LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 712 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 7 di 7

Altri anni per Art. 712 Codice Penale

Ricettazione di assegno bancario: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per concorso in ricettazione di assegno bancario di provenienza furtiva. Il primo ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma la Suprema Corte ha chiarito che tale richiesta non può essere presentata per la prima volta in sede di legittimità se non formulata nel giudizio di appello. Il secondo ricorrente contestava la sussistenza del dolo, ma i giudici hanno ribadito che chi riceve un assegno in bianco fuori dai canali ordinari è pienamente consapevole della sua provenienza illecita, configurando almeno il dolo eventuale. Di conseguenza, entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricettazione di carburante: il prezzo stracciato costa la condanna
Quattro automobilisti sono stati condannati per il reato di ricettazione di carburante per aver fatto rifornimento presso un distributore abusivo. Gli imputati chiedevano la riqualificazione del fatto nel più lieve reato di incauto acquisto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che l'acquisto di carburante in un'area privata recintata, videosorvegliata, priva di insegne e a prezzi stracciati dimostra la piena consapevolezza della provenienza illecita del bene. Chi compra in queste condizioni non è semplicemente negligente, ma accetta consapevolmente il rischio dell'illecito, configurando così il delitto di ricettazione.
Continua »
Ricettazione di assegni rubati: la finta ignoranza non salva
Un cittadino è stato condannato per il reato di ricettazione di assegni rubati dopo essere stato trovato in possesso di titoli di credito di provenienza furtiva. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove sulla sua malafede e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi riceve assegni fuori dai canali ordinari è consapevole della loro origine illecita. Inoltre, l'omessa o falsa giustificazione sul possesso dei beni rubati dimostra il dolo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato di ricettazione: la Cassazione nega l’incauto acquisto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'uomo aveva acquistato un motore di provenienza illecita e chiedeva la riqualificazione del fatto in incauto acquisto, oltre alla concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno stabilito che la difesa non ha contestato in modo specifico le decisioni precedenti e non ha fornito informazioni sulla provenienza del motore. Questo silenzio ha impedito di verificare la diligenza dell'acquirente, elemento necessario per derubricare il reato. Di conseguenza, la condanna stata confermata e il ricorrente stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricettazione e incauto acquisto: il gioiello costa la condanna
L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione di un gioiello, ha proposto ricorso per Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in incauto acquisto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità, in quanto la difesa si è limitata a richiamare un precedente giurisprudenziale senza confrontarsi con le dettagliate motivazioni della Corte d'Appello, che aveva espressamente escluso la derubricazione sulla base delle prove raccolte. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende. La decisione conferma il confine tra ricettazione e incauto acquisto.
Continua »
Ricettazione di assegno: la garanzia che costa la condanna
Il Gestore di un centro scommesse ha accettato come garanzia per un debito di gioco un assegno intestato a un terzo, rivelatosi poi di provenienza illecita. Successivamente, ha girato il titolo a un creditore. Accusato del reato di ricettazione di assegno, l'uomo ha sostenuto di non conoscere la provenienza furtiva del titolo e ha chiesto la riqualificazione del fatto in incauto acquisto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che ricevere un assegno al di fuori delle normali regole di circolazione, senza fornire una spiegazione attendibile, dimostra la consapevolezza dell'illecita provenienza del bene. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: condanna sì, ma silenzio no
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di un telefono cellulare di provenienza illecita, privo di garanzia e con codice IMEI tracciabile. La difesa ha sostenuto l'ipotesi di incauto acquisto per colpa, ma i giudici hanno confermato la responsabilità penale per ricettazione attenuata. Tuttavia, la Corte d'Appello ha negato la sospensione condizionale della pena senza fornire alcuna motivazione, nonostante la specifica richiesta della difesa. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di motivare il mancato esercizio del potere di concedere la sospensione condizionale della pena se richiesto. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio, mentre la condanna per ricettazione è diventata definitiva.
Continua »
Reato di ricettazione: quando il silenzio costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione per aver posseduto un bene di provenienza illecita senza fornire una spiegazione attendibile sulla sua origine. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in incauto acquisto e l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la consapevolezza della provenienza illecita può essere desunta dalla mancata o inattendibile giustificazione del possesso. Inoltre, il reato di ricettazione è configurabile anche a titolo di dolo eventuale, quando l'agente accetta il rischio della provenienza delittuosa del bene. Di conseguenza, l'Imputato perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Motivazione rafforzata: la Cassazione tutela la vittima del furto
Il Tribunale condannava l'imputato per riciclaggio per aver alterato il telaio di un mezzo rubato. La Corte d'appello riqualificava il fatto in incauto acquisto, dichiarando la prescrizione e revocando i risarcimenti civili. La vittima ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice d'appello, per ribaltare una condanna, deve adottare una motivazione rafforzata. La Corte d'appello ha invece ignorato le prove decisive e si è basata solo sulle dichiarazioni dell'imputato. La sentenza viene annullata con rinvio al giudice civile per il risarcimento dei danni.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo salta se i motivi sono nuovi
L'Imputato, condannato in primo grado per ricettazione di un'autovettura, proponeva appello chiedendo la riqualificazione del reato. Successivamente, presentava motivi nuovi chiedendo la continuazione con precedenti condanne e proponeva un concordato in appello, accettato dal Procuratore generale. La Corte d'Appello rigettava l'impugnazione. La Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che i motivi nuovi sono inammissibili se introducono questioni del tutto autonome (come la continuazione con condanne già definitive prima della scadenza dei termini d'appello) rispetto ai motivi originari. Di conseguenza, il concordato in appello basato su tali motivi inammissibili non poteva trovare accoglimento. Il ricorso dell'Imputato è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Dolo di ricettazione: condanna definitiva per assegni rubati
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione dopo essere stato trovato in possesso di alcuni assegni bancari di provenienza furtiva, acquisiti al di fuori dei normali canali di circolazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il dolo di ricettazione si configura quando il soggetto non fornisce una spiegazione attendibile sull'origine dei beni. Chi riceve assegni violando le regole di circolazione ordinaria è necessariamente consapevole della loro provenienza illecita. L'imputato non deve dimostrare l'innocenza, ma ha l'onere di allegare elementi credibili che giustifichino il possesso. Non avendolo fatto, scatta la responsabilità penale per aver accettato il rischio dell'illecito.
Continua »