarito che il prezzo irrisorio e le spiegazioni inattendibili dimostrano la mala fede e l'accettazione del rischio della provenienza illecita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di prodotti contraffatti: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Imputata condannata per la ricettazione di prodotti contraffatti e per il commercio di merce con segni falsi. L'Imputata contestava la validità delle prove fotografiche sulla falsificazione, la sua consapevolezza della provenienza illecita dei beni e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la contraffazione era evidente, che l'Imputata era consapevole dell'illecito e che i suoi precedenti penali giustificavano il diniego del beneficio. La condanna è divenuta definitiva.
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Ricettazione: Ricorsi Inammissibili, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per **ricettazione** a carico di tre individui. Essi avevano impugnato la sentenza di appello, sostenendo vizi di motivazione e chiedendo la riqualificazione del reato in "incauto acquisto" o il riconoscimento di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che le censure fossero ripetitive e che i giudici precedenti avessero correttamente accertato la **ricettazione** e negato le attenuanti, data la gravità complessiva dell'episodio. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricettazione vs Incauto Acquisto: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Ricettazione di un individuo che aveva ricevuto beni di provenienza illecita. L'imputato aveva contestato la qualificazione del reato, sostenendo si trattasse di incauto acquisto. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che la mancata giustificazione del possesso dei beni e le modalità del fatto dimostrassero la piena consapevolezza della loro origine furtiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di parti d’auto: scusa vaga e condanna confermata
Un uomo è stato condannato per il reato di Ricettazione di parti d'auto dopo essere stato scoperto mentre montava componenti rubati sulla propria vettura. L'Imputato ha sostenuto di aver acquistato i ricambi da sconosciuti dei quali non ricordava le generalità, chiedendo la riqualificazione nel reato minore di incauto acquisto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'incapacità di fornire una giustificazione attendibile sulla provenienza della merce rivela la malafede o l'accettazione del rischio della sua origine illecita. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Condanna per Ricettazione: la Cassazione conferma l’inammissibilità
Un Uomo è stato condannato per il **reato di ricettazione** di un camper rubato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'Uomo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove, la mancata riqualificazione in incauto acquisto e il diniego di attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le motivazioni della Corte d'Appello logiche e basate sui fatti. Ha confermato la responsabilità dell'Uomo per il **reato di ricettazione** e la condanna, inclusa la provvisionale per la Parte Civile.
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Reato di riciclaggio auto: inammissibile la buona fede
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di riciclaggio legato alla compravendita e al trasferimento di un'autovettura di provenienza delittuosa. Il ricorrente sosteneva l'incompetenza del tribunale ligure, invocava la propria buona fede chiedendo la riqualificazione del fatto in acquisto incauto e contestava l'entità della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'eccezione territoriale è risultata tardiva e priva di fondamento, poiché l'ultima fase dell'azione criminosa si è consumata nel distretto competente. I giudici hanno respinto la tesi della buona fede, confermando la piena consapevolezza dell'origine illecita del veicolo. Il condannato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cellulare rubato: scatta il reato di ricettazione senza prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo sorpreso con un telefono cellulare rubato. L'imputato non ha fornito alcuna spiegazione credibile sulla provenienza del bene. I giudici hanno respinto la tesi difensiva volta a derubricare il fatto nella meno grave contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza. Il mancato chiarimento circa l'origine del possesso integra la consapevolezza dell'illiceità e configura a pieno titolo il reato di ricettazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Cassazione conferma condanne e limiti del concordato
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro imputati. Tre di loro avevano concordato una riduzione della pena in appello, rinunciando ad altri motivi di impugnazione. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, ribadendo che l'accordo preclude la possibilità di sollevare nuove questioni. Per il quarto imputato, condannato per `ricettazione`, la Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato la sua responsabilità, evidenziando la consapevolezza della provenienza illecita della merce. La Corte ha anche ribadito la distinzione tra `ricettazione` e `incauto acquisto`, sottolineando la presenza del dolo eventuale.
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Ricettazione Assegno Rubato: Trovato o Rubato? La Cassazione Decide
Un individuo è stato condannato per **ricettazione** di un assegno circolare di provenienza furtiva, sostenendo di averlo trovato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il possesso ingiustificato di un bene illecito, come un assegno rubato, configura il dolo di ricettazione. La Corte ha chiarito che trovare un oggetto con chiari segni di appartenenza altrui e non restituirlo costituisce furto, e la successiva circolazione integra la ricettazione. Sono stati respinti anche i motivi relativi all'astensione del giudice e al diniego delle attenuanti generiche.
