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Art. 7 l. n. 212 del 2000

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Pagamento imposta di registro: la colpa del notaio
Una società che aveva effettuato il pagamento dell'imposta di registro nelle mani del notaio rogante si è vista richiedere nuovamente il versamento dall'Agenzia delle Entrate, poiché il professionista non aveva riversato le somme. La Corte di Cassazione ha confermato che il contribuente rimane obbligato in solido con il notaio. Il pagamento imposta di registro al professionista non ha effetto liberatorio nei confronti dell'Erario, il quale può legittimamente pretendere il tributo dalla parte, la quale potrà poi rivalersi sul notaio inadempiente.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a presunte fatture inesistenti. I contribuenti, durante il giudizio, avevano presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della L. 130/2022, versando gli importi dovuti. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge, la Corte ha confermato il perfezionamento della procedura e la conseguente estinzione del giudizio.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei contribuenti. La decisione è scaturita dall'adesione di un coobbligato a una definizione agevolata (c.d. rottamazione-quater), interpretata dalla Corte come una manifestazione inequivocabile della mancanza di interesse a proseguire il giudizio. La sentenza chiarisce che la rinuncia al ricorso è un atto unilaterale che non necessita dell'accettazione della controparte per essere efficace e che, in questi casi, non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato.
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Accertamento per relationem: i limiti dell’obbligo
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte dirette e IVA relative all'anno 2006. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento, chiarendo che in un accertamento per relationem non è necessario allegare atti già noti al contribuente, come un verbale di constatazione da lui firmato. La Corte ha inoltre validato l'uso di presunzioni gravi, precise e concordanti, come i valori OMI e i mutui di importo superiore al prezzo dichiarato, per ricostruire i ricavi non dichiarati. La sentenza è stata cassata con rinvio solo per la parte relativa alle sanzioni, in quanto il giudice di secondo grado aveva omesso di pronunciarsi su quel specifico motivo.
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Onere della prova contribuente: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21526/2025, ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni, confermando che l'onere della prova riguardo l'inerenza e l'esistenza dei costi deducibili spetta interamente al contribuente. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato maggiori ricavi basandosi su dati OMI e dichiarazioni degli acquirenti, e la non deducibilità di costi per fatture con luogo di destinazione della merce incongruente. La Corte ha ritenuto legittimo l'accertamento, sottolineando che non è sufficiente la mera contabilizzazione di un costo per provarne la deducibilità. Il ricorso è stato accolto solo in relazione alla mancata pronuncia del giudice di merito sull'entità delle sanzioni, con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Onere della prova costi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società edile contro un avviso di accertamento per costi indeducibili. La Corte ha ribadito che, a fronte di un quadro presuntivo fornito dall'Agenzia delle Entrate sull'inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente l'onere della prova circa l'effettiva esistenza e inerenza dei costi. È stata inoltre respinta la doglianza sulla mancata allegazione del verbale di constatazione all'avviso, ritenuto sufficientemente motivato in quanto l'atto era già noto al contribuente. Infine, è stata dichiarata inammissibile la questione della doppia imposizione perché sollevata per la prima volta in appello.
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Avviso di accertamento ICI: termini e motivazione
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI per un'area fabbricabile, lamentando la decadenza del potere di accertamento e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena applicabilità del termine di decadenza quinquennale per l'annualità 2006 e la legittimità della motivazione tramite riferimento a delibere comunali pubbliche, senza necessità di allegazione. Ha inoltre escluso un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo per i tributi non armonizzati come l'ICI.
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Responsabilità rappresentante indiretto: la Cassazione
Con la sentenza n. 34580 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. V, ha ribadito la piena responsabilità del rappresentante indiretto per maggiori dazi e sanzioni doganali. Il caso riguardava un'errata classificazione di merce importata, soggetta a dazio antidumping. La Corte ha stabilito che la presentazione della dichiarazione doganale fonda la responsabilità solidale del rappresentante, a prescindere dalla sua effettiva conoscenza dell'irregolarità, sottolineando un preciso dovere di diligenza e controllo.
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