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Ricettazione e armi: l’inammissibilità del ricorso penale in Cassazione
Un individuo è stato condannato per ricettazione di un motociclo rubato e porto abusivo di armi. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione giuridica dei fatti e il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I motivi presentati non erano specifici e non permettevano un'adeguata valutazione. La decisione ha confermato la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali, oltre a una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Mancata giustificazione del bene condanna il Lavoratore
Un Lavoratore è stato condannato per ricettazione, avendo acquistato un bene di provenienza furtiva. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'erronea applicazione della legge penale e l'illogicità della motivazione, chiedendo l'applicazione del reato di acquisto di cose di sospetta provenienza e la concessione della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la prova del dolo nella ricettazione può desumersi anche dalla mancata giustificazione plausibile della provenienza del bene da parte dell'imputato.
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Ricettazione assegno non trasferibile: l’intenzione prevale sull’errore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per ricettazione e truffa. L'imputata aveva ricevuto un assegno non trasferibile, lo aveva intestato a sé stessa e incassato. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, configurando semmai un incauto acquisto. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, ribadendo che l'azione di alterare e incassare un assegno non trasferibile dimostra pienamente il dolo necessario per la ricettazione assegno non trasferibile, distinguendola dall'incauto acquisto che è un reato colposo. L'imputata è stata condannata alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione e refurtiva in auto: condanna confermata
Le forze dell'ordine hanno trovato una consistente refurtiva nascosta sotto il cruscotto dell'automobile dell'imputato. L'uomo ha sostenuto di ignorare la presenza dei beni rubati, chiedendo di derubricare l'accusa a incauto acquisto. I giudici di merito hanno invece confermato la condanna per il reato di ricettazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende. I giudici hanno chiarito che l'occultamento accurato della merce e la mancata spiegazione plausibile della provenienza provano la piena consapevolezza dell'origine illecita.
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Reato di ricettazione: cellulare rubato senza alibi lecito
Un soggetto deteneva un telefono cellulare provento di un precedente furto, accertato tramite tabulati telefonici e denunce. La difesa ha chiesto di derubricare l'accusa nel meno grave reato di incauto acquisto. I giudici hanno invece confermato la condanna per il reato di ricettazione perché l'imputato non ha fornito alcuna giustificazione credibile sulla provenienza lecita del dispositivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'uomo alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di cellulare rubato: possesso e mancata prova
I giudici hanno confermato la condanna di un imputato sorpreso in possesso di uno smartphone di provenienza furtiva. L'uomo non ha fornito alcuna spiegazione credibile sulla provenienza lecita del dispositivo, chiedendo poi la derubricazione del fatto in acquisto di cose di sospetta provenienza e la concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'interessato. I giudici supremi hanno ribadito che la detenzione di refurtiva senza una valida giustificazione configura pienamente la ricettazione di cellulare rubato, escludendo l'acquisto incauto. Inoltre, la mancata dimostrazione di elementi positivi di condotta impedisce la concessione di sconti di pena. Il ricorrente deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: auto truffata e finta buona fede
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto che ha acquistato un veicolo provento di truffa. I complici avevano convinto una persona vulnerabile e priva di patente a comprare un'auto per poi cederla subito all'imputato, il quale l'ha intestata fittiziamente alla propria convivente senza versare il prezzo pattuito. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva della buona fede e la richiesta di derubricare il fatto in incauto acquisto. I giudici hanno evidenziato la piena consapevolezza della provenienza illecita del bene, desunta dalla presenza dell'acquirente al ritiro del mezzo, dai suoi stretti legami con l'autore della truffa e dall'anomalo passaggio di proprietà. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Reato di ricettazione: condanna annullata senza prove motivate
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna pronunciata a carico di un imputato per il reato di ricettazione di un dispositivo elettronico. La Corte d'Appello aveva confermato la penale responsabilità del soggetto senza tuttavia fornire alcuna spiegazione logica o giuridica a sostegno del verdetto, ignorando i motivi di impugnazione sollevati dalla difesa. Il difensore aveva infatti richiesto l'assoluzione, la riqualificazione della condotta nel reato meno grave di incauto acquisto o il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno rilevato la totale assenza di motivazione da parte dei giudici territoriali, statuendo che ogni provvedimento penale necessita di argomentazioni puntuali e idonee. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto la celebrazione di un nuovo processo davanti a una diversa sezione della Corte d'Appello.
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Merce falsa e nessuna prova: scatta il reato di ricettazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una commerciante per il reato di ricettazione, scaturito dalla detenzione di merce contraffatta. L'imputata non aveva fornito alcuna documentazione idonea a giustificare la provenienza lecita dei prodotti. La difesa contestava l'utilizzabilità delle dichiarazioni rese dagli esperti delle aziende titolari dei marchi e chiedeva la riqualificazione nel meno grave illecito di incauto acquisto. I giudici di legittimità hanno respinto tali doglianze. La Suprema Corte ha chiarito che i periti di settore possono legittimamente testimoniare sulle contraffazioni riscontrate. Inoltre, l'assenza di fatture o scontrini d'acquisto, unita alla consapevolezza che certi marchi vengono distribuiti solo tramite reti autorizzate, prova la piena sussistenza del dolo eventuale.
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